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Il contestato Ralley Parigi-Dakar
di Alberto Rovelli
Lo scorso gennaio ha avuto luogo la
ventesima corsa Parigi-Dakar (Senegal), spettacolo
pubblicitario di tutti i tipi di autoveicoli, attraverso il
deserto del Sahara e i villaggi più poveri dell'Africa.
Ralley sempre contestato per le vittime che causa e l'inutile
ed insultorio sfoggio di potenza industriale nei luoghi più
poveri della terra.
"Parigi-Dakar: Parigi del
cuore":
Dopo 20 anni d'esistenza, la Parigi-Dakar è
ancora una questione di cuore: la passione per la corsa.
Una
competizione di 15 giorni difficile da portare a termine,
ancora più difficile da vincere. Amore per il Ralley puro,
per il desiderio dei grandi spazi desertici dove si
"sfreccia" ai 200 all'ora.
"Parigi-Dakar: Parigi del
denaro":
20 anni dopo, l'avventura Dakar è diventata
la Dakar-appalto della Società A.S.O. Vi si impegnano
milionari e miliardari, sponsorizzati a colpi di miliardi.
La "Dakar" è diventata una delle più interessanti
vetrine pubblicitarie, resa ancor più forte dalla presenza
della televisione, prima di tutto per i giganti della
produzione di auto e moto, ma anche per i giganti
dell'industria mondiale di ogni tipo.
"Parigi-Dakar: Parigi in festa":
La carovana della Dakar è una festa per una
parte dei maliani, come la carovana del Giro di Francia è una
festa per coloro che si spostano per vederlo passare. Ma si
tratta di una festa dalle caratteristiche estranee al contesto
naturale del Mali.
Dakar del cuore
"
Io vi porto alle porte dell'avventura, ma tocca a voi aprirle
per sfidare la sorte" (Thierry Sabine). Queste parole di
colui che ha fondato e diretto la Parigi-Dakar per 8 anni
riflettono lo spirito che animava i primi partecipanti al
Ralley. La morte di Thierry Sabine nel 1986 ha provocato la
fine di questo spirito d'avventura. (1)
"Non è più come prima" (Cyrille Neveu). (2)
"Era una cosa da pazzi, ma ci andavamo!" (Hubert
Auriol). (3)
Certo la passione resta anche oggi, ma non è più quella di
prima. E' finita la corsa avventurosa quando i motociclisti
portavano lo zaino e il bidone di benzina e non c'era il
camion per l'assistenza per la maggioranza dei partecipanti.
Si è passati dall'avventura alla corsa pura, dalla guida
istintiva alla guida assistita.
" La filosofia della Dakar è cambiata
radicalmente." (Cyrille Neveu). Si è passati dall'
"arrangiarsi" dei primi Dakar, all'assistenza
continua con camions e elicotteri. Si è passati dalla bussola
appesa intorno al collo, al G.P.S.(4). Il pericolo di perdersi
nel deserto è praticamente nullo, oggi.
Comunque,
per tutti i partecipanti, il rischio resta: rischio di rompere
qualcosa, di cadere, di perdersi momentaneamente. I singoli
concorrenti lottano soltanto contro la panne, l'usura, la
fatica, con il timore, ogni mattina, di doversi ritirare, di
dover salire sulla macchina che raccoglie gli
"scarti" o l'elicottero-ambulanza, abbandonando nel
deserto il proprio mezzo che può rappresentare mesi o anni di
lavoro e di economie! Il rischio di una eliminazione che
comporterebbe il ritorno in Europa a proprie spese! Il rischio
di una momentanea interruzione delle informazioni dovute a una
panne del G.P.S. o a un errore del "Road-book" (1).
La Dakar resta anche, soprattutto per i motociclisti, una rude
scuola di resistenza e tenacia. Le condizioni della corsa
rimangono difficili: tappe da 700 a 1100 chilometri fra le
rocce, i sassi, la polvere, le dune di sabbia, i pantani, con
arrivi in piena notte, per coloro che hanno un ritardo di 2, 3
o anche 6, 8 ore. Tutto questo significa una lotta con se
stessi che mette in valore vere qualità di carattere e
personali.
"Se vuoi vincere una Dakar, bisogna
amare l'Africa e fare un tutt'uno con il suo panorama". (Stéphane
Peterhan- sel) (2)
E'
vero che bisogna amare il deserto, i paesaggi africani, per
lanciarsi nella Dakar. Certi concorrenti che vi hanno preso
parte più volte, dicono che questa corsa fa loro conoscere
l'Africa e gli africani. Come si fa a dire queste cose quando
si attraversano deserto e paesi a più di 120 chilometri
all'ora, avvolti in nuvole di polvere, per 15 giorni con un
solo giorno di riposo? All'arrivo delle tappe la maggior parte
dei concorrenti sono impegnati con le riparazioni o la
revisione del loro veicolo, accovacciati vicino al loro mezzo
per lunghe ore della notte. Tutti i concorrenti sono ansiosi
d'arrivare al termine della tappa o del Ralley, possibilmente
vincitori. L'85% di loro corre per vincere. Non conoscono i
nomi delle etnie, e spesso neppure quello delle regioni che
attraversano. Il Ralley conserva perfino l'ora della Francia e
non quella del paese che attraversa, vive in un mondo chiuso,
con barriere protettive, come fanno i turisti occidentali.
Molti concorrenti, per il timore di essere derubati, cercano
di evitare ogni contatto con la popolazione locale.
Tuttavia alcune Televisioni hanno saputo integrare, anche nei
programmi trasmessi in diretta degli arrivi delle tappe, dei
servizi molto belli sulla vita e i problemi delle popolazioni
del Sahel o del Sahara. Certi corridori che non hanno potuto
che intravedere i paesaggi e la diversità delle etnie
africane, sono poi ritornati come turisti dopo il Ralley, per
conoscere veramente un poco l'Africa e gli africani.
Dakar del denaro
"La Dakar è una corsa per ricchi" (Claude Arnoux)
(3)
"La Dakar è prima di tutto una grande impresa
commerciale" (J-Ph. Pivert) (4). Anche se si è
sponsorizzati, bisogna avere molto denaro per parteciparvi.
Certi hanno fatto fallimento per assicurarsi la partecipazione
di molti concorrenti.
I
miliardi investiti nella Dakar dagli sponsor si trasformano in
una pioggia di vendite assicurate per le grandi marche,
oggetto della pubblicità. I miliardi che se ne vanno in fumo
attraverso i tubi di scarico nel deserto ritornano nelle casse
dei grandi fabbricanti di auto e di moto: Mitsubishi, Yamaha,
KTM, BMW, Cagiva, Toyota Honda, Nissan...
Parigi-Dakar: una industria che rende moltissimo fino ad oggi,
nel 1998: 371 partecipanti alla partenza, 25 aerei, 7
elicotteri...centinaia di tecnici e organizzatori. Un affare
di miliardi, ma solo le briciole in Africa.
Il denaro dei ricchi della Dakar cade in Africa nelle tasche
dei ricchi dell'Africa: i concessionari di prodotti
petroliferi, i proprietari degli alberghi, dei camping, ecc...
Nel 1998 mentre la Dakar faceva tappa per un giorno a Gao, i
campings erano quasi vuoti: la Dakar vive praticamente in modo
autonomo, autarchico ovunque passa e malgrado quello che
alcuni raccontano.
Parigi e la festa
Frastuono, una carovana variopinta, la velocità, dei
veicoli mai visti, dei motociclisti diritti sulle loro moto,
decine di aerei sopra un aeroporto deserto tutto l'anno: La
Parigi-Dakar è arrivata!
Attraverso l'inferriata che circonda l'aeroporto dove staziona
tutta la carovana della Dakar, Aziz, dieci anni, ha potuto intravedere
soltanto i 223 sopravvissuti ai 7500 chilometri di corsa già
percorsi attraverso il deserto del Marocco, della Mauritania e
del Mali. Come le centinaia di giovani e bambini, venuti a
piedi dalla città di Gao, distante 7 chilometri, Aziz non ha
potuto avvicinarsi ai parcheggi circondati dai militari
dell'esercito maliano. Tutti contemplano da lontano quel
luccichio della ricchezza arrivata dall'occidente... il paese
dei bianchi...Come tutti i giovani intorno a lui, Aziz sogna
di possedere, un giorno, una di queste moto per fare della
velocità e dei volteggi sulle piste del deserto che circonda
la città.
Dakar e la partecipazione
Per qualche ora tutti questi giovani, venuti dalla città
degli Askia, si sentono veramente uniti al mondo moderno e
ricco dei bianchi, dei "nazaras", che vedono
normalmente, ma solo in immagine, alla televisione o nei films.
"Il
Rallye è passato da noi; non siamo completamente dimenticati
dal mondo dei ricchi anche se non siamo che il 172°, su 174,
nella lista dei paesi in via di sviluppo redatto dall'O.N.U."
Il sogno non durerà che una giornata: domani mattina i bolidi
fuggiranno verso l'ovest a 200 all'ora sulla pista di
Tombouctou. Ripartiranno verso quei paesi dell'Europa dove
tanti maliani sognano di andare, mentre molti concorrenti
della Dakar ne sono usciti per fuggire al grigiore delle
città e gli orizzonti del "metro-lavoro-riposo".
Davanti all'inferiata che lo separa dai parcheggi della Dakar,
Aziz ha potuto comperarsi, per mangiare, un piatto di riso a
150 franchi CFA (1.50 franchi francesi) e un'arancia a 25
franchi CFA (a.25 ff). Infatti si trovano lì anche loro le
decine di donne venute dalla città: hanno aperto i loro
ristoranti di fortuna: un banco, delle stuoie, una
pentola...Al loro fianco gli artigiani sonrais e tuareg hanno
steso sul terreno le stuoie con sopra gli oggetti del loro
artigianato locale. Alcuni sono giunti da Bamako (1200 Km.)
con i loro oggetti d'arte; tutti moltiplicando i loro prezzi
per 10, 20, 30 e anche 50, nella speranza di fare gli
interessi che li farà vivere una buona parte dell'anno! Ma la
gente della Dakar con le tasche piene di denaro, avranno il
tempo di fermarsi cinque minuti davanti a questo mercato,
uscendo con i loro bolidi dal loro campo trincerato?
Dakar e i poveri
Sì i poveri non hanno altro modo, per raccogliere le
briciole di questa manna che passa come una ventata, che
taccheggiare i ricchi della Parigi-Dakar, o rubare ai
milionari che sfilano davanti a loro che, normalmente, non
possono fare che un pasto al giorno. E' così che 2 camion
dell'assistenza sono stati saccheggiati, quest'anno, in pieno
deserto vicino a Tombouctou, a 900 chilometri a nord di Gao. A
Gao poi sono stati scagliati sassi contro le macchine dei
concorrenti...Gesti inammissibili, certamente, ma le
circostanze attenuanti sono parecchie per chi sa che molti
nella regione di Gao non fanno che "sopravvivere" .
Cercando di capire
"Vi porto alle porte dell'avventura" diceva
Thierry Sabine. "Vi porto alle porte della miseria e al
centro della povertà materiale dell'Africa" avrebbe
potuto dire lanciando i suoi concorrenti sulle piste del nord
del Mali.
"Rispettate i poveri dei quali fate brillare d'invidia
gli occhi alla vista delle vostre ricchezze, strepitando con
le moto davanti...Cercate di capire: i vostri bolidi li fanno
sognare...i vostri soldi usciti dalle vostre tasche sono una
aggressione per loro... Aprite i vostri occhi...le vostre
orecchie...e i vostri cuori per simpatizzare...Ma chissà se
ne avrete il tempo!".
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