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Servono le Religioni?
di Antonio Scarin
Come in quasi tutti i continenti, anche
in Europa i popoli si mescolano sempre di più, per cui cresce
proporzionalmente anche il confronto più stretto delle varie
religioni di cui gli individui e i gruppi sono seguaci. Donde
viene spontanea la domanda: il contatto diretto di gente di
religione diversa serve veramente ad una maggiore intesa e ad
una prospettiva di un mondo più rassicurante?
In un mondo che si presenta come complesso e
disarticolato, in un periodo frammentato di storia dove
milioni e milioni di gente povera e diseredata agita o
dovrebbe agitare un pò di più il respiro dell'intera
umanità, è lecito chiedersi a cosa possono servire le
religioni in simile situazione; se da esse ci si possa
aspettare qualcosa di veramente utile al riordino, anzi alla
salvezza di questo momento.
Il convenire dei credenti
Una prima risposta a questo interrogativo ci
viene già dal Concilio Vaticano II, il quale rileva che
effettivamente le religioni possono convenire per soccorrere
l'umanità nei suoi grandi problemi circa il male, la
riduzione delle sofferenze, la realizzazione della giustizia,
l'intesa tra i popoli, la solidarietà, il rispetto della
persona e del creato.
Sono passati dieci anni dal grande raduno di Assisi nel 1986,
quando i rappresentanti di quasi tutte le religioni del mondo
hanno pregato insieme o contemporaneamente. Si dirà che non
per questo, da allora, il mondo è migliorato.
Tuttavia, quell'evento ha dimostrato per la prima volta che le
religioni possono incontrarsi e dialogare; proponendosi, in
tal maniera, come elemento di coesione di tutti gli uomini.
E' noto, anche, come da quel raduno di Assisi, è nata
l'iniziativa della Comunità di S. Egidio di Roma, di
riproporre periodicamente e in località differenti, un simile
incontro di inviati e interlocutori delle diverse religioni. I
risultati non sembreranno eclatanti, ma noi continuiamo a
credere che il convenire di genti che professano un credo
differente, costituisca pur sempre per l'umanità una via
verso la pace.
In effetti, gettando uno sguardo nei contenuti più profondi
delle religioni, si può scorgere in ognuna un forte anelito
per aiutare i propri adepti a realizzare ed esprimere la parte
più alta e perfetta della propria umanità, ciascuna secondo
la fede che la caratterizza.
Vie diverse
E'acquisito che più l'uomo è uomo, meglio
riesce ad incontrare equamente ed onestamente gli altri
uomini.In fondo, si può dire che tutte le religioni mirano a
questo, ma percorrendo e proponendo vie diverse.
L'Induismo, una del più antiche religioni
del mondo , pone la piena realizzazione della persona
"nel trovare le radici divine del proprio essere":
questa è la verità, diceva Gandhi, che deve essere alla base
dei nostri comportamenti e che potrebbe mettere insieme tutta
l'umanità; poiché, una tale verità potrebbe ritrovarsi in
ogni religione.
Per il Buddismo, lo scopo ultimo dell'uomo è
il raggiungimento del "Nirvana", cioè quello stato
di quiete assoluta, cui si perviene con lo sforzo di
eliminazione del dolore, praticando in particolare le grandi
virtù di non rubare, non uccidere, non imbrogliare; e
praticando il più grande rispetto per le persone e le cose.
Per la Religione Musulmana, l'uomo ideale è
colui che si sottomette al Dio unico, seguendo l'insegnamento
del Corano; e questo Dio è il creatore e Signore di tutti.
Ammettere un Giudice "ultimo" certo non proprio nel
modo inteso dall'islam contribuirebbe non poco ad affratellare
gli uomini.
L'Ebraismo propone la via della Torah o
"Insegnamento" in cui emergono le "Dieci
Parole" o Comanda-menti, che più o meno sono iscritti
nel cuore di ogni uomo. Per le Religioni Tradizionali
Africane, la persona si umanizza nella misura in cui resta
profondamente ancorata al cosmo ed alla comunità attuale e
degli antenati. Ora, questa proiezione comunitaria e cosmica
si allarga al mondo intero e a tutta l'umanità.
Dall'insieme di queste brevi riflessioni si
deduce che, in fondo, tutte le religioni intravedono nel cuore
di ogni uomo una tensione ad andare oltre la propria sfera
personale per sentirsi inserito e realizzato in una realtà
più vasta e universale.
Il "di più" di Cristo
A questo punto, ovviamente, ci si chiede che
cosa offre la Religione Cristiana circa tale aspirazione
dell'uomo a realizzarsi pienamente nella espansione di se
stesso unendosi agli altri uomini, realizzando così
un'umanità fraterna.
La fede cristiana delle origini pone al
centro la persona di Gesù di Nazareth, nel cui volto vede
trasparire l'incarnazione di Dio come Padre di tutti, e dal
cui cuore irradia lo Spirito come Amore. Dio si rivela in
Gesù nel suo modo specifico di essere uomo, in cui troviamo
quel "di più" a cui rimandano le religioni da noi
prese in considerazione.
In Gesù Cristo noi troviamo quella
"radice divina" di cui parla l'induista Gandhi; la
pace come "riconciliazione integrale" che è molto
di più della non violenza del buddismo.
In Cristo troviamo la donazione d'amore, che
è molto di più della sottomissione chiesta dall'islam, o
quella compagnia di Dio fattosi personalmente fratello: molto
di più quindi, del camminare di Dio con noi nella
coniugazione della Legge, come insegna l'ebraismo.
In Gesù troviamo, infine, quella comunione con Dio, con gli
antenati, con la famiglia e con l'universalità degli uomini,
che pare essere così cara alla tradizione religiosa africana.
Alcune sollecitazioni
Il credo delle varie religioni ed i
comportamenti di vita che ne conseguono, indicano possibile il
dialogo non solo come scambio di idee, ma soprattutto come
capacità di progredire insieme nella conoscenza reciproca e
nella comune ricerca delle verità più alte che ci offrono i
significati più impellenti di un vivere dignitoso e
rispettoso fatto di accoglienza e di donazione all'altro.
In secondo luogo e ulteriormente, il dialogo tra le religioni
ci sollecita ad accostare gli "altri" con illuminata
fiducia, evitando da un lato l'esclusivismo o il relativismo,
d'altro lato non riducendo tutto all'uniformismo. Noi
cristiani dobbiamo assolutamente difendere la nostra
identità, che però non si può considerare acquisita una
volta per sempre: rimane un compito da perseguire
incessantemente. Inoltre, l'identità cristiana "non è
più realizzabile senza il riconoscimento che ci sono anche
gli altri". Anzi, noi siamo certi che si è tanto più se
stessi, quanto più ci si carica della responsabilità di
"ogni altro".
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