AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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MEDICI e MEDICINE TRADIZIONALI
L'esperienza di una religiosa, medico in Mozambico

di Odile Striby

L'opinione pubblica del mondo occidentale guarda con sospetto e diffidenza le medicine e i metodi curativi propri della cultura africana.
Ma è tutto negativo? Non c'è niente di valido da ricavare da una pratica che si basa sull'esperienza plurisecolare di tutto un continente? Il problema ha degli aspetti missionari?
Riportiamo l'esperienza e le osservazioni della dottoressa Sr. Odile Striby, delle Suore Bianche, medico in un ospedale del Mozambico.

 

Arrivando come medico e come missionaria straniera in mezzo agli "Ndau" del Mozambico, mi pareva importante fin dall'inizio scoprire le "forze vitali" già esistenti fra loro. Ero convinta di poter incontrare famiglie e individui che lottavano, con i mezzi a loro portata e con l'aiuto dell'esperienza degli antenati, in favore della vita e di una salute migliore. I lunghi anni di guerra civile avevano distrutto molti posti di sanità pubblica. Durante i 17 anni di regime marxista del Frelimo non c'erano medicinali. L'unica possibilità per la gente ammalata era la medicina tradizionale.
Desideravo conoscere nella maniera più concreta ed oggettiva possibile questa medicina tradizionale, e con l'aiuto di coloro che la praticano, scoprire in essa tutto il buono, tutto ciò che contribuisce veramente a migliorare la salute e a rendere la vita più felice. Per questo mi pare importante parlare qui di "medici tradizionali" o "curatori", e distinguerli così dai "maghi" o "stregoni", dato che non sono la stessa cosa. Questi ultimi sono soliti utilizzare gli "spiriti" per fare del male, per vendicarsi e recare danno.

 

Un obbiettivo generale

Mi sforzavo di stabilire buoni rapporti con i medici tradizionali, perché desideravo aiutare a ristabilire la fiducia sia tra i medici tradizionali e il personale dell'ospedale, come fra i mozambicani divisi fra loro dalla guerra civile. Volevo valorizzare la cultura degli Ndau e lavorare con tutti, medici tradizionali e personale dell'ospedale, quelli del Frelimo e quelli della Renamo, in favore di una sanità migliore per tutti, senza spirito di rivalità, dialogando, per contribuire così alla riconciliazione e alla costruzione di una pace duratura. Fin dal suo arrivo la nostra comunità di quattro Missionarie di Nostra Signora d'Africa (Suore Bianche), si occupa in particolare dei rifugiati che tornano nel paese, delle donne, dei giovani e della fondazione di comunità cristiane di base. Nell'ospedale, io sono il solo medico occidentale.

 

Da dove incominciare?

Appena arrivata dovetti mettermi a lavorare nell'ospedale. Imparai immediatamente due cose: quanto era difficile comunicare senza conoscere la lingua locale (il chindau) e l'importanza che aveva la medicina tradizionale. L'uomo che ogni sera mi insegnava il chindau mi mise in contatto con due medici tradizionali, perché potessi imparare tutto il vocabolario relativo alla salute e alle infermità locali. Così mi resi conto delle loro conoscenze mediche e della loro esperienza. Eravamo d'accordo sull'interpretazione di certe malattie, per esempio malattie trasmesse sessualmente, malattie della pelle, psichiatriche, ecc. Con altre malattie l'interpretazione è differente, come nel caso della tubercolosi e della cirrosi epatica, che essi includono fra le malattie sessualmente trasmissibili. L'epilessia e le malattie cerebrali sono messe in rapporto con la credenza negli spiriti.
E' un mondo molto complesso e difficile da penetrare. A poco a poco, man mano che ci conoscevamo meglio, questi due medici si posero in contatto con la loro sezione locale della "Associa-zione di medici tradizionali mozambicani" (Ametramo). Dopo tanti anni di isolamento e di persecuzione avevano sentito il bisogno di riunirsi mensilmente, uomini e donne. La prima volta che andai alla loro riunione rimasi molto contenta: ci presentammo, scambiammo informazioni e ci dicemmo che avevamo interesse a lavorare insieme. E così incominciammo i nostri incontri.

 

Riunioni mensili

Ogni mese ci riuniamo una ventina di rappresentanti dell'ospedale e dell' Ametramo, per trattare un tema, scelto alternativamente dai medici tradizionali o da noi. La fase dello scambio reciproco di notizie sulla situazione sanitaria è la più importante di tutta la riunione. Essi ci informano su quali sono le malattie più frequenti in questo o quel periodo, i problemi sanitari più urgenti per tale stagione o tale zona, le lagnanze o le richieste della gente a proposito dell'ospedale. Da parte nostra li informiamo su quello che stiamo facendo, delle campagne di vaccinazione, ecc. Fra i temi che abbiamo discusso insieme finora ci sono le malattie sessualmente trasmissibili, il coma, le convulsioni, le diarree, i vomiti, la disidratazione, le anemie, i parassiti intestinali, i vaccini, il rischi della gravidanza e del parto, ecc. Durante la riunione ognuno espone il proprio punto di vista, la sua maniera di interpretare e trattare la malattia in questione. C'è un ascolto reciproco, ci sono domande, che a volte si lasciano senza risposte... Non c'è una risposta per tutto e ciascuno deve trovare la sua via di uscita. Questo richiede molto rispetto e molti sforzi, perché si tocca profondamente la storia della cultura e della religione tradizionale.
Un esempio. Qualcuno che soffre di una crisi di malaria cerebrale avrà convulsioni, agitazione grave e movimenti disordinati. Per la medicina tradizionale non c'è dubbio: si tratta di "Mandhlozi", cioè di possessione da parte dello spirito di un guerriero zulù, morto e lasciato senza sepoltura. (...)

 

La malattia tra cultura e storia

Gli spiriti sono molti, con differenti funzioni e modi di attuarle. Alcuni, i buoni, sono considerati come protettori e guardiani delle tradizioni e dei costumi. Ricordano alle persone gli obblighi e la morale, se è necessario anche in caso di malattia o della morte di un membro della famiglia. (...)In questo cammino mi ha aiutato molto la fiducia manifestata da parecchi medici tradizionali, che sono venuti all'ospedale con l'uno o l'altro dei loro parenti, gravemente o seriamente ammalato. La medicina moderna ha potuto salvarli. Ora ci affidano altri pazienti.
Da parte nostra abbiamo costatato che certi casi di schizofrenia, di sterilità o di malattie cutanee rispondono positivamente alle cure dei medici tradizionali, fino a guarire. In che maniera? C'è in questo qualcosa che merita di essere investigato e studiato profondamente e con mezzi dei quali non disponiamo nel nostro piccolo ospedale di Espungabera. I medici tradizionali conoscono prodotti naturali con proprietà curative: sementi e foglie ricche di ferro e di proteine, radici polverizzate che equivalgono alla vitamina B complex e che i curatori sanno usare bene. Un'altra semente serve per purificare l'acqua.

 

Sfide per i missionari

Come medico provo interesse per queste conoscenze naturali. Però come missionaria, perché il compito sia realizzato dagli africani stessi e sia duraturo, vedo la necessità di trovare la maniera di mettere in relazione tutto questo con ciò che sta avvenendo a livello nazionale. Per questo mi pare di vedere due sfide per i missionari nel campo della sanità in Africa. Anzitutto, bisogna lasciarsi interpellare dalla medicina tradizionale, che ha un'altra maniera di accostarsi alla malattia e al malato, un'altra concezione del corpo e dell'essere umano, in relazione con l'universo intero. Non ci sono né libri né scuole, tutto deve essere imparato dagli africani... e subito, senza a priori né pregiudizi, discernere e proporre umilmente i possibili vantaggi della medicina moderna. In secondo luogo: solo i mozambicani potranno far sì che le conoscenze dei due mondi si incontrino. Se purificano le loro culture da ogni alienazione e se vengono stimolati a continuare la ricerca, aiuteranno il mondo a conoscere meglio ciò che vuol dire curare.
A noi missionarie e missionari si chiede che con stima accompagniamo, animiamo, uniamo la gente, ma senza guardare al nostro profitto né cercare di sostituirli.