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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Secolo XXI: Il secolo dell'Asia?

Padre Giancarlo Politi, PIME

Nel gennaio 1995 Giovanni Paolo II da Manila proclamava "...nel terzo millennio si potrà sperare di raccogliere una grande messe di fede in questo continente così vasto e vivo", l'Asia. E' un'affermazione che ha allarmato frange oltranziste di religioni diverse soprattutto in occasione del suo viaggio in India nel novembre scorso, ma allo stesso tempo ha indicato il cammino da percorrere alle chiese d'Asia.

Con una delle sue abituali, sorprendenti intuizioni, Giovanni Paolo II affermava non molto tempo fa che “come nel primo millennio la Croce fu piantata sul suolo europeo, nel secondo millennio su quello americano e africano, nel terzo millennio si potrà sperare di raccogliere una grande messe di fede in questo continente così vasto e vivo”, che è l’Asia.
Il Papa parlava a Manila, nel gennaio 1995, dinanzi ai vescovi membri della Federazione delle Conferenze episcopali d’Asia.
Quasi cinque anni dopo, la stessa speranza ha voluto fosse inclusa nell’esortazione apostolica “Ecclesia in Asia”, il documento da lui firmato a New Delhi il 6 novembre 1999, a conclusione del Sinodo speciale dei Vescovi per l’Asia.
Queste parole del Papa hanno allarmato non poco frange oltranziste di alcune religioni, facendo temere per il viaggio papale in India. Gli allarmismi si sono in realtà dimostrati falsi, e l’India ha accolto con il consueto calore il Vescovo di Roma. Tuttavia, le tensioni verso i cristiani permangono, non soltanto nel sub-continente.

 

Una speranza ben fondata...

Prevedere lo svolgimento di un intero millennio è davvero impresa ardua: non è facile essere profeti fino a quel punto. Le speranze espresse da Giovanni Paolo II, tuttavia, si appoggiano su solide premesse. Il Papa lo ricorda: il movimento cristiano è nato in terra asiatica, Gesù vi è nato. Ma dopo il breve, fecondo periodo degli inizi il movimento missionario cristiano s’è rivolto costantemente verso ovest, pervadendo la cultura e il vivere civile, soppiantando le religioni locali, facendo fiorire innumerevoli iniziative e correnti di pensiero. Personalità splendide ne hanno costellato e condotto il cammino. Attraversando anche momenti difficili, commettendo e correggendo errori.
L’Asia - al di là dei deserti mediorientali - è rimasta invece prevalentemente al di fuori della scena cristiana, con sporadiche, effimere eccezioni: nel 600-700, con una migrazione cristiana  nel Regno di mezzo, un'apparizione fugace di francescani che nell'undicesimo secolo raggiungono Pechino, rovine lasciate di una chiesa dedicata a Santa Maria sulle coste dell'odierna Aceh, a Sumatra. Tanti piccoli rivoli, subito affogati e dispersi nelle immense ondate di umanità nelle terre a est. Nel 1500, il cristianesimo riparte da Roma per la lontana Asia. Viaggi avventurosi, peripezie massacranti, un gran numero di martiri ne segnano il cammino. Ma è l'Ottocento a fare la differenza. Prima lentamente, poi con maggiore decisione la Chiesa si impianta a Oriente. Sono uomini di grande intelligenza e generosità coloro che trasformano la Chiesa, là clandestina e straniera, in un corpo locale a pieno diritto, divenendo il seme che fa moltiplicare diocesi e istituzioni. Dopo due secoli di duro lavoro, e di sangue versato copiosamente dai cristiani, all'alba del terzo millennio la Chiesa in Asia è presente ovunque, anche in quei luoghi dove mai aveva in precedenza abitato (come in Mongolia, dove la presenza stabile dei missionari risale a soltanto una decina di anni fa), o da dove è stata cacciata in malo modo (come dagl'immensi territori dell'Asia centrale), o è stata lungamente perseguitata (come nei numerosi Paesi nei quali governa il comunismo reale). La Chiesa sta quindi assolvendo al primo compito assegnatole dal suo Signore, essere cioè tra gli uomini "segno" visibile che indica che Dio ama e cerca gli uomini e le donne del nostro tempo. Non è cosa da poco essere "sacramento" di amore in mezzo a situazioni di violenza e senza speranza. Non è indifferente per la storia del mondo che ci siano gruppi di uomini e donne che difendono il segreto significato della vita umana: preziosa agli occhi di un Dio che batte ogni sentiero per raggiungere il cuore di ogni uomo e di ogni donna. Sono questi i segni che fanno nutrire al Papa la speranza che l'Asia incontri il mistero del Figlio di Dio e vi si consegni. E il fatto che le stesse Chiese d'Asia sono oggi protagoniste della missione, sul territorio loro proprio o all'estero. ...ma non senza difficoltà

Ma dove stanno le difficoltà, gli ostacoli, le sfide al cammino del Vangelo? Sarà un viaggio facile e ad alta velocità? Credo proprio di no. Difficoltà, ostacoli e sfide dovranno essere identificate con chiarezza e realismo, ma anche con grande serenità. È il vangelo che apre il cammino sulle strade degli uomini, non viceversa. In passato, e a lungo, i discepoli del Signore hanno creduto di doversi "scontrare" con la religione e la fede degli altri, piuttosto che incontrarle. Si è così accumulata un'atmosfera di sfiducia reciproca, di concorrenza e di diffidenza. Se da parte delle Chiese cristiane il clima è sostanzialmente mutato, il sospetto nei confronti dei cristiani non è sparito dal cuore di indù, musulmani e buddhisti. Molte dichiarazioni ostili che di tanto in tanto appaiono nei media e i tanti incidenti di intolleranza nei confronti dei cristiani provengono da atteggiamenti di questo tipo: basti pensare ai massacri di cristiani avvenuti a Timor Est o nelle Molucche, o ai religiosi assassinati in India.

L'Asia, patria delle grandi religioni L'Asia - che è oggi casa per 3,5 miliardi di donne e uomini - ha prodotto nel corso dei secoli profonde e autentiche esperienze religiose. Induismo, buddhismo, islam sono nati qui. Ai confini con l'Occidente, ma dalla parte asiatica, è nata e s'è sviluppata l'esperienza religiosa ebraica, dalla quale ha avuto origine l'esperienza di Gesù. Dal genio religioso degli uomini di queste terre sono scaturiti tutti i libri sacri dell'umanità, compreso il Nuovo Testa- mento. Non è possibile che tutto ciò sia capitato solo per caso, che tutto questo non abbia un significato più profondo. Alcuni mesi fa, un sacerdote arabo mi diceva: "Il vasto mondo arabo-musulmano è un mondo amato da Dio, di un amore unico, che vuole la sua salvezza. Ed è alle comunità cristiane disseminate in mezzo ad esso che Dio affida questa porzione di umanità perché esse vi rappresentino un segno del suo amore misericordioso. Questo mondo ci è dato in eredità e noi ne siamo responsabili davanti a Dio e davanti agli uomini." Abuna Rafiq Khoury si riferiva evidentemente all'islam, ma la sua intuizione può e deve estendersi al resto delle esperienze umane sul pianeta. Che cosa significherà avere rispetto, entrare in dialogo, incontrare autenticamente gli uomini del nostro tempo senza venir meno all'esigenza di essere testimoni del Signore Gesù? Che cosa vorrà dire incontrare le culture, parlare la lingua degli uomini per "dire" quel Dio che ci ha incontrati? Non lo sappiamo molto bene, il cammino è appena iniziato: ma è irreversibile, è un'esperienza che continuerà con decisione, nei passi e nella fede delle donne e degli uomini d'Asia, che sapranno "dire Dio" ai propri fratelli. Sarà appassionante prender parte al cammino, da fratelli che vorranno semplicemente condividere la gioia di essere testimoni.

 

Il cuore dei battezzati fonte della speranza cristiana

Non sarà facile far cadere il clima di sospetto e di concorrenza, ma è essenziale, pena lo scomparire dell'autenticità nostra. I cristiani non hanno nulla da difendere, se non la speranza che portano nel cuore. Solo la vita dirà se ci riusciranno. Ma è un linguaggio che bisogna imparare a parlare soprattutto nei Paesi a regime o a maggioranza islamica. È un linguaggio che i cristiani parlano da molto tempo dentro i confini della Cina popolare e in Vietnam, dove l'attentato alla vita ecclesiale è costante. Non è estraneo alle Chiese in India, in Pakistan o a Mindanao. Bisognerà trovare modi per superare l'impasse costituitasi, ad esempio, in Cina, dove da cinquant'anni il regime pretende di eliminare il senso religioso attraverso politiche di capillare controllo di tutte le religioni riconosciute, e quindi della Chiesa. È del 6 gennaio scorso l'ordinazione, avvenuta a Pechino, di cinque nuovi vescovi senza ottenere il previo consenso del Papa. Il regime insiste nel proporsi (senza possibilità di scelta alternativa!) come criterio decisivo anche nello scegliere i vescovi, trovando sempre deboli figure consenzienti. Tutti i regimi passano, è solo questione di tempo. La speranza cristiana dell'Asia risiede decisamente nel cuore dei battezzati di quei Paesi, che lo Spirito del Signore "ha svegliato" e ha associato alla missione del Figlio di Dio.