AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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La sfida dell'Islam

L'Islam conosce una costante rinascita in Africa orientale, profittando delle varie circostanze storiche, politiche ed economiche che giocano a favore degli stati arabi musulmani, impegnati nella diffusione dell'Islam. Il nostro corrispondente spiega perché i cristiani hanno una innata paura della rinascita dell'Islam e cosa dovrebbero fare per dare una risposta adeguata.

 

La rinascita dell'Islam nell'Africa Orientale non può passare inosservata. La si può notare non soltanto nelle terre tradizionalmente islamiche, ma anche in paesi dove fino a poco tempo fa era virtualmente sconosciuto. Anche dove l'effettivo numero di musulmani è esiguo l'Islam è dappertutto visibile e udibile... In tutta l'Africa orientale ci sono migliaia di moschee, nei villaggi e nelle città, dappertutto si diffonde con altoparlanti la chiamata alla preghiera; università islamiche, scuole, dispensari e centri culturali; programmi TV islamici, video e giornali; partiti politici o organizzazioni islamiche; banche, istituzioni e moda islamica.
I musulmani hanno ritrovato la fierezza della loro religione e stile di vita. Reclamano un più grande posto nella società e dimostrano grande zelo nel convertire altri alla loro religione. L'obbiettivo apertamente mirato dall'Appello Missionario islamico, Da'wa al-Islamiya, è di rendere l'Africa musulmana per l'anno duemila.
L'Islam è una realtà molto complessa, che contiene molti elementi in opposizione fra loro. I Fondamentalisti predicano un ritorno letterale alla stretta interpretazione della Shari'a e rigettano i valori occidentali. La maggior parte del musulmani moderati cercano di adattare la modernità alle proprie credenze religiose. Non tutti i musulmani sono d'accordo sulle strategie missionarie. Alcuni mirano ad un'immediata e violenta presa del potere politico; altri vogliono che la comunità musulmana cresca con le conversioni. Tutti vogliono che l'Islam diventi la forza dominante in Africa e nel mondo nel prossimo millennio.
I cristiani hanno una innata paura dell'Islam e le loro reazioni vanno dall'ansietà o dal panico allo spiegare la rinascita islamica in termini di petrodollari. Né la paura né l'illusione sono una buona guida per un'azione positiva. Se non altro dobbiamo riconoscere che la rinascita islamica è una sfida all'autocompiacimento della cristianità e dimostra la debolezza e le difficoltà dell'evangelizzazione. Una realistica visione generale della situazione aiuterà a determinare più efficaci strategie di evangelizzazione.

 

Fattori che favoriscono la rinascita islamica

I molti fattori che favoriscono la rinascita islamica nell'Africa Orientale includono la volontà di superare l'arretratezza che ha impedito ai musulmani di esercitare il loro legittimo ruolo nella costruzione del futuro dei propri paesi. Durante il periodo coloniale essi hanno respinto l'istruzione finendo per marginalizzarsi e ora reclamano a gran voce un più grande ruolo nella società. Le scuole cristiane hanno fornito la maggior parte dei leader della nuova Africa, che per lo più si sono mostrati poco preoccupati del bene comune. I pochi leader musulmani si sono dimostrati altrettanto corrotti, ma la maggioranza cristiana costituisce un facile bersaglio.
Il predominio economico dell'occidente ha sostituito la dominazione politica e militare. Nella mente di molti africani "Occidente" è uguale (erroneamente) a "Cristiano" e il cristianesimo può essere descritto come parte dei problemi dell'Africa. La combinazione di politiche economiche neo-liberali imposte e la corruzione politica interna ha prodotto una piccola élite viziata, una classe media depressa, e miseria per la massa della popolazione. Gli affamati sono una facile preda per chiunque offre una alternativa alla loro triste situazione. In occidente una giovane generazione secolarizzata liquida un secolo di sforzi missionari compiuti in Africa come dominazione culturale e non sono disposti a sostenerla finanziariamente. Nel frattempo i petrodollari hanno messo immense ricchezze nelle mani dei capi degli stati arabi, pronti ad investire generosamente nello sforzo missionario dell'Islam.
Molti tabù della tradizione africana sono scomparsi, sostituiti solo parzialmente dal cristianesimo. Scandali sessuali o finanziari, che compromettevano capi cristiani, largamente pubblicizzati, hanno diminuito la credibilità morale del cristianesimo. Di fronte al caos morale, la Shari'a può essere effettivamente presentata come un'attraente alternativa al collasso sociale e morale. Le televisioni e i video stranieri tendono ad alienare gli africani dalle loro radici culturali e a distruggere un personale e comunitario senso di identità. L'islam si presenta a quanti sono sradicati culturalmente e spiritualmente come la religione dell'Africa, che lotta contro la dominazione culturale dell'occidente, ma che spesso non riconosce che l'Islam stesso è usato per promuovere la dominazione culturale araba.
I valori secolari dell'occidente hanno separato il secolare e il sacro. L'islam, che fonde insieme religione e politica, è più vicino al concetto africano tradizionale di società.
Sotto l'impatto dell'occidente la solidarietà politica e familiare è stata molto indebolita. L'islam promette di riedificare un certo senso di appartenenza. Il fondamentalismo islamico, come ogni genere di fondamentalismo, "ritorna alle basi" ed offre sicurezza agli ansiosi. I giovani vogliono libertà. La nostra forma centralizzata di cristianesimo attira meno dell'islam, che ha meno strutture, nessuna classe sacerdotale, ed offre un codice superficialmente stretto, ma che, almeno in Africa Orientale, è imposto in maniera indulgente e tollerante. Contrariamente a quello che si pensa comunemente l'islam offre un buon insieme di diritti alle donne, anche se in pratica le donne possono essere oppresse in maniera estrema. Alcune donne vedono la cultura islamica come una protezione contro la promiscuità occidentale e la commercializzazione del sesso.
Ma le carte non sono necessariamente tutte in favore dell'islam.
Il mondo islamico è macchiato dai ricordi della tratta e dello sfruttamento degli schiavi. Malgrado recenti sforzi di ammodernamento il mondo musulmano è ancora visto come piuttosto primitivo. Molti dei suoi usi sono alieni all'Africa. Come il cristianesimo è tristemente diviso, così lo è anche l'islam. Il razzismo è imperversante nei paesi arabi, come scoprono molto presto gli studenti africani, e l'immagine di intolleranza persiste tuttora. I massicci aiuti finanziari rinforzano la sua immagine di un'importazione straniera.

 

Il Sinodo africano: una forte risposta pastorale

Quali che siano i fatti della rinascita islamica, la risposta non si trova né nella paura né nelle polemiche. Una positiva risposta pastorale consisterebbe nel prendere seriamente il Sinodo africano e lavorare per una più profonda inculturazione del messaggio cristiano. Così come stanno le cose noi abbiamo scartato molti dei vecchi simboli, senza sostituirli con dei nuovi. La chiesa deve essere visibile quanto la moschea. Le nostre parrocchie e chiese succursali devono essere non solo centri religiosi, ma anche centri di attività e di celebrazioni di ogni genere.
L'istruzione è stata una colonna dell'attività missionaria in Africa Orientale, ma dobbiamo approfondire la conoscenza e l'impegno religioso dei nostri studenti. Sotto i programmi di Aggiustamento Strutturale l'istruzione in Africa Orientale non è più gratuita o ampiamente sussidiata. Le istituzioni islamiche invece offrono la "tentazione" dell'istruzione gratuita, compreso il sogno degli studi all'estero, mentre le nostre università cattoliche devono imporre pesanti rette scolastiche per sopravvivere. Lo stesso vale per il nostro sistema sanitario e altri servizi sociali. Siamo noi veramente una chiesa di condivisione, pronti a vivere all'altezza del nostro impegno nella giustizia sociale?
Sullo sfondo della minaccia politica da parte dell'islam, i cattolici devono scrollarsi di dosso la passività che hanno ereditato e diventare politicamente coscienti e impegnati nella lotta per la democrazia. Il miglior contributo che la Chiesa può dare è di dare l'esempio coinvolgendo tutta la comunità nel processo decisionale. Nel campo finanziario dobbiamo esaminare come usiamo le somme disponibili e dimostrare maggior responsabilità nei nostri progetti di sviluppo. Il denaro non è sempre la risposta ai problemi, ma piuttosto la formazione dei cattolici al senso di responsabilità, di cooperazione e duro lavoro. La povertà alle volte spinge i cattolici ad entrare in relazione matrimoniale con famiglie musulmane benestanti; aiutare i cattolici ad essere più indipendenti economicamente aumenta il loro margine di scelta.
Il Sinodo africano era nella linea giusta quando richiedeva che l'evangelizzazione incominciasse dall'interno, mostrando come il Vangelo può diventare una forza di trasformazione nelle nostre famiglie, nelle comunità, scuole e collegi. Richiede un cambiamento dal "mantenimento sacramentale di individui" alla costruzione di comunità viventi ed aperte all'esterno, mediante la formazione di un laicato basato sul Vangelo. I seminari dovrebbero formare degli evangelizzatori, non solo teologi ed amministratori. Dobbiamo andare oltre la teoria in fatto di inculturazione. Dobbiamo interessare laici qualificati insieme a teologi.
Ora la Chiesa è più profondamente interessata nei problemi sociali, economici e politici. Poiché questi problemi interessano tutti, essi offrono l'opportunità di lavorare insieme ai musulmani per la giustizia sociale e di dimostrare la nostra sincerità difendendo le minoranze musulmane specialmente in Europa. Ma là dove i musulmani stessi opprimono le altre minoranze religiose, noi dobbiamo difendere i diritti umani e religiosi, seguendo l'esempio dei coraggiosi vescovi del Sudan.
Il Sinodo ci chiede di andare al di là di una maggiore tolleranza e iniziare un rispettoso dialogo con le altre religioni. Qui noi dobbiamo incoraggiare il "dialogo della vita", rispettando riti, cerimonie e feste. La nostra catechesi deve essere riformata e mettere l'accento su ciò che è comune alle due fedi e rendere i cristiani più coscienti della profondità della loro fede. Il vero dialogo può venire solo dalla convinzione che lo Spirito di Gesù è all'opera in ogni persona umana.
In fine, cosa dobbiamo pensare della rinascita religiosa dei musulmani, così visibile quando pregano in pubblico, quando accorrono in massa alla preghiera del venerdì, e nel loro zelo missionario? Perché dovrebbe questo preoccuparci? Non dovremmo noi piuttosto essere lieti di vedere gente che ritrova la via per tornare alla preghiera, al culto e alla vita morale? L'impegno musulmano alla preghiera e al digiuno potrebbe indurci a mettere in questione i nostri atteggiamenti religiosi e morali tiepidi o lassi ed aiutarci ad essere maggiormente cristiani di tutto cuore. Una genuina rinascita islamica può essere una sfida e una grazia per i cristiani.