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L'Islam e le confraternite di Guy Willemin
L'Islam deve alle Confraternite il suo
sviluppo e il suo approfondimento, soprattutto in Africa
Occidentale.
Tramite i "Marabutti", vere guide spirituali e
maestri di vita, esse governano la vita della comunità
musulmana nei villaggi e quartieri.
L'importanza del Marabutto
In Africa occidentale, e specialmente in
Mali, la maggioranza dei musulmani fa ancora riferimento, più
o meno, a uno o due Marabutti. Sia che questo musulmano, o il
suo antenato, abbia dato la sua adesione all'Islam dopo avere
ascoltato la predicazione di questo Marabutto di passaggio nel
suo villaggio; sia che, ormai musulmano, abbia scelto il
Marabutto come consigliere spirituale o per altri motivi,
oppure come intercessore e fonte di benedizione per sé e la
sua famiglia.
Quasi tutti i Marabutti si rifanno, più o meno esplicitamente
a una Confraternita religiosa.
Così la maggioranza dei musulmani, per questo legame con un
Marabutto, si trova in unione con una Confraternita religiosa,
anche se questo legame può essere più o meno forte, andando
dalla semplice simpatia alla vera affigliazione.
Origine delle Contraternite
Per capire che cosa sono le
"Confraternite" nell'Islam, bisognerebbe risalire
tutta la storia del "Sufismo ", cioè della mistica
musulmana. Le Confraternite, infatti, hanno la loro origine
dai grandi mistici musulmani dei primi secoli dell'Islam.
Fin dall'inizio, alcuni uomini e donne, attraverso la
meditazione dei testi sacri, l'ascesi, l'abbandono totale a
Dio, hanno manifestato la loro ricerca di Dio e il loro
desiderio di vivere in modo tale da piacergli in tutto. Queste
sante persone, che confidavano nell'amore di Dio, furono
chiamati "Sufi", forse a causa dell'abito di lana,
"Suf", di cui alcuni si vestivano, oppure, secondo
un'altra etimologia, a causa del loro desiderio di purezza.
Dalla parola "tasawwuf", che è stata tradotta con
"sufismo" deriva la parola "Sufi ". I
secoli IX e X, che furono il periodo d'oro del sufismo, videro
una fioritura di grandi "sufi", dei quali, la
tradizione e raccolte di scritti hanno tramandato la vita e
gli insegnamenti.
Piano piano, soprattutto a partire dal secolo XII, intorno a
questi Maestri, a questi "Waly ", "amici"
o "intimi" di Dio, chiamati in italiano
"santi", riconosciuti per la loro scienza religiosa,
la loro pietà, la loro influenza spirituale e anche, a volte,
il loro dono di guarire, le loro visioni notturne, i loro
sogni interpretati spiritualmente
in funzione di una missione, alcuni discepoli si sono messi
insieme per cercare di imitare la loro pratica e le loro
tecniche . Desideravano entrare, anch'essi, in contatto con
Dio e beneficiare della loro benedizione.
Così sono sorte le "Vie" che noi chiamiamo
Confraternite, che sono come delle vie per la salvezza o
"sentieri del Paradiso ". Esse portano, in generale,
il nome del Maestro (in arabo: Cheikh) che è alla loro
origine. Nate in Oriente, si sono diffuse in tutto il mondo
musulmano e in certe regioni, come nell'Africa occidentale,
dando origine a Confraternite locali e hanno avuto un ruolo
importante nell'islamizzazione.
Organizzazione delle contraternite
Potremmo paragonare un poco le Confraternite
ai grandi Ordini o Congregazioni religiose nel Cristianesimo.
Al vertice di una "Via" c'è il Maestro che, spesso,
abita vicino alla tomba del fondatore. E' assistito da un
Consiglio, riceve numerose visite ed è circondato da molti
discepoli. E' li che nomina i vari Maestri locali e regionali
scelti fra i suoi discepoli, o dà l'investitura a quelli
scelti da altri. Sono persone giudicate capaci di trasmettere
l'insegnamento, la vita spirituale e la Benedizione (Baraka),
ereditati dal Maestro fondatore e, tramite lui, dallo stesso
Profeta Maometto. I vari Maestri locali, chiamati comunemente
"Mara butti", ricevono anche il potere di affiliare
nuovi membri alla Confraternita.
Ogni sezione locale, in un villaggio, una piccola città o un
quartiere, èsotto la direzione di un "priore" (Moqaddam),
investito dal Maestro regionale. Egli può, secondo
l'importanza della sezione, essere assistito da un
"Maestro dei novizi" incaricato dell'iniziazione dei
nuovi membri, e altri responsabili, fra i quali un tesoriere.
I membri si chiamano fra di loro "fratelli", da qui
il nome di "Confraternita
Contraternite: vie spirituali o di
trasmissione di una Benedizione
Il Maestro è la guida del discepolo. Questi
si sottomette al suo Maestro, come "un cadavere nelle
mani di chi lava i morti ", con un giuramento. Con i suoi
insegnamenti il Maestro gli mostra la buona direzione,
"la via diritta ". Il discepolo è in cammino, è
uno che desidera. Dovrà sormontare diversi gradi e stadi
spirituali prima di raggiungere le ultime tappe: lo stadio
dell'intimità con Dio e l'annullamento in Dio.
Questo cammino spirituale, fatto di diverse tappe, costituisce
la Via che porta a Dio; a questo il Maestro prepara il
discepolo. Ma spesso il discepolo non giunge all'ultimo stadio
e, più che una iniziazione e una direzione spirituale e
morale, si aspetta dal Maestro una parte dei benefici
spirituali che derivano dal potere soprannaturale, dalla
Benedizione che quest'ultimo ha ereditato dal Fondatore e che
può essere stata rinforzata dai suoi meriti personali.
In poche parole, in Mali, il discepolo si aspetta di essere
"garantito"; cioè egli desidera una Benedizione
efficace che gli permetta di riuscire nella propria vita, qui
in terra (matrimonio, figli, successo, lavoro, salute, beni
materiali...) e nell'aldilà (il paradiso).
La credenza popolare è che questa Benedizione può essere
trasmessa semplicemente toccando il Maestro.
Pratiche dei confratelli
I membri delle Confraternite sono dei
musulmani che, come tali, sono tenuti a praticare fedelmente i
cinque
"pilastri" (impegni) dell'Islam, specialmente la
preghiera rituale quotidiana e il digiuno del Ramadan.
Ma ogni Confraternita ha anche una pratica particolare. Fra le
pratiche fatte al loro interno ci sono le veglie, spesso
consacrate alla lettura del Corano, i digiuni supplementari, i
ritiri, le recite (wird). Ogni Confraternita ha il proprio
"wird", elemento della sua identità: un insieme di
formule, di "suratte" (capitoli del Corano) e di
preghiere dette o cantate in momenti precisi e per un certo
numero di volte durante il giorno.
Le Confraternite praticano anche un altro esercizio
caratteristico che aiuta coloro che lo praticano a
"ricordarsi di Dio ". Questo esercizio è detto
"dhikr". Soli o in gruppo, i confratelli si
ricordano di Dio, con la ripetizione sempre più sostenuta,
sia di formule della professione di fede ( "Non c 'è
altra divinità che Dio!"), sia di uno dei più bei nomi
di Dio, sia semplicemente del pronome "Egli"
riferito a Dio.
Questi esercizi di "dhikr" costituiscono i momenti
forti della Confraternita. Ogni Confraternita ha il suo modo
particolare per queste sessioni: in piedi o seduti, con
l'accompagnamento, o no, di uno strumento musicale, a volte
anche accompagnati con danze. Mi è capitato, spesso in Mali,
di sentire nella notte la ripetizione ritmica della
professione di fede di un gruppo di confratelli che si
ricordavano di Dio.
Conclusione
Con l'esempio concreto di una o l'altra di
queste Confraternite, presenti in Africa occidentale, e anche
con l'esempio dell'insegnamento di un Maestro, possiamo capire
meglio ciò che esse significano sul piano spirituale, ma
anche economico e politico. Poiché, come scrive Gilles
Veinstein: "Se il primo scopo delle Con fraternite è di
trasmettere un messaggio spirituale (anche se, come può
sembrare ai puristi del sutismo, in molti casi, impoverito,
degradato, sviato per rapporto alle sublimi speculazioni dei
grandi Maestri), esse diventano inevitabilmente un potere
temporale." (I) (a seguire)
I) Gilles Veinstein, Un Islam cosparso di
vie, in Le Vie di Allah, sotto la direzione di Alexandre
Popovic e Gilles Veinstein; Ed. Fayard-Parigi, I996, p. 16. EI
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