|
|
La sfida dell'Islam
L'Islam conosce una costante rinascita
in Africa orientale, profittando delle varie circostanze
storiche, politiche ed economiche che giocano a favore degli
stati arabi musulmani, impegnati nella diffusione dell'Islam.
Il nostro corrispondente spiega perché i cristiani hanno una
innata paura della rinascita dell'Islam e cosa dovrebbero fare
per dare una risposta adeguata.
La
rinascita dell'Islam nell'Africa Orientale non può passare
inosservata. La si può notare non soltanto nelle terre
tradizionalmente islamiche, ma anche in paesi dove fino a poco
tempo fa era virtualmente sconosciuto. Anche dove l'effettivo
numero di musulmani è esiguo l'Islam è dappertutto visibile
e udibile... In tutta l'Africa orientale ci sono migliaia di
moschee, nei villaggi e nelle città, dappertutto si diffonde
con altoparlanti la chiamata alla preghiera; università
islamiche, scuole, dispensari e centri culturali; programmi TV
islamici, video e giornali; partiti politici o organizzazioni
islamiche; banche, istituzioni e moda islamica.
I musulmani hanno ritrovato la fierezza della loro religione e
stile di vita. Reclamano un più grande posto nella società e
dimostrano grande zelo nel convertire altri alla loro
religione. L'obbiettivo apertamente mirato dall'Appello
Missionario islamico, Da'wa al-Islamiya, è di rendere
l'Africa musulmana per l'anno duemila.
L'Islam è una realtà molto complessa, che contiene molti
elementi in opposizione fra loro. I Fondamentalisti predicano
un ritorno letterale alla stretta interpretazione della
Shari'a e rigettano i valori occidentali. La maggior parte del
musulmani moderati cercano di adattare la modernità alle
proprie credenze religiose. Non tutti i musulmani sono
d'accordo sulle strategie missionarie. Alcuni mirano ad
un'immediata e violenta presa del potere politico; altri
vogliono che la comunità musulmana cresca con le conversioni.
Tutti vogliono che l'Islam diventi la forza dominante in
Africa e nel mondo nel prossimo millennio.
I cristiani hanno una innata paura dell'Islam e le loro
reazioni vanno dall'ansietà o dal panico allo spiegare la
rinascita islamica in termini di petrodollari. Né la paura
né l'illusione sono una buona guida per un'azione positiva.
Se non altro dobbiamo riconoscere che la rinascita islamica è
una sfida all'autocompiacimento della cristianità e dimostra
la debolezza e le difficoltà dell'evangelizzazione. Una
realistica visione generale della situazione aiuterà a
determinare più efficaci strategie di evangelizzazione.
Fattori che favoriscono la rinascita
islamica
I molti fattori che favoriscono la rinascita
islamica nell'Africa Orientale includono la volontà di
superare l'arretratezza che ha impedito ai musulmani di
esercitare il loro legittimo ruolo nella costruzione del
futuro dei propri paesi. Durante il periodo coloniale essi
hanno respinto l'istruzione finendo per marginalizzarsi e ora
reclamano a gran voce un più grande ruolo nella società. Le
scuole cristiane hanno fornito la maggior parte dei leader
della nuova Africa, che per lo più si sono mostrati poco
preoccupati del bene comune. I pochi leader musulmani si sono
dimostrati altrettanto corrotti, ma la maggioranza cristiana
costituisce un facile bersaglio.
Il
predominio economico dell'occidente ha sostituito la
dominazione politica e militare. Nella mente di molti africani
"Occidente" è uguale (erroneamente) a
"Cristiano" e il cristianesimo può essere descritto
come parte dei problemi dell'Africa. La combinazione di
politiche economiche neo-liberali imposte e la corruzione
politica interna ha prodotto una piccola élite viziata, una
classe media depressa, e miseria per la massa della
popolazione. Gli affamati sono una facile preda per chiunque
offre una alternativa alla loro triste situazione. In
occidente una giovane generazione secolarizzata liquida un
secolo di sforzi missionari compiuti in Africa come
dominazione culturale e non sono disposti a sostenerla
finanziariamente. Nel frattempo i petrodollari hanno messo
immense ricchezze nelle mani dei capi degli stati arabi,
pronti ad investire generosamente nello sforzo missionario
dell'Islam.
Molti tabù della tradizione africana sono scomparsi,
sostituiti solo parzialmente dal cristianesimo. Scandali
sessuali o finanziari, che compromettevano capi cristiani,
largamente pubblicizzati, hanno diminuito la credibilità
morale del cristianesimo. Di fronte al caos morale, la Shari'a
può essere effettivamente presentata come un'attraente
alternativa al collasso sociale e morale. Le televisioni e i
video stranieri tendono ad alienare gli africani dalle loro
radici culturali e a distruggere un personale e comunitario
senso di identità. L'islam si presenta a quanti sono
sradicati culturalmente e spiritualmente come la religione
dell'Africa, che lotta contro la dominazione culturale
dell'occidente, ma che spesso non riconosce che l'Islam stesso
è usato per promuovere la dominazione culturale araba.
I valori secolari dell'occidente hanno separato il secolare e
il sacro. L'islam, che fonde insieme religione e politica, è
più vicino al concetto africano tradizionale di società.
Sotto l'impatto dell'occidente la solidarietà politica e
familiare è stata molto indebolita. L'islam promette di
riedificare un certo senso di appartenenza. Il fondamentalismo
islamico, come ogni genere di fondamentalismo, "ritorna
alle basi" ed offre sicurezza agli ansiosi. I giovani
vogliono libertà. La nostra forma centralizzata di
cristianesimo attira meno dell'islam, che ha meno strutture,
nessuna classe sacerdotale, ed offre un codice
superficialmente stretto, ma che, almeno in Africa Orientale,
è imposto in maniera indulgente e tollerante. Contrariamente
a quello che si pensa comunemente l'islam offre un buon
insieme di diritti alle donne, anche se in pratica le donne
possono essere oppresse in maniera estrema. Alcune donne
vedono la cultura islamica come una protezione contro la
promiscuità occidentale e la commercializzazione del sesso.
Ma le carte non sono necessariamente tutte in favore
dell'islam.
Il mondo islamico è macchiato dai ricordi della tratta e
dello sfruttamento degli schiavi. Malgrado recenti sforzi di
ammodernamento il mondo musulmano è ancora visto come
piuttosto primitivo. Molti dei suoi usi sono alieni
all'Africa. Come il cristianesimo è tristemente diviso, così
lo è anche l'islam. Il razzismo è imperversante nei paesi
arabi, come scoprono molto presto gli studenti africani, e
l'immagine di intolleranza persiste tuttora. I massicci aiuti
finanziari rinforzano la sua immagine di un'importazione
straniera.
Il Sinodo africano: una forte risposta
pastorale
Quali che siano i fatti della rinascita
islamica, la risposta non si trova né nella paura né nelle
polemiche. Una positiva risposta pastorale consisterebbe nel
prendere seriamente il Sinodo africano e lavorare per una più
profonda inculturazione del messaggio cristiano. Così come
stanno le cose noi abbiamo scartato molti dei vecchi simboli,
senza sostituirli con dei nuovi. La chiesa deve essere
visibile quanto la moschea. Le nostre parrocchie e chiese
succursali devono essere non solo centri religiosi, ma anche
centri di attività e di celebrazioni di ogni genere.
L'istruzione
è stata una colonna dell'attività missionaria in Africa
Orientale, ma dobbiamo approfondire la conoscenza e l'impegno
religioso dei nostri studenti. Sotto i programmi di
Aggiustamento Strutturale l'istruzione in Africa Orientale non
è più gratuita o ampiamente sussidiata. Le istituzioni
islamiche invece offrono la "tentazione"
dell'istruzione gratuita, compreso il sogno degli studi
all'estero, mentre le nostre università cattoliche devono
imporre pesanti rette scolastiche per sopravvivere. Lo stesso
vale per il nostro sistema sanitario e altri servizi sociali.
Siamo noi veramente una chiesa di condivisione, pronti a
vivere all'altezza del nostro impegno nella giustizia sociale?
Sullo sfondo della minaccia politica da parte dell'islam, i
cattolici devono scrollarsi di dosso la passività che hanno
ereditato e diventare politicamente coscienti e impegnati
nella lotta per la democrazia. Il miglior contributo che la
Chiesa può dare è di dare l'esempio coinvolgendo tutta la
comunità nel processo decisionale. Nel campo finanziario
dobbiamo esaminare come usiamo le somme disponibili e
dimostrare maggior responsabilità nei nostri progetti di
sviluppo. Il denaro non è sempre la risposta ai problemi, ma
piuttosto la formazione dei cattolici al senso di
responsabilità, di cooperazione e duro lavoro. La povertà
alle volte spinge i cattolici ad entrare in relazione
matrimoniale con famiglie musulmane benestanti; aiutare i
cattolici ad essere più indipendenti economicamente aumenta
il loro margine di scelta.
Il Sinodo africano era nella linea giusta quando richiedeva
che l'evangelizzazione incominciasse dall'interno, mostrando
come il Vangelo può diventare una forza di trasformazione
nelle nostre famiglie, nelle comunità, scuole e collegi.
Richiede un cambiamento dal "mantenimento sacramentale di
individui" alla costruzione di comunità viventi ed
aperte all'esterno, mediante la formazione di un laicato
basato sul Vangelo. I seminari dovrebbero formare degli
evangelizzatori, non solo teologi ed amministratori. Dobbiamo
andare oltre la teoria in fatto di inculturazione. Dobbiamo
interessare laici qualificati insieme a teologi.
Ora la Chiesa è più profondamente interessata nei problemi
sociali, economici e politici. Poiché questi problemi
interessano tutti, essi offrono l'opportunità di lavorare
insieme ai musulmani per la giustizia sociale e di dimostrare
la nostra sincerità difendendo le minoranze musulmane
specialmente in Europa. Ma là dove i musulmani stessi
opprimono le altre minoranze religiose, noi dobbiamo difendere
i diritti umani e religiosi, seguendo l'esempio dei coraggiosi
vescovi del Sudan.
Il Sinodo ci chiede di andare al di là di una maggiore
tolleranza e iniziare un rispettoso dialogo con le altre
religioni. Qui noi dobbiamo incoraggiare il "dialogo
della vita", rispettando riti, cerimonie e feste. La
nostra catechesi deve essere riformata e mettere l'accento su
ciò che è comune alle due fedi e rendere i cristiani più
coscienti della profondità della loro fede. Il vero dialogo
può venire solo dalla convinzione che lo Spirito di Gesù è
all'opera in ogni persona umana.
In fine, cosa dobbiamo pensare della rinascita religiosa dei
musulmani, così visibile quando pregano in pubblico, quando
accorrono in massa alla preghiera del venerdì, e nel loro
zelo missionario? Perché dovrebbe questo preoccuparci? Non
dovremmo noi piuttosto essere lieti di vedere gente che
ritrova la via per tornare alla preghiera, al culto e alla
vita morale? L'impegno musulmano alla preghiera e al digiuno
potrebbe indurci a mettere in questione i nostri atteggiamenti
religiosi e morali tiepidi o lassi ed aiutarci ad essere
maggiormente cristiani di tutto cuore. Una genuina rinascita
islamica può essere una sfida e una grazia per i cristiani.
|