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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Reincarnazione: salvezza calcolata

di Maddalena Masutti

"Chi lo crederebbe ? Più si è cristiani e più si opta per la reincarnazione. E' il risultato di un'indagine sociologica molto accurata. Si tratta della più grande sfida lanciata alla Chiesa romana dopo la Riforma" (J. Prieur).
Sfida che vale anche per Ebraismo ed Islam.

 

Un fenomeno popolare

Il fascino della reincarnazione, fenomeno in crescita sbalorditiva, è uno degli elementi capaci di accomunare le religioni tra loro. In maniera spontanea, al di là delle specifiche differenziazioni. Definita una specie di "mistica nebulosa" la reincarnazione unisce una disparità di elementi difficili da amalgamare. A scanso di equivoci è bene sottolineare che essa è un prodotto di "fede popolare". Non riconducibile a fondatori di religioni o maestri di culto. Lo stesso Budda, che per i seguaci è un grande sostenitore, l'ha trovata nel bagaglio popolare del suo tempo.
Lo Shivaismo del Kasmir ha come scritti-base i "Tantra", testi che secondo i seguaci, sono sempre esistiti perché rappresentano "l'effluvio ispiratore divino". Non parlano di reincarnazione. Il "Rig-Veda" il più antico testo indu di possibile consultazione, composto un millennio prima di Cristo, non ne fa menzione. Si trovano le prime tracce nelle "Upanisad" scritte nel VII° secolo a.C.. E si vedrà con quale significato. Nella "Bhagavad Gita" (II° a.C.) si diffonde un po' di più. L'idea della reincarnazione, quando si afferma in Oriente, esprime il bisogno di purificazione per raggiungere Dio. Non viene proposta quale piano voluto dall'Essere supremo. E' come se l'uomo stesso, considerando di non avercela fatta, cercasse una possibilità di perfezionamento ulteriore in un'altra vita. Quasi per legge di natura.
L'idea di purezza ed espiazione per l'unione con Dio, ha una portata universale. Il francese Jacques Le Goff, storico medievalista, ha fatto uno studio particolarmente interessante sulla nascita e l'affermazione del concetto di "Purgatorio", durante il Medioevo europeo. Il fondamentale bisogno di "purezza" dell'anima viene tradotto in maniera quasi tangibile, da espressione popolare: il fuoco! Il concetto-immagine si è divulgato interessando comunità locali, vescovi, fino ad arrivare a bolle pontificie e alla formulazione delle indulgenze. L'espressione della fede popolare non è necessariamente riconducibile ad una dottrina filosoficamente o scientificamente intesa.

 

Dove nasce e tra chi si diffonde.

A chi ritiene che il classico luogo di nascita della reincarnazione sia l'estremo Oriente, J. Prieur fa notare che essa è presente come idea anche nella primissima storia europea. Si riscontra in effetti presso i Germani, i Celti, i Greci e vagamente anche tra i Romani. "E' tipica dei paesi dalle foglie caduche, che i Semiti figli del deserto non hanno conosciuto". Ricorda che Tirannis, gran dio dei Celti, veniva sempre rappresentato con la ruota, simbolo appunto della reincarnazione. E cita la testimonianza di Cesare nel De bello Gallico: "I druidi ci tengono molto ad insegnare che le anime non muoiono e dopo la morte passano da un corpo ad un altro. Credono che questa verità infonda coraggio e disprezzo della morte". Tra i Greci la reincarnazione o metempsicosi si afferma con l'orfismo (VI° sec.a.C), continua con Pitagora, Platone, il neoplatonismo e gnosticismo. Si assopisce con l'affermarsi del cristianesimo, ma rinasce con gli albigesi e i catari nel Medioevo e rifiorisce nel Rinascimento, grazie allo studio dei classici antichi. Viene ripresa da esponenti di rilievo dell'Illuminismo. Ha poi una buona diffusione in tutto l'Occidente nella seconda metà dell'800, grazie all'espansione dell'induismo e soprattutto del buddismo. Da questa frettolosa carellata si potrebbe dedurre che l'impressionante dinamica con cui riesplode al momento presente, sia dovuta alla rivendicazione di diritti atavici. Da una ricerca del 1990 risultava che negli USA i credenti nella reincarnazione erano in media il 22% della popolazione, in Canada il 27%. L'inchiesta europea condotta dal sociologo Ives Lambert per il CNRS (Gruppo di sociologia delle religioni e della laicità) è risultata molto dettagliata e molto significativa.
Qualche linea generale: i sostenitori della reincarnazione si aggirano sul 22%, ma la media cresce per i giovani e gli anziani, per le donne rispetto agli uomini. Si va dal 27% al 15% fra coloro che si definiscono "religiosi" rispetto ai "non religiosi". Tra i credenti nella Chiesa, il 32% ammette la reincarnazione contro il 15% di chi nella Chiesa non ha più fiducia. Il 43% degli Europei che credono nella risurrezione, credono anche nella reincarnazione. La Francia supera la media europea con il 24%, la Svizzera con il 27%. Ovunque la fede nella reincarnazione è più alta nei cattolici. Ma cattolici e protestanti hanno al riguardo una linea d'intesa.
Chi scrive ha voluto interessarsi del fenomeno reincarnazione, per avere occasionalmente assistito, in Italia e tra persone di solida tradizione cattolica, a fatti di questo genere: gente anziana è legata mensilmente al pignoramento della pensione per frequentare corsi costosissimi che garantirebbero una "buona rinascita". Giovani di ambo i sessi versano parte dello stipendio per comperare corsi che frequenteranno solo a pagamento esaurito. Per intraprendere un tipo di vita che permetta una buona rinascita. Disposti a compromettere futuro, professione, famiglia. Nonni che rimangono estasiati di fronte ad espressioni originali dei nipoti e fantasticano sulla loro vita precedente.
Si sono già affermati anche in Italia centri specializzati per "riattraversare" le vite precedenti e trovare nel karma (azione) di altre esistenze la causa di malattie, limitazioni e disagi di quella presente. Le prestazioni costosissime si avvalgono dell'ingenuità di persone sprovvedute. Anche se non sempre.
In linea generale la reincarnazione è ritenuta in Occidente, nei ceti di una certa cultura, come una novità che tende a conciliare l'antichissima saggezza orientale con un certo evoluzionismo scientifico moderno. Ma la saggezza orientale non si nutre della speranza di rinascita neanche per una prospettiva migliore. Mira alla formazione dell'uomo in vista dell'assorbimento totale del suo spirito in Dio ed ha il proprio compimento con il passaggio che è la morte. La reincarnazione è considerata da chi l'ammette, come "una calamità spaventosa".
Al di là della congerie di dilettanti e sostenitori di movimenti religiosi fasulli, ci sono maestri orientali veri uomini di Dio che si adoperano per il risveglio spirituale anche fra gli Occidentali. Non parlano mai delle vite passate. Ci tengono a sottolineare, se interrogati, che la vera attenzione deve essere per la vita presente. Nelle conferenze sulla morte o l'aldilà, (attestazione per avervi partecipato di persona), non appare mai la reincarnazione, ritenuta "una credenza popolare che può distogliere molto dall'impegno quotidiano" e non merita che le si dedichi seriamente del tempo.
J.Paul Guetny, ha constatato che i numerosissimi reincarnazionisti occidentali "non sono d'accordo su nulla: sul numero di vite di cui un uomo o una donna possono disporre, sui luoghi di scelta possibili o le forme da assumere, sulla durata tra l'una e l'altra..." Il modello greco non è quello asiatico o della New Age. Anche nell'induismo, buddismo o jainismo prende fisionomie diverse che evolvono lungo i secoli. E poi che cos'è che trasmigra? L'induismo ammette un principio assoluto, il Sé, che il buddismo non riconosce. Per il primo le rinascite non sono manifestazioni di una personalità che appare o riappare identica a se stessa. Quello che per noi è l'individuo persona, per il buddismo è la concordanza transitoria di più componenti. A colpire di più rimane il fatto che la "nostra" gente la ritiene una "credenza" come tante altre e non si interessa di sapere che cosa sia veramente. Non sa perché vi aderisce, non la mette in discussione. E non sente il bisogno di una cultura religiosa più solida.

Al tempo di Gesù.

Anche se viene ritenuta una credenza condivisa da tutti più o meno, non è proprio così. Secondo Erodoto, afferma J. P. Guetny, gli Egiziani non l'avrebbero adottata e nemmeno le civiltà del Medio-Oriente. E' stato contestato chi pensava di averla scoperta in Africa, dove l'uomo è considerato un punto di convergenza, un recettore che parecchi hanno contribuito a costruire. Nel- l'Islam ne vengono contaminati i mistici e nel mondo ebraico, impermeabile all'argomento, filtra qualche nozione. Lo si deduce anche dal rapporto di Gesù con la sua gente.
"Perché i maestri della legge dicono che prima di tutto deve tornare Elia?" (Mat.17,10).
Per molti il Battista poteva essere Elia reincarnato. Ma dalle parole di Gesù è chiaro che Giovanni Battista assume il ruolo profetico che un tempo era stato di Elia. A proposito del cieco nato: "Chi ha peccato, lui o i suoi genitori?" "Né lui, né loro..."
Egli rifiuta ogni spiegazione del male fisico tramite un male precedente. Quando poi si parla di "rinascita" (Gv.3,3-8...), il termine indica un rinnovamento in questa vita. Nella lettera agli Ebrei (9,27) si legge: "Tutti gli uomini muoiono una sola volta e poi sono giudicati da Dio".
M. Hubaut si è domandato "se il fa- scino della reincarnazione non sia espressione delle gravi difficoltà che ha l'uomo moderno di lasciarsi 'salvare', completare, da qualcuno che non sia lui stesso".
Nella reincarnazione non esiste alcun appello alla grazia di Dio. L'individualismo esasperato del nostro tempo si infiltra in maniera notevole, legato com'è al bisogno di realizzazione e sicurezza personale.
Il materialismo palpabile diffuso ovunque, non concede più nulla al mistero. Né in questa vita, né nell'altra. Tutto deve essere calcolato e previsto. Vi gioca moltissimo anche il senso di solitudine che porta a forme ibride di misticismo. E il bisogno di esorcizzare la morte: si muore sì... ma si rinasce! Da qui scaturisce l'ottimismo che accompagna la reincarnazione "all'occidentale". Un ibrido ottimismo che segna pure la morte della fede in Gesù Cristo. In Lui, il Salvatore. Vincitore della morte!