|
|
Reincarnazione: salvezza calcolata
di Maddalena Masutti
"Chi lo crederebbe ? Più si è
cristiani e più si opta per la reincarnazione. E' il
risultato di un'indagine sociologica molto accurata. Si tratta
della più grande sfida lanciata alla Chiesa romana dopo la
Riforma" (J. Prieur).
Sfida che vale anche per Ebraismo ed Islam.
Un fenomeno popolare
Il
fascino della reincarnazione, fenomeno in crescita
sbalorditiva, è uno degli elementi capaci di accomunare le
religioni tra loro. In maniera spontanea, al di là delle
specifiche differenziazioni. Definita una specie di
"mistica nebulosa" la reincarnazione unisce una
disparità di elementi difficili da amalgamare. A scanso di
equivoci è bene sottolineare che essa è un prodotto di
"fede popolare". Non riconducibile a fondatori di
religioni o maestri di culto. Lo stesso Budda, che per i
seguaci è un grande sostenitore, l'ha trovata nel bagaglio
popolare del suo tempo.
Lo Shivaismo del Kasmir ha come scritti-base i "Tantra",
testi che secondo i seguaci, sono sempre esistiti perché
rappresentano "l'effluvio ispiratore divino". Non
parlano di reincarnazione. Il "Rig-Veda" il più
antico testo indu di possibile consultazione, composto un
millennio prima di Cristo, non ne fa menzione. Si trovano le
prime tracce nelle "Upanisad" scritte nel VII°
secolo a.C.. E si vedrà con quale significato. Nella
"Bhagavad Gita" (II° a.C.) si diffonde un po' di
più. L'idea della reincarnazione, quando si afferma in
Oriente, esprime il bisogno di purificazione per raggiungere
Dio. Non viene proposta quale piano voluto dall'Essere
supremo. E' come se l'uomo stesso, considerando di non
avercela fatta, cercasse una possibilità di perfezionamento
ulteriore in un'altra vita. Quasi per legge di natura.
L'idea di purezza ed espiazione per l'unione con Dio, ha una
portata universale. Il francese Jacques Le Goff, storico
medievalista, ha fatto uno studio particolarmente interessante
sulla nascita e l'affermazione del concetto di
"Purgatorio", durante il Medioevo europeo. Il
fondamentale bisogno di "purezza" dell'anima viene
tradotto in maniera quasi tangibile, da espressione popolare:
il fuoco! Il concetto-immagine si è divulgato interessando
comunità locali, vescovi, fino ad arrivare a bolle pontificie
e alla formulazione delle indulgenze. L'espressione della
fede popolare non è necessariamente riconducibile ad una
dottrina filosoficamente o scientificamente intesa.
Dove nasce e tra chi si diffonde.
A
chi ritiene che il classico luogo di nascita della
reincarnazione sia l'estremo Oriente, J. Prieur fa notare che
essa è presente come idea anche nella primissima storia
europea. Si riscontra in effetti presso i Germani, i Celti, i
Greci e vagamente anche tra i Romani. "E' tipica dei
paesi dalle foglie caduche, che i Semiti figli del deserto non
hanno conosciuto". Ricorda che Tirannis, gran dio dei
Celti, veniva sempre rappresentato con la ruota, simbolo
appunto della reincarnazione. E cita la testimonianza di
Cesare nel De bello Gallico: "I druidi ci tengono molto
ad insegnare che le anime non muoiono e dopo la morte passano
da un corpo ad un altro. Credono che questa verità infonda
coraggio e disprezzo della morte". Tra i Greci la
reincarnazione o metempsicosi si afferma con l'orfismo (VI°
sec.a.C), continua con Pitagora, Platone, il neoplatonismo e
gnosticismo. Si assopisce con l'affermarsi del cristianesimo,
ma rinasce con gli albigesi e i catari nel Medioevo e
rifiorisce nel Rinascimento, grazie allo studio dei classici
antichi. Viene ripresa da esponenti di rilievo
dell'Illuminismo. Ha poi una buona diffusione in tutto
l'Occidente nella seconda metà dell'800, grazie
all'espansione dell'induismo e soprattutto del buddismo. Da
questa frettolosa carellata si potrebbe dedurre che
l'impressionante dinamica con cui riesplode al momento
presente, sia dovuta alla rivendicazione di diritti atavici.
Da una ricerca del 1990 risultava che negli USA i credenti
nella reincarnazione erano in media il 22% della popolazione,
in Canada il 27%. L'inchiesta europea condotta dal sociologo
Ives Lambert per il CNRS (Gruppo di sociologia delle religioni
e della laicità) è risultata molto dettagliata e molto
significativa.
Qualche linea generale: i sostenitori della reincarnazione si
aggirano sul 22%, ma la media cresce per i giovani e gli
anziani, per le donne rispetto agli uomini. Si va dal 27% al
15% fra coloro che si definiscono "religiosi"
rispetto ai "non religiosi". Tra i credenti nella
Chiesa, il 32% ammette la reincarnazione contro il 15% di chi
nella Chiesa non ha più fiducia. Il 43% degli Europei che
credono nella risurrezione, credono anche nella
reincarnazione. La Francia supera la media europea con il 24%,
la Svizzera con il 27%. Ovunque la fede nella reincarnazione
è più alta nei cattolici. Ma cattolici e protestanti hanno
al riguardo una linea d'intesa.
Chi scrive ha voluto interessarsi del fenomeno reincarnazione,
per avere occasionalmente assistito, in Italia e tra persone
di solida tradizione cattolica, a fatti di questo genere:
gente anziana è legata mensilmente al pignoramento della
pensione per frequentare corsi costosissimi che garantirebbero
una "buona rinascita". Giovani di ambo i sessi
versano parte dello stipendio per comperare corsi che
frequenteranno solo a pagamento esaurito. Per intraprendere un
tipo di vita che permetta una buona rinascita. Disposti a
compromettere futuro, professione, famiglia. Nonni che
rimangono estasiati di fronte ad espressioni originali dei
nipoti e fantasticano sulla loro vita precedente.
Si sono già affermati anche in Italia centri specializzati
per "riattraversare" le vite precedenti e trovare
nel karma (azione) di altre esistenze la causa di malattie,
limitazioni e disagi di quella presente. Le prestazioni
costosissime si avvalgono dell'ingenuità di persone
sprovvedute. Anche se non sempre.
In linea generale la reincarnazione è ritenuta in Occidente,
nei ceti di una certa cultura, come una novità che tende a
conciliare l'antichissima saggezza orientale con un certo
evoluzionismo scientifico moderno. Ma la saggezza orientale
non si nutre della speranza di rinascita neanche per una
prospettiva migliore. Mira alla formazione dell'uomo in vista
dell'assorbimento totale del suo spirito in Dio ed ha il
proprio compimento con il passaggio che è la morte. La
reincarnazione è considerata da chi l'ammette, come "una
calamità spaventosa".
Al di là della congerie di dilettanti e sostenitori di
movimenti religiosi fasulli, ci sono maestri orientali veri
uomini di Dio che si adoperano per il risveglio spirituale
anche fra gli Occidentali. Non parlano mai delle vite passate.
Ci tengono a sottolineare, se interrogati, che la vera
attenzione deve essere per la vita presente. Nelle conferenze
sulla morte o l'aldilà, (attestazione per avervi partecipato
di persona), non appare mai la reincarnazione, ritenuta
"una credenza popolare che può distogliere molto
dall'impegno quotidiano" e non merita che le si dedichi
seriamente del tempo.
J.Paul Guetny, ha constatato che i numerosissimi
reincarnazionisti occidentali "non sono d'accordo su
nulla: sul numero di vite di cui un uomo o una donna possono
disporre, sui luoghi di scelta possibili o le forme da
assumere, sulla durata tra l'una e l'altra..." Il modello
greco non è quello asiatico o della New Age. Anche nell'induismo,
buddismo o jainismo prende fisionomie diverse che evolvono
lungo i secoli. E poi che cos'è che trasmigra? L'induismo
ammette un principio assoluto, il Sé, che il buddismo non
riconosce. Per il primo le rinascite non sono manifestazioni
di una personalità che appare o riappare identica a se
stessa. Quello che per noi è l'individuo persona, per il
buddismo è la concordanza transitoria di più componenti. A
colpire di più rimane il fatto che la "nostra"
gente la ritiene una "credenza" come tante altre e
non si interessa di sapere che cosa sia veramente. Non sa
perché vi aderisce, non la mette in discussione. E non sente
il bisogno di una cultura religiosa più solida.
Al tempo di Gesù.
Anche se viene ritenuta una credenza
condivisa da tutti più o meno, non è proprio così. Secondo
Erodoto, afferma J. P. Guetny, gli Egiziani non l'avrebbero
adottata e nemmeno le civiltà del Medio-Oriente. E' stato
contestato chi pensava di averla scoperta in Africa, dove
l'uomo è considerato un punto di convergenza, un recettore
che parecchi hanno contribuito a costruire. Nel- l'Islam ne
vengono contaminati i mistici e nel mondo ebraico,
impermeabile all'argomento, filtra qualche nozione. Lo si
deduce anche dal rapporto di Gesù con la sua gente.
"Perché i maestri della legge dicono che prima di tutto
deve tornare Elia?" (Mat.17,10).
Per molti il Battista poteva essere Elia reincarnato. Ma dalle
parole di Gesù è chiaro che Giovanni Battista assume il
ruolo profetico che un tempo era stato di Elia. A proposito
del cieco nato: "Chi ha peccato, lui o i suoi
genitori?" "Né lui, né loro..."
Egli rifiuta ogni spiegazione del male fisico tramite un male
precedente. Quando poi si parla di "rinascita"
(Gv.3,3-8...), il termine indica un rinnovamento in questa
vita. Nella lettera agli Ebrei (9,27) si legge: "Tutti
gli uomini muoiono una sola volta e poi sono giudicati da
Dio".
M. Hubaut si è domandato "se il fa- scino della
reincarnazione non sia espressione delle gravi difficoltà che
ha l'uomo moderno di lasciarsi 'salvare', completare, da
qualcuno che non sia lui stesso".
Nella reincarnazione non esiste alcun appello alla grazia di
Dio. L'individualismo esasperato del nostro tempo si infiltra
in maniera notevole, legato com'è al bisogno di realizzazione
e sicurezza personale.
Il materialismo palpabile diffuso ovunque, non concede più
nulla al mistero. Né in questa vita, né nell'altra. Tutto
deve essere calcolato e previsto. Vi gioca moltissimo anche il
senso di solitudine che porta a forme ibride di misticismo. E
il bisogno di esorcizzare la morte: si muore sì... ma si
rinasce! Da qui scaturisce l'ottimismo che accompagna la
reincarnazione "all'occidentale". Un ibrido
ottimismo che segna pure la morte della fede in Gesù Cristo.
In Lui, il Salvatore. Vincitore della morte!
|