AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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L'Islam e le confraternite di Guy Willemin

L'Islam deve alle Confraternite il suo sviluppo e il suo approfondimento, soprattutto in Africa Occidentale.
Tramite i "Marabutti", vere guide spirituali e maestri di vita, esse governano la vita della comunità musulmana nei villaggi e quartieri.

 

L'importanza del Marabutto

In Africa occidentale, e specialmente in Mali, la maggioranza dei musulmani fa ancora riferimento, più o meno, a uno o due Marabutti. Sia che questo musulmano, o il suo antenato, abbia dato la sua adesione all'Islam dopo avere ascoltato la predicazione di questo Marabutto di passaggio nel suo villaggio; sia che, ormai musulmano, abbia scelto il Marabutto come consigliere spirituale o per altri motivi, oppure come intercessore e fonte di benedizione per sé e la sua famiglia.
Quasi tutti i Marabutti si rifanno, più o meno esplicitamente a una Confraternita religiosa.
Così la maggioranza dei musulmani, per questo legame con un Marabutto, si trova in unione con una Confraternita religiosa, anche se questo legame può essere più o meno forte, andando dalla semplice simpatia alla vera affigliazione.

 

Origine delle Contraternite

Per capire che cosa sono le "Confraternite" nell'Islam, bisognerebbe risalire tutta la storia del "Sufismo ", cioè della mistica musulmana. Le Confraternite, infatti, hanno la loro origine dai grandi mistici musulmani dei primi secoli dell'Islam.
Fin dall'inizio, alcuni uomini e donne, attraverso la meditazione dei testi sacri, l'ascesi, l'abbandono totale a Dio, hanno manifestato la loro ricerca di Dio e il loro desiderio di vivere in modo tale da piacergli in tutto. Queste sante persone, che confidavano nell'amore di Dio, furono chiamati "Sufi", forse a causa dell'abito di lana, "Suf", di cui alcuni si vestivano, oppure, secondo un'altra etimologia, a causa del loro desiderio di purezza. Dalla parola "tasawwuf", che è stata tradotta con "sufismo" deriva la parola "Sufi ". I secoli IX e X, che furono il periodo d'oro del sufismo, videro una fioritura di grandi "sufi", dei quali, la tradizione e raccolte di scritti hanno tramandato la vita e gli insegnamenti.
Piano piano, soprattutto a partire dal secolo XII, intorno a questi Maestri, a questi "Waly ", "amici" o "intimi" di Dio, chiamati in italiano "santi", riconosciuti per la loro scienza religiosa, la loro pietà, la loro influenza spirituale e anche, a volte, il loro dono di guarire, le loro visioni notturne, i loro sogni interpretati spiritualmente
in funzione di una missione, alcuni discepoli si sono messi insieme per cercare di imitare la loro pratica e le loro tecniche . Desideravano entrare, anch'essi, in contatto con Dio e beneficiare della loro benedizione.
Così sono sorte le "Vie" che noi chiamiamo Confraternite, che sono come delle vie per la salvezza o "sentieri del Paradiso ". Esse portano, in generale, il nome del Maestro (in arabo: Cheikh) che è alla loro origine. Nate in Oriente, si sono diffuse in tutto il mondo musulmano e in certe regioni, come nell'Africa occidentale, dando origine a Confraternite locali e hanno avuto un ruolo importante nell'islamizzazione.

Organizzazione delle contraternite

Potremmo paragonare un poco le Confraternite ai grandi Ordini o Congregazioni religiose nel Cristianesimo. Al vertice di una "Via" c'è il Maestro che, spesso, abita vicino alla tomba del fondatore. E' assistito da un Consiglio, riceve numerose visite ed è circondato da molti discepoli. E' li che nomina i vari Maestri locali e regionali scelti fra i suoi discepoli, o dà l'investitura a quelli scelti da altri. Sono persone giudicate capaci di trasmettere l'insegnamento, la vita spirituale e la Benedizione (Baraka), ereditati dal Maestro fondatore e, tramite lui, dallo stesso Profeta Maometto. I vari Maestri locali, chiamati comunemente "Mara butti", ricevono anche il potere di affiliare nuovi membri alla Confraternita.
Ogni sezione locale, in un villaggio, una piccola città o un quartiere, èsotto la direzione di un "priore" (Moqaddam), investito dal Maestro regionale. Egli può, secondo l'importanza della sezione, essere assistito da un "Maestro dei novizi" incaricato dell'iniziazione dei nuovi membri, e altri responsabili, fra i quali un tesoriere. I membri si chiamano fra di loro "fratelli", da qui il nome di "Confraternita

 

Contraternite: vie spirituali o di trasmissione di una Benedizione

Il Maestro è la guida del discepolo. Questi si sottomette al suo Maestro, come "un cadavere nelle mani di chi lava i morti ", con un giuramento. Con i suoi insegnamenti il Maestro gli mostra la buona direzione, "la via diritta ". Il discepolo è in cammino, è uno che desidera. Dovrà sormontare diversi gradi e stadi spirituali prima di raggiungere le ultime tappe: lo stadio dell'intimità con Dio e l'annullamento in Dio.
Questo cammino spirituale, fatto di diverse tappe, costituisce la Via che porta a Dio; a questo il Maestro prepara il discepolo. Ma spesso il discepolo non giunge all'ultimo stadio e, più che una iniziazione e una direzione spirituale e morale, si aspetta dal Maestro una parte dei benefici spirituali che derivano dal potere soprannaturale, dalla Benedizione che quest'ultimo ha ereditato dal Fondatore e che può essere stata rinforzata dai suoi meriti personali.
In poche parole, in Mali, il discepolo si aspetta di essere "garantito"; cioè egli desidera una Benedizione efficace che gli permetta di riuscire nella propria vita, qui in terra (matrimonio, figli, successo, lavoro, salute, beni materiali...) e nell'aldilà (il paradiso).
La credenza popolare è che questa Benedizione può essere trasmessa semplicemente toccando il Maestro.

 

Pratiche dei confratelli

I membri delle Confraternite sono dei musulmani che, come tali, sono tenuti a praticare fedelmente i cinque
"pilastri" (impegni) dell'Islam, specialmente la preghiera rituale quotidiana e il digiuno del Ramadan.
Ma ogni Confraternita ha anche una pratica particolare. Fra le pratiche fatte al loro interno ci sono le veglie, spesso consacrate alla lettura del Corano, i digiuni supplementari, i ritiri, le recite (wird). Ogni Confraternita ha il proprio "wird", elemento della sua identità: un insieme di formule, di "suratte" (capitoli del Corano) e di preghiere dette o cantate in momenti precisi e per un certo numero di volte durante il giorno.
Le Confraternite praticano anche un altro esercizio caratteristico che aiuta coloro che lo praticano a "ricordarsi di Dio ". Questo esercizio è detto "dhikr". Soli o in gruppo, i confratelli si ricordano di Dio, con la ripetizione sempre più sostenuta, sia di formule della professione di fede ( "Non c 'è altra divinità che Dio!"), sia di uno dei più bei nomi di Dio, sia semplicemente del pronome "Egli" riferito a Dio.
Questi esercizi di "dhikr" costituiscono i momenti forti della Confraternita. Ogni Confraternita ha il suo modo particolare per queste sessioni: in piedi o seduti, con l'accompagnamento, o no, di uno strumento musicale, a volte anche accompagnati con danze. Mi è capitato, spesso in Mali, di sentire nella notte la ripetizione ritmica della professione di fede di un gruppo di confratelli che si ricordavano di Dio.

 

Conclusione

Con l'esempio concreto di una o l'altra di queste Confraternite, presenti in Africa occidentale, e anche con l'esempio dell'insegnamento di un Maestro, possiamo capire meglio ciò che esse significano sul piano spirituale, ma anche economico e politico. Poiché, come scrive Gilles
Veinstein: "Se il primo scopo delle Con fraternite è di trasmettere un messaggio spirituale (anche se, come può sembrare ai puristi del sutismo, in molti casi, impoverito, degradato, sviato per rapporto alle sublimi speculazioni dei grandi Maestri), esse diventano inevitabilmente un potere
temporale." (I) (a seguire)

I) Gilles Veinstein, Un Islam cosparso di vie, in Le Vie di Allah, sotto la direzione di Alexandre Popovic e Gilles Veinstein; Ed. Fayard-Parigi, I996, p. 16. EI