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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Servono le Religioni?

di Antonio Scarin

Come in quasi tutti i continenti, anche in Europa i popoli si mescolano sempre di più, per cui cresce proporzionalmente anche il confronto più stretto delle varie religioni di cui gli individui e i gruppi sono seguaci. Donde viene spontanea la domanda: il contatto diretto di gente di religione diversa serve veramente ad una maggiore intesa e ad una prospettiva di un mondo più rassicurante?

 

In un mondo che si presenta come complesso e disarticolato, in un periodo frammentato di storia dove milioni e milioni di gente povera e diseredata agita o dovrebbe agitare un pò di più il respiro dell'intera umanità, è lecito chiedersi a cosa possono servire le religioni in simile situazione; se da esse ci si possa aspettare qualcosa di veramente utile al riordino, anzi alla salvezza di questo momento.

 

Il convenire dei credenti

Una prima risposta a questo interrogativo ci viene già dal Concilio Vaticano II, il quale rileva che effettivamente le religioni possono convenire per soccorrere l'umanità nei suoi grandi problemi circa il male, la riduzione delle sofferenze, la realizzazione della giustizia, l'intesa tra i popoli, la solidarietà, il rispetto della persona e del creato.
Sono passati dieci anni dal grande raduno di Assisi nel 1986, quando i rappresentanti di quasi tutte le religioni del mondo hanno pregato insieme o contemporaneamente. Si dirà che non per questo, da allora, il mondo è migliorato.
Tuttavia, quell'evento ha dimostrato per la prima volta che le religioni possono incontrarsi e dialogare; proponendosi, in tal maniera, come elemento di coesione di tutti gli uomini.
E' noto, anche, come da quel raduno di Assisi, è nata l'iniziativa della Comunità di S. Egidio di Roma, di riproporre periodicamente e in località differenti, un simile incontro di inviati e interlocutori delle diverse religioni. I risultati non sembreranno eclatanti, ma noi continuiamo a credere che il convenire di genti che professano un credo differente, costituisca pur sempre per l'umanità una via verso la pace.
In effetti, gettando uno sguardo nei contenuti più profondi delle religioni, si può scorgere in ognuna un forte anelito per aiutare i propri adepti a realizzare ed esprimere la parte più alta e perfetta della propria umanità, ciascuna secondo la fede che la caratterizza.

 

Vie diverse

E'acquisito che più l'uomo è uomo, meglio riesce ad incontrare equamente ed onestamente gli altri uomini.In fondo, si può dire che tutte le religioni mirano a questo, ma percorrendo e proponendo vie diverse.

L'Induismo, una del più antiche religioni del mondo , pone la piena realizzazione della persona "nel trovare le radici divine del proprio essere": questa è la verità, diceva Gandhi, che deve essere alla base dei nostri comportamenti e che potrebbe mettere insieme tutta l'umanità; poiché, una tale verità potrebbe ritrovarsi in ogni religione.

Per il Buddismo, lo scopo ultimo dell'uomo è il raggiungimento del "Nirvana", cioè quello stato di quiete assoluta, cui si perviene con lo sforzo di eliminazione del dolore, praticando in particolare le grandi virtù di non rubare, non uccidere, non imbrogliare; e praticando il più grande rispetto per le persone e le cose.

Per la Religione Musulmana, l'uomo ideale è colui che si sottomette al Dio unico, seguendo l'insegnamento del Corano; e questo Dio è il creatore e Signore di tutti. Ammettere un Giudice "ultimo" certo non proprio nel modo inteso dall'islam contribuirebbe non poco ad affratellare gli uomini.

L'Ebraismo propone la via della Torah o "Insegnamento" in cui emergono le "Dieci Parole" o Comanda-menti, che più o meno sono iscritti nel cuore di ogni uomo. Per le Religioni Tradizionali Africane, la persona si umanizza nella misura in cui resta profondamente ancorata al cosmo ed alla comunità attuale e degli antenati. Ora, questa proiezione comunitaria e cosmica si allarga al mondo intero e a tutta l'umanità.

Dall'insieme di queste brevi riflessioni si deduce che, in fondo, tutte le religioni intravedono nel cuore di ogni uomo una tensione ad andare oltre la propria sfera personale per sentirsi inserito e realizzato in una realtà più vasta e universale.

 

Il "di più" di Cristo

A questo punto, ovviamente, ci si chiede che cosa offre la Religione Cristiana circa tale aspirazione dell'uomo a realizzarsi pienamente nella espansione di se stesso unendosi agli altri uomini, realizzando così un'umanità fraterna.

La fede cristiana delle origini pone al centro la persona di Gesù di Nazareth, nel cui volto vede trasparire l'incarnazione di Dio come Padre di tutti, e dal cui cuore irradia lo Spirito come Amore. Dio si rivela in Gesù nel suo modo specifico di essere uomo, in cui troviamo quel "di più" a cui rimandano le religioni da noi prese in considerazione.

In Gesù Cristo noi troviamo quella "radice divina" di cui parla l'induista Gandhi; la pace come "riconciliazione integrale" che è molto di più della non violenza del buddismo.

In Cristo troviamo la donazione d'amore, che è molto di più della sottomissione chiesta dall'islam, o quella compagnia di Dio fattosi personalmente fratello: molto di più quindi, del camminare di Dio con noi nella coniugazione della Legge, come insegna l'ebraismo.
In Gesù troviamo, infine, quella comunione con Dio, con gli antenati, con la famiglia e con l'universalità degli uomini, che pare essere così cara alla tradizione religiosa africana.

 

Alcune sollecitazioni

Il credo delle varie religioni ed i comportamenti di vita che ne conseguono, indicano possibile il dialogo non solo come scambio di idee, ma soprattutto come capacità di progredire insieme nella conoscenza reciproca e nella comune ricerca delle verità più alte che ci offrono i significati più impellenti di un vivere dignitoso e rispettoso fatto di accoglienza e di donazione all'altro.
In secondo luogo e ulteriormente, il dialogo tra le religioni ci sollecita ad accostare gli "altri" con illuminata fiducia, evitando da un lato l'esclusivismo o il relativismo, d'altro lato non riducendo tutto all'uniformismo. Noi cristiani dobbiamo assolutamente difendere la nostra identità, che però non si può considerare acquisita una volta per sempre: rimane un compito da perseguire incessantemente. Inoltre, l'identità cristiana "non è più realizzabile senza il riconoscimento che ci sono anche gli altri". Anzi, noi siamo certi che si è tanto più se stessi, quanto più ci si carica della responsabilità di "ogni altro".