AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 6-2008

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Il contestato Ralley Parigi-Dakar

di Alberto Rovelli

Lo scorso gennaio ha avuto luogo la ventesima corsa Parigi-Dakar (Senegal), spettacolo pubblicitario di tutti i tipi di autoveicoli, attraverso il deserto del Sahara e i villaggi più poveri dell'Africa. Ralley sempre contestato per le vittime che causa e l'inutile ed insultorio sfoggio di potenza industriale nei luoghi più poveri della terra.

 

"Parigi-Dakar: Parigi del cuore":

Dopo 20 anni d'esistenza, la Parigi-Dakar è ancora una questione di cuore: la passione per la corsa.
Una competizione di 15 giorni difficile da portare a termine, ancora più difficile da vincere. Amore per il Ralley puro, per il desiderio dei grandi spazi desertici dove si "sfreccia" ai 200 all'ora.

"Parigi-Dakar: Parigi del denaro":

20 anni dopo, l'avventura Dakar è diventata la Dakar-appalto della Società A.S.O. Vi si impegnano milionari e miliardari, sponsorizzati a colpi di miliardi.
La "Dakar" è diventata una delle più interessanti vetrine pubblicitarie, resa ancor più forte dalla presenza della televisione, prima di tutto per i giganti della produzione di auto e moto, ma anche per i giganti dell'industria mondiale di ogni tipo.

"Parigi-Dakar: Parigi in festa":

La carovana della Dakar è una festa per una parte dei maliani, come la carovana del Giro di Francia è una festa per coloro che si spostano per vederlo passare. Ma si tratta di una festa dalle caratteristiche estranee al contesto naturale del Mali.
Dakar del cuore
" Io vi porto alle porte dell'avventura, ma tocca a voi aprirle per sfidare la sorte" (Thierry Sabine). Queste parole di colui che ha fondato e diretto la Parigi-Dakar per 8 anni riflettono lo spirito che animava i primi partecipanti al Ralley. La morte di Thierry Sabine nel 1986 ha provocato la fine di questo spirito d'avventura. (1)
"Non è più come prima" (Cyrille Neveu). (2)
"Era una cosa da pazzi, ma ci andavamo!" (Hubert Auriol). (3)
Certo la passione resta anche oggi, ma non è più quella di prima. E' finita la corsa avventurosa quando i motociclisti portavano lo zaino e il bidone di benzina e non c'era il camion per l'assistenza per la maggioranza dei partecipanti. Si è passati dall'avventura alla corsa pura, dalla guida istintiva alla guida assistita.
" La filosofia della Dakar è cambiata radicalmente." (Cyrille Neveu). Si è passati dall' "arrangiarsi" dei primi Dakar, all'assistenza continua con camions e elicotteri. Si è passati dalla bussola appesa intorno al collo, al G.P.S.(4). Il pericolo di perdersi nel deserto è praticamente nullo, oggi.

Comunque, per tutti i partecipanti, il rischio resta: rischio di rompere qualcosa, di cadere, di perdersi momentaneamente. I singoli concorrenti lottano soltanto contro la panne, l'usura, la fatica, con il timore, ogni mattina, di doversi ritirare, di dover salire sulla macchina che raccoglie gli "scarti" o l'elicottero-ambulanza, abbandonando nel deserto il proprio mezzo che può rappresentare mesi o anni di lavoro e di economie! Il rischio di una eliminazione che comporterebbe il ritorno in Europa a proprie spese! Il rischio di una momentanea interruzione delle informazioni dovute a una panne del G.P.S. o a un errore del "Road-book" (1).
La Dakar resta anche, soprattutto per i motociclisti, una rude scuola di resistenza e tenacia. Le condizioni della corsa rimangono difficili: tappe da 700 a 1100 chilometri fra le rocce, i sassi, la polvere, le dune di sabbia, i pantani, con arrivi in piena notte, per coloro che hanno un ritardo di 2, 3 o anche 6, 8 ore. Tutto questo significa una lotta con se stessi che mette in valore vere qualità di carattere e personali.

"Se vuoi vincere una Dakar, bisogna amare l'Africa e fare un tutt'uno con il suo panorama". (Stéphane Peterhan- sel) (2)
E' vero che bisogna amare il deserto, i paesaggi africani, per lanciarsi nella Dakar. Certi concorrenti che vi hanno preso parte più volte, dicono che questa corsa fa loro conoscere l'Africa e gli africani. Come si fa a dire queste cose quando si attraversano deserto e paesi a più di 120 chilometri all'ora, avvolti in nuvole di polvere, per 15 giorni con un solo giorno di riposo? All'arrivo delle tappe la maggior parte dei concorrenti sono impegnati con le riparazioni o la revisione del loro veicolo, accovacciati vicino al loro mezzo per lunghe ore della notte. Tutti i concorrenti sono ansiosi d'arrivare al termine della tappa o del Ralley, possibilmente vincitori. L'85% di loro corre per vincere. Non conoscono i nomi delle etnie, e spesso neppure quello delle regioni che attraversano. Il Ralley conserva perfino l'ora della Francia e non quella del paese che attraversa, vive in un mondo chiuso, con barriere protettive, come fanno i turisti occidentali. Molti concorrenti, per il timore di essere derubati, cercano di evitare ogni contatto con la popolazione locale.
Tuttavia alcune Televisioni hanno saputo integrare, anche nei programmi trasmessi in diretta degli arrivi delle tappe, dei servizi molto belli sulla vita e i problemi delle popolazioni del Sahel o del Sahara. Certi corridori che non hanno potuto che intravedere i paesaggi e la diversità delle etnie africane, sono poi ritornati come turisti dopo il Ralley, per conoscere veramente un poco l'Africa e gli africani.

Dakar del denaro
"La Dakar è una corsa per ricchi" (Claude Arnoux) (3)
"La Dakar è prima di tutto una grande impresa commerciale" (J-Ph. Pivert) (4). Anche se si è sponsorizzati, bisogna avere molto denaro per parteciparvi. Certi hanno fatto fallimento per assicurarsi la partecipazione di molti concorrenti.
I miliardi investiti nella Dakar dagli sponsor si trasformano in una pioggia di vendite assicurate per le grandi marche, oggetto della pubblicità. I miliardi che se ne vanno in fumo attraverso i tubi di scarico nel deserto ritornano nelle casse dei grandi fabbricanti di auto e di moto: Mitsubishi, Yamaha, KTM, BMW, Cagiva, Toyota Honda, Nissan...
Parigi-Dakar: una industria che rende moltissimo fino ad oggi, nel 1998: 371 partecipanti alla partenza, 25 aerei, 7 elicotteri...centinaia di tecnici e organizzatori. Un affare di miliardi, ma solo le briciole in Africa.
Il denaro dei ricchi della Dakar cade in Africa nelle tasche dei ricchi dell'Africa: i concessionari di prodotti petroliferi, i proprietari degli alberghi, dei camping, ecc...
Nel 1998 mentre la Dakar faceva tappa per un giorno a Gao, i campings erano quasi vuoti: la Dakar vive praticamente in modo autonomo, autarchico ovunque passa e malgrado quello che alcuni raccontano.

 

Parigi e la festa
Frastuono, una carovana variopinta, la velocità, dei veicoli mai visti, dei motociclisti diritti sulle loro moto, decine di aerei sopra un aeroporto deserto tutto l'anno: La Parigi-Dakar è arrivata!
Attraverso l'inferriata che circonda l'aeroporto dove staziona tutta la carovana della Dakar, Aziz, dieci anni, ha potuto intravedere soltanto i 223 sopravvissuti ai 7500 chilometri di corsa già percorsi attraverso il deserto del Marocco, della Mauritania e del Mali. Come le centinaia di giovani e bambini, venuti a piedi dalla città di Gao, distante 7 chilometri, Aziz non ha potuto avvicinarsi ai parcheggi circondati dai militari dell'esercito maliano. Tutti contemplano da lontano quel luccichio della ricchezza arrivata dall'occidente... il paese dei bianchi...Come tutti i giovani intorno a lui, Aziz sogna di possedere, un giorno, una di queste moto per fare della velocità e dei volteggi sulle piste del deserto che circonda la città.

 

Dakar e la partecipazione
Per qualche ora tutti questi giovani, venuti dalla città degli Askia, si sentono veramente uniti al mondo moderno e ricco dei bianchi, dei "nazaras", che vedono normalmente, ma solo in immagine, alla televisione o nei films.
"Il Rallye è passato da noi; non siamo completamente dimenticati dal mondo dei ricchi anche se non siamo che il 172°, su 174, nella lista dei paesi in via di sviluppo redatto dall'O.N.U."
Il sogno non durerà che una giornata: domani mattina i bolidi fuggiranno verso l'ovest a 200 all'ora sulla pista di Tombouctou. Ripartiranno verso quei paesi dell'Europa dove tanti maliani sognano di andare, mentre molti concorrenti della Dakar ne sono usciti per fuggire al grigiore delle città e gli orizzonti del "metro-lavoro-riposo".
Davanti all'inferiata che lo separa dai parcheggi della Dakar, Aziz ha potuto comperarsi, per mangiare, un piatto di riso a 150 franchi CFA (1.50 franchi francesi) e un'arancia a 25 franchi CFA (a.25 ff). Infatti si trovano lì anche loro le decine di donne venute dalla città: hanno aperto i loro ristoranti di fortuna: un banco, delle stuoie, una pentola...Al loro fianco gli artigiani sonrais e tuareg hanno steso sul terreno le stuoie con sopra gli oggetti del loro artigianato locale. Alcuni sono giunti da Bamako (1200 Km.) con i loro oggetti d'arte; tutti moltiplicando i loro prezzi per 10, 20, 30 e anche 50, nella speranza di fare gli interessi che li farà vivere una buona parte dell'anno! Ma la gente della Dakar con le tasche piene di denaro, avranno il tempo di fermarsi cinque minuti davanti a questo mercato, uscendo con i loro bolidi dal loro campo trincerato?

 

Dakar e i poveri
Sì i poveri non hanno altro modo, per raccogliere le briciole di questa manna che passa come una ventata, che taccheggiare i ricchi della Parigi-Dakar, o rubare ai milionari che sfilano davanti a loro che, normalmente, non possono fare che un pasto al giorno. E' così che 2 camion dell'assistenza sono stati saccheggiati, quest'anno, in pieno deserto vicino a Tombouctou, a 900 chilometri a nord di Gao. A Gao poi sono stati scagliati sassi contro le macchine dei concorrenti...Gesti inammissibili, certamente, ma le circostanze attenuanti sono parecchie per chi sa che molti nella regione di Gao non fanno che "sopravvivere" .

 

Cercando di capire
"Vi porto alle porte dell'avventura" diceva Thierry Sabine. "Vi porto alle porte della miseria e al centro della povertà materiale dell'Africa" avrebbe potuto dire lanciando i suoi concorrenti sulle piste del nord del Mali.
"Rispettate i poveri dei quali fate brillare d'invidia gli occhi alla vista delle vostre ricchezze, strepitando con le moto davanti...Cercate di capire: i vostri bolidi li fanno sognare...i vostri soldi usciti dalle vostre tasche sono una aggressione per loro... Aprite i vostri occhi...le vostre orecchie...e i vostri cuori per simpatizzare...Ma chissà se ne avrete il tempo!".