|
|
MEDICI e MEDICINE TRADIZIONALI
L'esperienza di una religiosa, medico in Mozambico
di Odile Striby
L'opinione pubblica del mondo
occidentale guarda con sospetto e diffidenza le medicine e i
metodi curativi propri della cultura africana.
Ma è tutto negativo? Non c'è niente di valido da ricavare da
una pratica che si basa sull'esperienza plurisecolare di tutto
un continente? Il problema ha degli aspetti missionari?
Riportiamo l'esperienza e le osservazioni della dottoressa Sr.
Odile Striby, delle Suore Bianche, medico in un ospedale del
Mozambico.
Arrivando
come medico e come missionaria straniera in mezzo agli "Ndau"
del Mozambico, mi pareva importante fin dall'inizio scoprire
le "forze vitali" già esistenti fra loro. Ero
convinta di poter incontrare famiglie e individui che
lottavano, con i mezzi a loro portata e con l'aiuto
dell'esperienza degli antenati, in favore della vita e di una
salute migliore. I lunghi anni di guerra civile avevano
distrutto molti posti di sanità pubblica. Durante i 17 anni
di regime marxista del Frelimo non c'erano medicinali. L'unica
possibilità per la gente ammalata era la medicina
tradizionale.
Desideravo conoscere nella maniera più concreta ed oggettiva
possibile questa medicina tradizionale, e con l'aiuto di
coloro che la praticano, scoprire in essa tutto il buono,
tutto ciò che contribuisce veramente a migliorare la salute e
a rendere la vita più felice. Per questo mi pare importante
parlare qui di "medici tradizionali" o
"curatori", e distinguerli così dai
"maghi" o "stregoni", dato che non sono la
stessa cosa. Questi ultimi sono soliti utilizzare gli
"spiriti" per fare del male, per vendicarsi e recare
danno.
Un obbiettivo generale
Mi
sforzavo di stabilire buoni rapporti con i medici
tradizionali, perché desideravo aiutare a ristabilire la
fiducia sia tra i medici tradizionali e il personale
dell'ospedale, come fra i mozambicani divisi fra loro dalla
guerra civile. Volevo valorizzare la cultura degli Ndau e
lavorare con tutti, medici tradizionali e personale
dell'ospedale, quelli del Frelimo e quelli della Renamo, in
favore di una sanità migliore per tutti, senza spirito di
rivalità, dialogando, per contribuire così alla
riconciliazione e alla costruzione di una pace duratura. Fin
dal suo arrivo la nostra comunità di quattro Missionarie di
Nostra Signora d'Africa (Suore Bianche), si occupa in
particolare dei rifugiati che tornano nel paese, delle donne,
dei giovani e della fondazione di comunità cristiane di base.
Nell'ospedale, io sono il solo medico occidentale.
Da dove incominciare?
Appena arrivata dovetti mettermi a lavorare
nell'ospedale. Imparai immediatamente due cose: quanto era
difficile comunicare senza conoscere la lingua locale (il
chindau) e l'importanza che aveva la medicina tradizionale.
L'uomo che ogni sera mi insegnava il chindau
mi mise in contatto con due medici tradizionali, perché
potessi imparare tutto il vocabolario relativo alla salute e
alle infermità locali. Così mi resi conto delle loro
conoscenze mediche e della loro esperienza. Eravamo d'accordo
sull'interpretazione di certe malattie, per esempio malattie
trasmesse sessualmente, malattie della pelle, psichiatriche,
ecc. Con altre malattie l'interpretazione è differente, come
nel caso della tubercolosi e della cirrosi epatica, che essi
includono fra le malattie sessualmente trasmissibili.
L'epilessia e le malattie cerebrali sono messe in rapporto con
la credenza negli spiriti.
E' un mondo molto complesso e difficile da penetrare. A poco a
poco, man mano che ci conoscevamo meglio, questi due medici si
posero in contatto con la loro sezione locale della
"Associa-zione di medici tradizionali mozambicani" (Ametramo).
Dopo tanti anni di isolamento e di persecuzione avevano
sentito il bisogno di riunirsi mensilmente, uomini e donne. La
prima volta che andai alla loro riunione rimasi molto
contenta: ci presentammo, scambiammo informazioni e ci dicemmo
che avevamo interesse a lavorare insieme. E così
incominciammo i nostri incontri.
Riunioni mensili
Ogni mese ci riuniamo una ventina di
rappresentanti dell'ospedale e dell' Ametramo, per trattare un
tema, scelto alternativamente dai medici tradizionali o da
noi. La fase dello scambio reciproco di notizie sulla
situazione sanitaria è la più importante di tutta la
riunione. Essi ci informano su quali sono le malattie più
frequenti in questo o quel periodo, i problemi sanitari più
urgenti per tale stagione o tale zona, le lagnanze o le
richieste della gente a proposito dell'ospedale. Da parte
nostra li informiamo su quello che stiamo facendo, delle
campagne di vaccinazione, ecc. Fra i temi che abbiamo discusso
insieme finora ci sono le malattie sessualmente trasmissibili,
il coma, le convulsioni, le diarree, i vomiti, la
disidratazione, le anemie, i parassiti intestinali, i vaccini,
il rischi della gravidanza e del parto, ecc. Durante la
riunione ognuno espone il proprio punto di vista, la sua
maniera di interpretare e trattare la malattia in questione.
C'è un ascolto reciproco, ci sono domande, che a volte si
lasciano senza risposte... Non c'è una risposta per tutto e
ciascuno deve trovare la sua via di uscita. Questo richiede
molto rispetto e molti sforzi, perché si tocca profondamente
la storia della cultura e della religione tradizionale.
Un esempio. Qualcuno che soffre di una crisi di malaria
cerebrale avrà convulsioni, agitazione grave e movimenti
disordinati. Per la medicina tradizionale non c'è dubbio: si
tratta di "Mandhlozi", cioè di possessione da parte
dello spirito di un guerriero zulù, morto e lasciato senza
sepoltura. (...)
La malattia tra cultura e storia
Gli spiriti sono molti, con differenti
funzioni e modi di attuarle. Alcuni, i buoni, sono considerati
come protettori e guardiani delle tradizioni e dei costumi.
Ricordano alle persone gli obblighi e la morale, se è
necessario anche in caso di malattia o della morte di un
membro della famiglia. (...)In questo cammino mi ha aiutato
molto la fiducia manifestata da parecchi medici tradizionali,
che sono venuti all'ospedale con l'uno o l'altro dei loro
parenti, gravemente o seriamente ammalato. La medicina moderna
ha potuto salvarli. Ora ci affidano altri pazienti.
Da parte nostra abbiamo costatato che certi casi di
schizofrenia, di sterilità o di malattie cutanee rispondono
positivamente alle cure dei medici tradizionali, fino a
guarire. In che maniera? C'è in questo qualcosa che merita di
essere investigato e studiato profondamente e con mezzi dei
quali non disponiamo nel nostro piccolo ospedale di
Espungabera. I medici tradizionali conoscono prodotti naturali
con proprietà curative: sementi e foglie ricche di ferro e di
proteine, radici polverizzate che equivalgono alla vitamina B
complex e che i curatori sanno usare bene. Un'altra semente
serve per purificare l'acqua.
Sfide per i missionari
Come medico provo interesse per queste
conoscenze naturali. Però come missionaria, perché il
compito sia realizzato dagli africani stessi e sia duraturo,
vedo la necessità di trovare la maniera di mettere in
relazione tutto questo con ciò che sta avvenendo a livello
nazionale. Per questo mi pare di vedere due sfide per i
missionari nel campo della sanità in Africa. Anzitutto,
bisogna lasciarsi interpellare dalla medicina tradizionale,
che ha un'altra maniera di accostarsi alla malattia e al
malato, un'altra concezione del corpo e dell'essere umano, in
relazione con l'universo intero. Non ci sono né libri né
scuole, tutto deve essere imparato dagli africani... e subito,
senza a priori né pregiudizi, discernere e proporre umilmente
i possibili vantaggi della medicina moderna. In secondo luogo:
solo i mozambicani potranno far sì che le conoscenze dei due
mondi si incontrino. Se purificano le loro culture da ogni
alienazione e se vengono stimolati a continuare la ricerca,
aiuteranno il mondo a conoscere meglio ciò che vuol dire
curare.
A noi missionarie e missionari si chiede che con stima
accompagniamo, animiamo, uniamo la gente, ma senza guardare al
nostro profitto né cercare di sostituirli.
|