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Secolo XXI: Il secolo dell'Asia?
Padre Giancarlo Politi, PIME
Nel gennaio 1995 Giovanni Paolo II da
Manila proclamava "...nel terzo millennio si potrà
sperare di raccogliere una grande messe di fede in questo
continente così vasto e vivo", l'Asia. E'
un'affermazione che ha allarmato frange oltranziste di
religioni diverse soprattutto in occasione del suo viaggio in
India nel novembre scorso, ma allo stesso tempo ha indicato il
cammino da percorrere alle chiese d'Asia.
Con
una delle sue abituali, sorprendenti intuizioni, Giovanni
Paolo II affermava non molto tempo fa che “come nel primo
millennio la Croce fu piantata sul suolo europeo, nel secondo
millennio su quello americano e africano, nel terzo millennio
si potrà sperare di raccogliere una grande messe di fede in
questo continente così vasto e vivo”, che è l’Asia.
Il Papa parlava a Manila, nel gennaio 1995, dinanzi ai vescovi
membri della Federazione delle Conferenze episcopali d’Asia.
Quasi cinque anni dopo, la stessa speranza ha voluto fosse
inclusa nell’esortazione apostolica “Ecclesia in Asia”,
il documento da lui firmato a New Delhi il 6 novembre 1999, a
conclusione del Sinodo speciale dei Vescovi per l’Asia.
Queste parole del Papa hanno allarmato non poco frange
oltranziste di alcune religioni, facendo temere per il viaggio
papale in India. Gli allarmismi si sono in realtà dimostrati
falsi, e l’India ha accolto con il consueto calore il
Vescovo di Roma. Tuttavia, le tensioni verso i cristiani
permangono, non soltanto nel sub-continente.
Una speranza ben fondata...
Prevedere lo svolgimento di un intero
millennio è davvero impresa ardua: non è facile essere
profeti fino a quel punto. Le speranze espresse da Giovanni
Paolo II, tuttavia, si appoggiano su solide premesse. Il Papa
lo ricorda: il movimento cristiano è nato in terra asiatica,
Gesù vi è nato. Ma dopo il breve, fecondo periodo degli
inizi il movimento missionario cristiano s’è rivolto
costantemente verso ovest, pervadendo la cultura e il vivere
civile, soppiantando le religioni locali, facendo fiorire
innumerevoli iniziative e correnti di pensiero. Personalità
splendide ne hanno costellato e condotto il cammino.
Attraversando anche momenti difficili, commettendo e
correggendo errori.
L’Asia - al di là dei deserti mediorientali - è rimasta
invece prevalentemente al di fuori della scena cristiana, con sporadiche, effimere eccezioni: nel
600-700, con una migrazione cristiana nel Regno di mezzo, un'apparizione fugace di francescani che
nell'undicesimo secolo raggiungono Pechino, rovine lasciate di
una chiesa dedicata a Santa Maria sulle coste dell'odierna
Aceh, a Sumatra. Tanti piccoli rivoli, subito affogati e
dispersi nelle immense ondate di umanità nelle terre a est.
Nel 1500, il cristianesimo riparte da Roma per la lontana
Asia. Viaggi avventurosi, peripezie massacranti, un gran
numero di martiri ne segnano il cammino. Ma è l'Ottocento a
fare la differenza. Prima lentamente, poi con maggiore
decisione la Chiesa si impianta a Oriente. Sono uomini di
grande intelligenza e generosità coloro che trasformano la
Chiesa, là clandestina e straniera, in un corpo locale a
pieno diritto, divenendo il seme che fa moltiplicare diocesi e
istituzioni. Dopo due secoli di duro lavoro, e di sangue
versato copiosamente dai cristiani, all'alba del terzo
millennio la Chiesa in Asia è presente ovunque, anche in quei
luoghi dove mai aveva in precedenza abitato (come in Mongolia,
dove la presenza stabile dei missionari risale a soltanto una
decina di anni fa), o da dove è stata cacciata in malo modo
(come dagl'immensi territori dell'Asia centrale), o è stata
lungamente perseguitata (come nei numerosi Paesi nei quali
governa il comunismo reale). La Chiesa sta quindi assolvendo
al primo compito assegnatole dal suo Signore, essere cioè tra
gli uomini "segno" visibile che indica che Dio ama e
cerca gli uomini e le donne del nostro tempo. Non è cosa da
poco essere "sacramento" di amore in mezzo a
situazioni di violenza e senza speranza. Non è indifferente
per la storia del mondo che ci siano gruppi di uomini e donne
che difendono il segreto significato della vita umana:
preziosa agli occhi di un Dio che batte ogni sentiero per
raggiungere il cuore di ogni uomo e di ogni donna. Sono questi
i segni che fanno nutrire al Papa la speranza che l'Asia
incontri il mistero del Figlio di Dio e vi si consegni. E il
fatto che le stesse Chiese d'Asia sono oggi protagoniste della
missione, sul territorio loro proprio o all'estero. ...ma non
senza difficoltà
Ma dove stanno le difficoltà, gli ostacoli,
le sfide al cammino del Vangelo? Sarà un viaggio facile e ad
alta velocità? Credo proprio di no. Difficoltà, ostacoli e
sfide dovranno essere identificate con chiarezza e realismo,
ma anche con grande serenità. È il vangelo che apre il
cammino sulle strade degli uomini, non viceversa. In passato,
e a lungo, i discepoli del Signore hanno creduto di doversi
"scontrare" con la religione e la fede degli altri,
piuttosto che incontrarle. Si è così accumulata un'atmosfera
di sfiducia reciproca, di concorrenza e di diffidenza. Se da
parte delle Chiese cristiane il clima è sostanzialmente
mutato, il sospetto nei confronti dei cristiani non è sparito
dal cuore di indù, musulmani e buddhisti. Molte dichiarazioni
ostili che di tanto in tanto appaiono nei media e i tanti
incidenti di intolleranza nei confronti dei cristiani
provengono da atteggiamenti di questo tipo: basti pensare ai
massacri di cristiani avvenuti a Timor Est o nelle Molucche, o
ai religiosi assassinati in India.
L'Asia, patria delle grandi religioni L'Asia
- che è oggi casa per 3,5 miliardi di donne e uomini - ha
prodotto nel corso dei secoli profonde e autentiche esperienze
religiose. Induismo, buddhismo, islam sono nati qui. Ai
confini con l'Occidente, ma dalla parte asiatica, è nata e
s'è sviluppata l'esperienza religiosa ebraica, dalla quale ha
avuto origine l'esperienza di Gesù. Dal genio religioso degli
uomini di queste terre sono scaturiti tutti i libri sacri
dell'umanità, compreso il Nuovo Testa- mento. Non è
possibile che tutto ciò sia capitato solo per caso, che tutto
questo non abbia un significato più profondo. Alcuni mesi fa,
un sacerdote arabo mi diceva: "Il vasto mondo
arabo-musulmano è un mondo amato da Dio, di un amore unico,
che vuole la sua salvezza. Ed è alle comunità cristiane
disseminate in mezzo ad esso che Dio affida questa porzione di
umanità perché esse vi rappresentino un segno del suo amore
misericordioso. Questo mondo ci è dato in eredità e noi ne
siamo responsabili davanti a Dio e davanti agli uomini."
Abuna Rafiq Khoury si riferiva evidentemente all'islam, ma la
sua intuizione può e deve estendersi al resto delle
esperienze umane sul pianeta. Che cosa significherà avere
rispetto, entrare in dialogo, incontrare autenticamente gli
uomini del nostro tempo senza venir meno all'esigenza di
essere testimoni del Signore Gesù? Che cosa vorrà dire
incontrare le culture, parlare la lingua degli uomini per
"dire" quel Dio che ci ha incontrati? Non lo
sappiamo molto bene, il cammino è appena iniziato: ma è
irreversibile, è un'esperienza che continuerà con decisione,
nei passi e nella fede delle donne e degli uomini d'Asia, che
sapranno "dire Dio" ai propri fratelli. Sarà
appassionante prender parte al cammino, da fratelli che
vorranno semplicemente condividere la gioia di essere
testimoni.
Il cuore dei battezzati fonte della
speranza cristiana
Non sarà facile far cadere il clima di
sospetto e di concorrenza, ma è essenziale, pena lo
scomparire dell'autenticità nostra. I cristiani non hanno
nulla da difendere, se non la speranza che portano nel cuore.
Solo la vita dirà se ci riusciranno. Ma è un linguaggio che
bisogna imparare a parlare soprattutto nei Paesi a regime o a
maggioranza islamica. È un linguaggio che i cristiani parlano
da molto tempo dentro i confini della Cina popolare e in
Vietnam, dove l'attentato alla vita ecclesiale è costante.
Non è estraneo alle Chiese in India, in Pakistan o a Mindanao.
Bisognerà trovare modi per superare l'impasse costituitasi,
ad esempio, in Cina, dove da cinquant'anni il regime pretende
di eliminare il senso religioso attraverso politiche di
capillare controllo di tutte le religioni riconosciute, e
quindi della Chiesa. È del 6 gennaio scorso l'ordinazione,
avvenuta a Pechino, di cinque nuovi vescovi senza ottenere il
previo consenso del Papa. Il regime insiste nel proporsi
(senza possibilità di scelta alternativa!) come criterio
decisivo anche nello scegliere i vescovi, trovando sempre
deboli figure consenzienti. Tutti i regimi passano, è solo
questione di tempo. La speranza cristiana dell'Asia risiede
decisamente nel cuore dei battezzati di quei Paesi, che lo
Spirito del Signore "ha svegliato" e ha associato
alla missione del Figlio di Dio.
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