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L'Islam in Europa
di Hans Vöcking (PISAI)
In tutta l'Europa vivrebbero tra i
venti e i trenta milioni di musulmani, ma la loro presenza
oltre ai problemi statistici, solleva difficoltà nel
caratterizzare queste popolazioni. Infatti, i censimenti,
eccettuata la Svizzera, non offrono alcun indizio per indicare
l'appartenenza religiosa.
Dopo la caduta del muro di Berlino l'Europa
si ritrova con una popolazione musulmana molto importante. Se all'est la loro presenza data ormai di qualche
secolo, in occidente essi sono arrivati negli ultimi 40 anni
con l'immigrazione. Secondo le ultime statistiche in Francia
ci sarebbero 4.000.000 di musulmani, la metà dei quali con
cittadinanza francese. Coloro che restano
"stranieri" sono principalmente algerini, tunisini,
marocchini, e numerosi altri. In Germania i musulmani sono
3.000.000 dei quali 2.000.000 di turchi. In Belgio ce ne sono
300.000, così come in Olanda. In Gran Bretagna secondo le
statistiche vivono 2.000.000 di musulmani quasi tutti di
nazionalità britannica, originari del Pakistan, dell'India e
del medio Oriente. Nel 1987 in Spagna vivevano 126.000
marocchini oltre ad altri numerosi stranieri. Nel 1999 essi
sarebbero 250.000, per la maggior parte clandestini. In
Italia, secondo statistiche del 1997, vivono 422.000
immigrati: 130.000 marocchini, 59.000 albanesi, 48.000
tunisini, 33.000 senegalesi e 25.000 egiziani. Queste cifre
non tengono conto di musulmani stranieri naturalizzati
italiani oppure degli italiani convertiti all'Islam. In
Bulgaria, Ungheria e ex-Yugoslavia la presenza dell'Islam
risale al tempo dell'occupazione dell'Impero Ottomano. Il
colonialismo oppure il flusso migratorio susseguente alla
seconda guerra mondiale hanno portato milioni di musulmani nei
paesi europei. Con il mescolarsi delle popolazioni mobilitate
dallo sviluppo economico e industriale l'Islam si è
impiantato su tutto il continente europeo. Oggi bisogna
calcolare anche coloro che chiedono asilo politico, in fuga
dai loro paesi dove non sono rispettati i diritti umani,
oppure coloro che fuggono da situazioni economiche difficili
alla ricerca di una nuova esistenza in Europa.
Europa, società multireligiosa
Senza il flusso migratorio l'Islam in Europa
sarebbe rimasto un fatto marginale, mentre oggi costituisce un
fatto popolare e sociale sempre più radicato e in profonda
espansione. La società in Europa è diventata una società
multireligiosa senza prevederlo e senza volerlo. La chiave di comprensione del divenire dell'Islam
si trova
nell'analisi dei flussi migratori. Non è possibile
considerare l'Islam come una religione "immigrata" o
trapiantata "qui da noi" ma proveniente da
"altrove". Tuttavia è necessario prendere in
considerazione il fatto che il processo di riconoscimento
giuridico dell'Islam dipende dal processo di integrazione
progressiva e reciproca tra le popolazioni musulmane e quelle
di radici cristiane. In Europa, oggi, i movimenti migratori
sono influenzati dalla crescita o dalla decrescenza economica.
A partire dal 1945 ci sono state diverse ondate migratorie,
seguite all'immediata ricostruzione del dopoguerra, al boom
economico degli anni '60 e '70, alla post-crisi economica
provocata dall'aumento del prezzo del petrolio nel 1973, e
infine, quella iniziata verso la metà degli anni '80
caratterizzata da immigrazioni clandestine o alla ricerca di
un asilo politico. Aumentano gli studi che analizzano da
vicino l'importanza della presenza dei musulmani, la loro
provenienza diversificata, la loro integrazione più o meno
riuscita, le loro organizzazioni regionali o internazionali e
le loro richieste culturali e religiose. Tuttavia poco a poco
si passa da un'immigrazione alla ricerca di un lavoro alla
ricomposizione dei gruppi familiari e di conseguenza si va
verso la ricostituzione di fattori provenienti dalle società
di origine col rischio di creare i ghetti. Nella maggior parte
dei paesi d'Europa attualmente i musulmani sono della terza o
quarta generazione e questo è all'origine del fenomeno dei
"beurs" in Francia e di movimenti simili in Belgio,
in Olanda e in Germania.
Cambiamento di generazione
Da qualche anno si parla di un "Islam
europeo" costituito dagli intellettuali della giovane
generazione, che non avrebbe più legami stretti con i paesi
di origine, soprattutto con la Turchia. Il ministero per gli
affari religiosi è presente in numerosi paesi europei tramite
consolati e controlla così molte sale di preghiera e moschee.
Questo fenomeno è più o meno vissuto e generalizzato secondo
i paesi europei e la loro volontà d'integrazione. Tutto
questo si riflette specialmente sull'organizzazione religiosa
di quelle comunità musulmane che hanno con il paese d'origine
legami, nonostante tutto, abbastanza stretti. Sono stati
creati Centri islamici in tutte le capitali europee e, un po'
ovunque, sono state istituite Associazioni o Federazioni di
associazioni. A volte hanno carattere soprattutto culturale, o
uno scopo specificamente religioso. Ne risulta che l'Islam,
nelle città, è molto evidente, come fa notare il sociologo
Felice Dassetto, professore all'università cattolica di
Lovanio, nel suo libro "La costruzione dell'Islam
europeo". L'erezione di moschee o di centri islamici, le
riunioni per la preghiera e le feste, i terreni riservati
all'Islam nei cimiteri, le pubblicazioni di libri e riviste
venduti nelle librerie islamiche o nelle moschee, si fanno
notare. Per il mese del Ramadhan si invitano Imam come
predicatori, dalla Turchia, dall'Egitto o dai paesi del
Maghreb, perché non ci sono Imam formati in Europa. Come si
è già detto, le ambasciate e i consolati dei paesi d'origine
hanno ovunque la tendenza a controllare i loro emigrati, anche
per quanto riguarda il loro modo di vivere e di esprimere
l'"Islam". Ci sono anche istituzioni o
organizzazioni islamiche internazionali che fanno di tutto per
offrire i loro servizi a questi centri e a queste
associazioni, proponendo una certa ideologia religiosa. Per
esempio la "Lega del Mondo islamico", che ha la sua
sede centrale alla Mecca, è molto attiva in questo senso e
controlla praticamente i Centri islamici di Roma, di Madrid,
di Londra e di Bruxelles, senza parlare di altre presenze
efficienti. Sia che abbiano preso la cittadinanza, o che
restino stranieri, i musulmani d'Europa occidentale sono ben
lontani dal ritrovarsi insieme sotto la direzione di
organizzazioni unificate e, dunque, rappresentative,
indipendenti dai paesi che li accolgono e da quelli d'origine.
Questo pluralismo islamico rende difficili i rapporti dei
musulmani con le autorità civili quando si tratta di
regolarizzare i problemi amministrativi e stabilire uno
statuto giuridico comune.
Principi base comuni
Sembra necessario che la politica stabilisca
alcuni principi-base, concretizzati dagli Stati europei. E'
augurabile un maggiore scambio d'informazioni e di esperienze
fra gli Stati, come un riconoscimento ugualitario di tutte le
religioni sul piano civile. In molti Stati europei, la
situazione giuridica dell'Islam e delle altre religioni
immigrate, non è come quella delle religioni stabilite da
lungo tempo. È importante che fruiscano degli stessi diritti
e l'ordine giuridico stabilito offra ai musulmani la
possibilità di ottemperare ai loro doveri religiosi. Ciò
significa che tutte le richieste dei musulmani non possono
essere prese in considerazione dal Potere Civile. Tuttavia i
contatti fra le autorità e le organizzazioni musulmane
dovrebbero contribuire a risolvere il problema della
diminuzione della dipendenza da governi stranieri. Per ridurre
l'influenza dei governi dei paesi d'origine, è necessario che
le organizzazioni musulmane siano rese meno dipendenti, per le
loro attività, da finanziamenti stranieri. Un modo per
ridurre questa dipendenza consisterebbe nel dare, a certe
attività caritative o di formazione, gli sgravi fiscali come
si fa per le organizzazioni appartenenti alle Chiese
cristiane. Un'altra formula consiste nella concessione di
sgravi fiscali particolari, alle organizzazioni religiose come
si pratica in tanti Stati europei.
Aiutare la creazione di strutture per la
formazione dei quadri.
È necessario creare centri di formazione per
i quadri (Imam, professori di religione) necessari
all'organizzazione della comunità e per l'insegnamento
religioso con un programma di studio adatto alla società
europea. Bisogna dare più importanza all'educazione civica,
alla democrazia, ai diritti umani e allo Stato di diritto. Il
mantenimento della democrazia e dello Stato di diritto suppone
che i cittadini siano formati ai principi necessari. Questo va
applicato anche ai nuovi cittadini. L'educazione dovrebbe far
parte del programma d'integrazione e di studi per i
responsabili religiosi. E' poi importante per la società, il
dialogo fra le religioni. Benchè l'Islam abbia una lunga
storia, soltanto recentemente i musulmani si sono stabiliti in
Europa. Il dialogo fra cristiani e musulmani è diventato
molto importante. Questo dialogo può migliorare la
conoscenza, la comprensione e il rispetto reciproco. Essendo
di così grande importanza per la società civile, sarebbe
opportuno istituzionalizzare, a livello europeo, i contatti
dei rappresentanti del cristianesimo e dell'Islam con le
istituzioni internazionali, come il Consiglio Europeo, il
Parlamento Europeo e la Commissione dell'Unione Europea.
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