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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Atteggiamento di fondo per un DIALOGO INTERRELIGIOSO

di Maddalena Masutti

Non solo chi ha avuto da Dio il grande dono della vocazione missionaria specifica, ma anche i comuni credenti, a loro volta pure missionari, si pongono in un certo modo davanti al dialogo interreligioso. C'è chi lo vorrebbe scansare, pensando che per affrontare le altre religioni bisognerebbe conoscere bene la propria. Oppure si sostiene, giustamente, che un vero dialogo presuppone un impegno altrettanto vero nella propria fede. C'è un atteggiamento accettabile?

 

Quando conoscere implica vivere

L'accostamento alle altre religioni, in realtà, non è poi così difficile. Non è difficile perchè la pratica del cristianesimo, quando ci si sforzi di attuarla in modo autentico, è già per se stessa un'apertura alle altre religioni.
Il tradizionale sistema di cultura non permetteva in passato di evidenziare questa apertura, ma c'era. E c'è, oggi meglio di ieri, perché un insieme di circostanze ci porta attualmente a riscoprirla.
Nessuna verità infatti, come quella religiosa, in generale, si accontenta di essere solo conosciuta.
Nel cristianesimo in particolare, conoscere implica vivere: "Io sono la Via, la Verità, la Vita". Parole che al suono, al solo ascolto cioè, possono colpire senza convincere. Ma se c'è un'esperienza anche minima di ciò che esse operano in ciascuno per la grazia di Cristo, ci si accorge che è possibile entrare nella sua ottica. Egli è venuto a "proclamare il Regno di Dio su tutti gli uomini", a prospettare un "cielo nuovo e una nuova terra", a diffondere l'amore del Padre che fa "levare il sole sui cattivi e sui buoni e cadere la pioggia sui giusti e gli ingiusti".
Nel vivere con rettitudine e onestà d'animo le prospettive indicate nel Vangelo, si opera già in noi quell'apertura di mente e di cuore che evita le chiusure rigide e anticipate. Perchè fa diventare connaturale quel senso di disponibilità che sta alla base di ogni dialogo, rendendolo possibile. Matura un rapporto d'intesa che può essere con Dio, con gli uomini, allargandosi anche nei confronti delle religioni.

 

La via al dialogo.

Nell'intesa anche minima che sta alla base di ogni forma di rapporto umano, c'è qualcosa di inespresso, intraducibile a parole, simile ad uno stato d'animo benevolo non sempre puntualizzabile. Ci si può chiedere perché fa piacere parlare con una persona, stabilire amicizia con un'altra o scegliere una terza per condividere le proprie problematiche. Per simpatia forse. In realtà provare simpatia significa essere presi da un'attrattiva comune, reciproca, inizialmente sconosciuta, ma che porta verso l'altro e gli fa sentire che egli ha via libera nei nostri confronti.
L'attrattiva che il cristiano prova per Cristo, la sua figura, la sua dottrina è già un elemento di grazia ad estensione diffusa che egli non dovrebbe lasciar perdere perchè lo apre al dialogo.
In particolare la disponibilità del missionario per il mistero di Cristo non si limita solo a conoscere e trasmettere le verità che Egli ha insegnato. Spinge a fare proprio anche il suo modo di sentire, di volere, di simpatizzare. Di gioire perchè l'azione del suo Spirito si espande universalmente, senza limiti di spazio e di tempo. Si esprime, in modo diverso, anche in altre culture. Molta gente è convinta di trovare Dio e la salvezza anche in altre religioni.
Non è superfluo o di poco conto sottolineare il "gioirne", perché i soli termini"apprendere", "ammettere che sia possibile" non indicano la condivisione, la partecipazione al "sentire " di Cristo.

 

Il coraggio della sfida

Un insieme di circostanze storiche hanno provocato lentamente, ma inesorabilmente fra i cristiani, lo spostamento di accento dall'"essere" al "fare". Hanno focalizzato, ad esempio, il cammino del singolo individuo e la sua salvezza dopo la morte, a scapito della partecipazione alla vita dello Spirito. Hanno coinvolto le nostre istituzioni religiose con quelle statali e politiche impoverendo di molto gli atteggiamenti verso le altre culture e le altre religioni. Il processo è sottolineato e riconosciuto ormai apertamente. Si tratta ora di lasciar cadere un metodo che si è imposto al di là delle intenzioni individuali, per andare alla riscoperta della presenza e dell'azione dello Spirito nella sua universalità.
Il Concilio Vaticano II° ha già stabilito, trent'anni fa, le nuove direttive. La Rivelazione e la Grazia non sono più presentate come proprietà esclusive della Chiesa cattolica, ma come elementi essenziali dell'amore universale di Dio. I non cristiani possono essere salvati anche se non hanno mai sentito parlare di Cristo e della Chiesa. Sono puntualizzazioni che creano le nuove vie da seguire. E ci invitano a metterci in questione, a "lasciarci aprire" dagli altri. Cosa più difficile forse dell' "aprirci" spontaneamente nella loro direzione. Ma è lo Spirito con la sua presenza inespressa a creare fra gli uomini di buona volontà quella reciproca attrazione e simpatia che li affratella. Credere, è credere in Lui, nella Vita e nella sua potenzialità di cambiare la storia.

 

Il frutto della libertà

Le molte uccisioni di missionari avvenute negli ultimi tempi, fanno riflettere sui motivi politici che le hanno prodotte, ma interpellano anche il senso di interreligiosità. Da quelle morti non volute e non cercate, emerge il "gratuito", uno tra i frutti più belli della libertà. Un valore dal sapore inefficace quando non è vissuto personalmente.
Ci sono degli "altri" che, in nome della propria religione, si autorizzano a rifiutare la testimonianza cristiana fino ad imporre, per chi la vive, il sacrificio della vita. La presenza "assaporata" dello Spirito permette anche in questo caso una giusta misura di relazioni umane.
Un cuore povero, liberato cioè dalla centralizzazione su se stessi e sul proprio volere, è disponibile ad accettare situazioni di pericolo, di condivisione, di disagio e di non apprezzamento. Disponibile quindi a vedere in ogni tipo di prossimo un mezzo di accostamento a Dio. In questo caso la presenza dello Spirito supplisce al significato di "giusto-sbagliato", "vero-falso", "opportuno o no", "dovuto o meno". Si esprime nella "gratuità"
Le categorie razionali di cui siamo abituati a disporre, prendono nei momenti in cui è in azione la grazia, una fluidità e un potere che la ragione non riesce a controllare. A volte nemmeno a capire. E' per questo che abbandonarsi allo Spirito con cuore libero e spoglio dà sicurezza e gioia, liberalità e disinteresse. Permette di guardare con serenità anche a tutto ciò che un certo risveglio religioso mette per così dire sul mercato.
Nessun guru o maestro, per quanto rispettabile e spiritualmente ricco, potrà togliere qualcosa o diminuire di un minimo, il valore della presenza dello Spirito di Cristo. Lo assicura San Paolo:"Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio".

 

Ricchezze reciproche

Per il cristiano che guarda alle religioni altrui con quello spirito missionario che è accompagnato da sincera simpatia, ci sono sempre salutari possibilità di ridimensionamento.
Quando da ragazzi (di una volta) imparavamo il catechismo a memoria, fissavamo tra i primi, i due misteri principali della fede:1, "Unità e Trinità di Dio" 2, "Incarnazione, passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo".
In realtà poi, le verità di fede arrischiavano di trovarsi tutte più o meno sullo stesso piano di importanza. Allineate anche ai precetti generali della chiesa. Le spiegazioni teologiche ne razionalizzavano alcune al punto da sembrare che volessero arrivare a togliere loro il senso del mistero. Avvicinando altre religioni, serie, ci accorgiamo dell'essenzialità del mistero. Fa parte della natura di Dio e dà alla nostra fede piena possibilità di esprimersi. D'altra parte non fa meraviglia che elementi come il dolore o misteri come l'aldilà, parte viva delle esigenze umane, siano studiati, interpretati in maniera diversa secondo le varie culture. Non tutto può essere oggetto di dogma e l'uomo ha pieno diritto di indagare.
Quello che a prima vista può venire rifiutato come aberrante, in realtà ha uno sfondo comune. L'unione perfetta con Dio, ad esempio, esige una purificazione seria che nell'ambito cristiano è pensata nel Purgatorio, in quello induista nella Reincarnazione. E' solo un accenno per dire quanto ci sia fondamentalmente in comune e come in ambito religioso il mistero vada rispettato, senza condanne indebite di ciò che non ha un valore assoluto.