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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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L'Islam in Europa

di Hans Vöcking (PISAI)

In tutta l'Europa vivrebbero tra i venti e i trenta milioni di musulmani, ma la loro presenza oltre ai problemi statistici, solleva difficoltà nel caratterizzare queste popolazioni. Infatti, i censimenti, eccettuata la Svizzera, non offrono alcun indizio per indicare l'appartenenza religiosa.

 

Dopo la caduta del muro di Berlino l'Europa si ritrova con una popolazione musulmana molto  importante. Se all'est la loro presenza data ormai di qualche secolo, in occidente essi sono arrivati negli ultimi 40 anni con l'immigrazione. Secondo le ultime statistiche in Francia ci sarebbero 4.000.000 di musulmani, la metà dei quali con cittadinanza francese. Coloro che restano "stranieri" sono principalmente algerini, tunisini, marocchini, e numerosi altri. In Germania i musulmani sono 3.000.000 dei quali 2.000.000 di turchi. In Belgio ce ne sono 300.000, così come in Olanda. In Gran Bretagna secondo le statistiche vivono 2.000.000 di musulmani quasi tutti di nazionalità britannica, originari del Pakistan, dell'India e del medio Oriente. Nel 1987 in Spagna vivevano 126.000 marocchini oltre ad altri numerosi stranieri. Nel 1999 essi sarebbero 250.000, per la maggior parte clandestini. In Italia, secondo statistiche del 1997, vivono 422.000 immigrati: 130.000 marocchini, 59.000 albanesi, 48.000 tunisini, 33.000 senegalesi e 25.000 egiziani. Queste cifre non tengono conto di musulmani stranieri naturalizzati italiani oppure degli italiani convertiti all'Islam. In Bulgaria, Ungheria e ex-Yugoslavia la presenza dell'Islam risale al tempo dell'occupazione dell'Impero Ottomano. Il colonialismo oppure il flusso migratorio susseguente alla seconda guerra mondiale hanno portato milioni di musulmani nei paesi europei. Con il mescolarsi delle popolazioni mobilitate dallo sviluppo economico e industriale l'Islam si è impiantato su tutto il continente europeo. Oggi bisogna calcolare anche coloro che chiedono asilo politico, in fuga dai loro paesi dove non sono rispettati i diritti umani, oppure coloro che fuggono da situazioni economiche difficili alla ricerca di una nuova esistenza in Europa.

 

Europa, società multireligiosa

Senza il flusso migratorio l'Islam in Europa sarebbe rimasto un fatto marginale, mentre oggi costituisce un fatto popolare e sociale sempre più radicato e in profonda espansione. La società in Europa è diventata una società multireligiosa senza prevederlo e senza volerlo.  La chiave di comprensione del divenire dell'Islam
si trova nell'analisi dei flussi migratori. Non è possibile considerare l'Islam come una religione "immigrata" o trapiantata "qui da noi" ma proveniente da "altrove". Tuttavia è necessario prendere in considerazione il fatto che il processo di riconoscimento giuridico dell'Islam dipende dal processo di integrazione progressiva e reciproca tra le popolazioni musulmane e quelle di radici cristiane. In Europa, oggi, i movimenti migratori sono influenzati dalla crescita o dalla decrescenza economica. A partire dal 1945 ci sono state diverse ondate migratorie, seguite all'immediata ricostruzione del dopoguerra, al boom economico degli anni '60 e '70, alla post-crisi economica provocata dall'aumento del prezzo del petrolio nel 1973, e infine, quella iniziata verso la metà degli anni '80 caratterizzata da immigrazioni clandestine o alla ricerca di un asilo politico. Aumentano gli studi che analizzano da vicino l'importanza della presenza dei musulmani, la loro provenienza diversificata, la loro integrazione più o meno riuscita, le loro organizzazioni regionali o internazionali e le loro richieste culturali e religiose. Tuttavia poco a poco si passa da un'immigrazione alla ricerca di un lavoro alla ricomposizione dei gruppi familiari e di conseguenza si va verso la ricostituzione di fattori provenienti dalle società di origine col rischio di creare i ghetti. Nella maggior parte dei paesi d'Europa attualmente i musulmani sono della terza o quarta generazione e questo è all'origine del fenomeno dei "beurs" in Francia e di movimenti simili in Belgio, in Olanda e in Germania.

 

Cambiamento di generazione

Da qualche anno si parla di un "Islam europeo" costituito dagli intellettuali della giovane generazione, che non avrebbe più legami stretti con i paesi di origine, soprattutto con la Turchia. Il ministero per gli affari religiosi è presente in numerosi paesi europei tramite consolati e controlla così molte sale di preghiera e moschee. Questo fenomeno è più o meno vissuto e generalizzato secondo i paesi europei e la loro volontà d'integrazione. Tutto questo si riflette specialmente sull'organizzazione religiosa di quelle comunità musulmane che hanno con il paese d'origine legami, nonostante tutto, abbastanza stretti. Sono stati creati Centri islamici in tutte le capitali europee e, un po' ovunque, sono state istituite Associazioni o Federazioni di associazioni. A volte hanno carattere soprattutto culturale, o uno scopo specificamente religioso. Ne risulta che l'Islam, nelle città, è molto evidente, come fa notare il sociologo Felice Dassetto, professore all'università cattolica di Lovanio, nel suo libro "La costruzione dell'Islam europeo". L'erezione di moschee o di centri islamici, le riunioni per la preghiera e le feste, i terreni riservati all'Islam nei cimiteri, le pubblicazioni di libri e riviste venduti nelle librerie islamiche o nelle moschee, si fanno notare. Per il mese del Ramadhan si invitano Imam come predicatori, dalla Turchia, dall'Egitto o dai paesi del Maghreb, perché non ci sono Imam formati in Europa. Come si è già detto, le ambasciate e i consolati dei paesi d'origine hanno ovunque la tendenza a controllare i loro emigrati, anche per quanto riguarda il loro modo di vivere e di esprimere l'"Islam". Ci sono anche istituzioni o organizzazioni islamiche internazionali che fanno di tutto per offrire i loro servizi a questi centri e a queste associazioni, proponendo una certa ideologia religiosa. Per esempio la "Lega del Mondo islamico", che ha la sua sede centrale alla Mecca, è molto attiva in questo senso e controlla praticamente i Centri islamici di Roma, di Madrid, di Londra e di Bruxelles, senza parlare di altre presenze efficienti. Sia che abbiano preso la cittadinanza, o che restino stranieri, i musulmani d'Europa occidentale sono ben lontani dal ritrovarsi insieme sotto la direzione di organizzazioni unificate e, dunque, rappresentative, indipendenti dai paesi che li accolgono e da quelli d'origine. Questo pluralismo islamico rende difficili i rapporti dei musulmani con le autorità civili quando si tratta di regolarizzare i problemi amministrativi e stabilire uno statuto giuridico comune.

 

Principi base comuni

Sembra necessario che la politica stabilisca alcuni principi-base, concretizzati dagli Stati europei. E' augurabile un maggiore scambio d'informazioni e di esperienze fra gli Stati, come un riconoscimento ugualitario di tutte le religioni sul piano civile. In molti Stati europei, la situazione giuridica dell'Islam e delle altre religioni immigrate, non è come quella delle religioni stabilite da lungo tempo. È importante che fruiscano degli stessi diritti e l'ordine giuridico stabilito offra ai musulmani la possibilità di ottemperare ai loro doveri religiosi. Ciò significa che tutte le richieste dei musulmani non possono essere prese in considerazione dal Potere Civile. Tuttavia i contatti fra le autorità e le organizzazioni musulmane dovrebbero contribuire a risolvere il problema della diminuzione della dipendenza da governi stranieri. Per ridurre l'influenza dei governi dei paesi d'origine, è necessario che le organizzazioni musulmane siano rese meno dipendenti, per le loro attività, da finanziamenti stranieri. Un modo per ridurre questa dipendenza consisterebbe nel dare, a certe attività caritative o di formazione, gli sgravi fiscali come si fa per le organizzazioni appartenenti alle Chiese cristiane. Un'altra formula consiste nella concessione di sgravi fiscali particolari, alle organizzazioni religiose come si pratica in tanti Stati europei.

 

Aiutare la creazione di strutture per la formazione dei quadri.

È necessario creare centri di formazione per i quadri (Imam, professori di religione) necessari all'organizzazione della comunità e per l'insegnamento religioso con un programma di studio adatto alla società europea. Bisogna dare più importanza all'educazione civica, alla democrazia, ai diritti umani e allo Stato di diritto. Il mantenimento della democrazia e dello Stato di diritto suppone che i cittadini siano formati ai principi necessari. Questo va applicato anche ai nuovi cittadini. L'educazione dovrebbe far parte del programma d'integrazione e di studi per i responsabili religiosi. E' poi importante per la società, il dialogo fra le religioni. Benchè l'Islam abbia una lunga storia, soltanto recentemente i musulmani si sono stabiliti in Europa. Il dialogo fra cristiani e musulmani è diventato molto importante. Questo dialogo può migliorare la conoscenza, la comprensione e il rispetto reciproco. Essendo di così grande importanza per la società civile, sarebbe opportuno istituzionalizzare, a livello europeo, i contatti dei rappresentanti del cristianesimo e dell'Islam con le istituzioni internazionali, come il Consiglio Europeo, il Parlamento Europeo e la Commissione dell'Unione Europea.