|
|
REALTA' IN CERCA DI FIDUCIA
Mali: la democrazia
26 Marzo 1991. Una data molto importante
nella storia del Mali, considerata significativa QUANTO la
data dell'indipendenza (22 settembre 1961).
Gli avvenimenti tragici di quel marzo 1991, (che hanno fatto
17 morti, secondo il governo, e 29 secondo l'opposizione),
hanno infatti posto fine a 23 anni di dittatura, segnando
l'inizio di un nuovo cammino del paese all'insegna della
democrazia.
Un cammino difficile, ma intrapreso con determinazione e
coraggio grazie soprattutto a due figure molto significative:
Amadu Tumani Ture, il tenente-colonnello guidava i militari
che hanno rovesciato l'ex presidente Mussa Traore, e Alfa Umar
Konare, l'attuale presidente del Mali.
Il primo, che comandava il drappello che ha rovesciato Mussa
Traore nella notte fra il 25 e il 26 marzo 1991, aveva
dichiarato in quell'occasione "l'esercito non è al
potere per restarci".
Fedele alla sua parola e con buon senso politico ha preparato
l'avvento della terza repubblica con le elezioni avvenute nei
primi mesi del 1992, che hanno portato alla presidenza Alfa
Umar Konare.
Certo, qualcuno può obiettare che gli elettori non hanno
raggiunto il 25% degli aventi diritto.
Tuttavia, chi conosce il Mali non si stupisce più di tanto,
data la difficoltà di spostamenti, l'estensione del paese, e
l'alto tasso di analfabetismo.
L'importante rimane il fatto che le elezioni si sono svolte
nel modo più trasparente possibile senza truffe o altri
imbrogli di vario genere.
L'elezione del presidente nella persone Alfa Umar Konare, sta
pure a dimostrare che nonostante tutto è stata eletta la
persona che il Mali aveva bisogno in questo frangente e che
gli elettori lo hanno capito.
A 5 anni di distanza dagli avvenimenti del marzo 1991 e a
quattro anni dall'inizio della terza repubblica, considerando
soprattutto alcuni fatti, il Mali non può che dirsi fiero del
percorso fatto.
In Mali il processo democratico è una realtà e non una
demagogia. Il presidente e il governo cercano insistentemente
una politica di "collaborazione nazionale" per
risolvere i problemi.
"I problemi del Nord, sono quelli di tutto il Mali: sete
di giustizia, di democrazia e di una migliore
amministrazione". (Alfa Umar Konare)
La "fiamma della Pace", un
avvenimento storico
Il 12 giugno 1995, i Tuareg e i membri del
Ghanda Koi (che in Songhai significa: proprietari della
terra), depongono le armi, ponendo fine a una crisi che durava
dal 1990, data dell'inizio della rivolta Tuareg.
Il "Patto Naionale", stipulato nel 1992, aveva fatto
pensare alla fine delle ostilità, ma al ritiro dell'esercito,
ha fatto seguito la formazione di gruppi spontanei di
autodifesa del Ghanda Koi, che hanno iniziato la caccia
indiscriminata alle "pelli bianche" (nomadi,
berberi, mori, Tuareg...).
Nella prima metà del 1994, gli scontri avevano raggiunto una
tale intensità che si è temuto il peggio per la giovane
repubblica. La gente fuggiva nei paesi confinanti, campi di
rifugiati venivano improvvisati un po' dovunque alla
frontiera.
Per fortuna il coraggio, il buon senso democratico, ha avuto
il sopravvento sulla forza e la violenza.
Anzichè cercare la soluzione di forza al problema, si è
cercato il coinvolgimento di tutta la società civile.
"...riavvicinando le diverse comunità, proponendo la
riconciliazione basandosi sui notabili e sui valori
tradizionali della nostra società. Questo conflitto infatti
ha provocato numerose fratture nel seno di molte famiglie,
specie in città come Tombuctu dove le diverse razze si sono
mescolate da molto tempo". (Alfa Umar Konare cfr. Jeune
Afrique n. 1797 Juin 1995, pg.32).
Con pazienza si è cercato un accordo tra le diverse parti,
arrivando alla deposizione delle armi da parte dei
belligeranti il 12 giugno 1995, bruciate nel grande falò
della "fiamma della Pace" a Tombuctu, il 27 marzo
1996, alla presenza del presidente, dei capi dei movimenti
belligeranti e di personalità straniere.
La pace è ancora fragile, certo ma la strada è aperta.
La fiducia rinasce ra le diverse comunità locali, la paura
non traspare più sui volti di arabi e tuareg, per le strade
non ci sono più le milizie di autodifesa del Ghanda Koi e i
rifugiati ritornano in massa nei loro villaggi e assediamenti.
Il Mali "scolaro modello" nel
processo di ristrutturazione economica
Il 14 gennaio 1994, la terza repubblica
subiva un altro duro colpo, questa volta sul piano economico,
con la svalutazione del 50% del franco CFA (in concreto: il
prezzo di tutta la merce importata da un giorno all'altro
raddoppiava!!!).
I commercianti hanno subito approfittato dell'occasione per
raddoppiare i prezzi delle loro mercanzie in modo
indiscriminato. La cosa rischiava di degenerare in una
anarchia economica, molto pericolosa per il paese.
Tuttavia, anche in questa occasione, il governo ha dato prova
di accortezza e maturità democratica, coinvolgendo il più
possibile la società civile per affrontare la situazione,
bloccando i prezzi di certi generi di prima necessità
(zucchero, pane...) e mettendo in atto disposizioni per
informare la gente.
Inoltre il governo si impegnava in un programma di ripresa
economica, suscitando la fiducia, e quindi investimento, dei
paesi ricchi e soprattutto della Banca Mondiale che ha
definito il Mali "scolaro modello" tra i paesi
africani.
Certo, molte sono ancora le lacune e i problemi da risolvere,
e si è ancora lontani dall'autosufficienza economica, e
l'affermazione del ministro delle finanze Sumaila Sisse che
affermava: "a partire dal 1997 il Mali non avrà più
bisogno di aiuti dall'estero", sembra un progetto troppo
ambizioso.
Tuttavia, anche dal punto di vista economico, il Mali sembra
disporre di buone possibilità per riuscirci, come ad esempio
l'oro, il cotone, prodotti agricoli e frutticoli, bestiame
ecc.
Nel frattempo, in molti settori il Mali è andato oltre gli
obiettivi imposti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).
La crisi studentesca
Un'altra crisi ha fatto temere il peggio per
la giovane terza repubblica la crisi studentesca che ha
paralizzato il sistema scolastico soprattutto durante l'anno
scolastico 1992-93 e in parte l'anno 1993-94.
Gli incidenti del 24 febbraio (assedio del ministero
dell'educazione), del 5 aprile 1993 (saccheggio
dell'Assem-blea nazionale, del centro culturale Jamana e delle
abitazioni di alcuni responsabili del partito del potere, l'ADEMA)
avevano messo in forse la conclusione regolare dell'anno
scolastico 1992-1993.
L'anno scolastico 1993-94 inizia normalmente dopo un incontro
delle diverse parti il 12 novembre 1993. Purtroppo, all'inizio
del 1994, l'AEEM (associazione degli studenti) riprende le
agitazioni.
Qualcuno teme un ritorno ai disordini del marzo 1991, ma
ancora una volta, il buon senso spinge le parti a cercare una
soluzione assieme.
Rappresentanti dei genitori degli studenti, autorità
religiose, autorità politiche, responsabili della scuola,
anziani riconosciuti per la loro saggezza e rappresentanti
dell'associazione degli studenti si incontrano durante
parecchi mesi fino ad arrivare ad un accordo e alla soluzione
della crisi nel corso dell'anno scolastico 1995-1996.
E' stato un respiro di sollievo da parte di tutti e
soprattutto ha permesso una maggior presa di coscienza
sull'importanza della scuola e sulla necessità di risolvere
il problema della scolarizzazione su tutto il territorio.
Cammino sofferto ma efficace
Il Mali è un paese unito ma composto da
molte etnie, e questo da secoli. anche molti degli antichi
regni non erano affatto omogenei. Non si può quindi
dimenticare una lunga storia di coabitazione sulla quale, il
presidente Alfa Umar Konare, da buon storico, si è basato per
affrontare i vari problemi.
Tutto ciò ha contribuito a creare un certo clima di
tranquillità e i risultati si vedono.
Il Mali ha riacquistato la fiducia agli occhi di investitori,
organizzazioni non governative (ONG), Banche e presso vari
paesi i quali non hanno tardato ad investire in Mali, e a
intraprendere progetti piuttosto considerevoli.
Bamako si abbellisce di giorno in giorno. Si costruiscono
monumenti nei punti principali della città, (monumento
all'indipendenza, monumento ai martiri del marzo 1991 ecc.) si
rifanno strade, si riattivano infrastrutture (fogne, linee
elettriche e telefoniche, condutture di acqua potabile ecc.)
inutilizzabili e se ne fanno di nuove.
Con un buon gusto architettonico si costruiscono palazzi (Palawwo
dei congressi), case, ville, hotels, scuole superiori, e la
prima Università del Mali, che aprirà i battenti per l'anno
scolastico 1996-1996.
Le fabbriche si moltiplicano, si aprono supermercati, si
riabbelliscono vecchi monumenti e costruzioni coloniali...
In poche parole, Bamako vuole essere una vera città, e
ritornare ad essere la "coquette", anche se per ora,
l'Energia del Mali si trova costretta ancora a razionare
l'erogazione dell'energia elettrica da maggio a luglio.
Inoltre, il governo del Mali con l'apporto di sovvenzioni
dall'estero, sta facendo uno sforzo considerevole per
migliorare le vie di comunicazione sull'intero territorio, sia
per incrementare il turismo (verso il Nord e i paesi Dogon...),
sia per permettere una migliore circolazione dei prodotti
locali da una regione all'altra e verso i paesi limitrofi, ma
soprattutto per togliere il Mali dall'isolamento, (il Mali non
ha sbocchi sul mare).
Il processo democratico in Mali, è una bella realtà, ma il
cammino è ancora lungo e difficile, e soprattutto cosparso di
tanti ostacoli e banchi di prova per la giovane democrazia.
300 alunni, 6 classi, 1 solo maestro
"Noi vogliamo un nuovo tipo di scuola,
partendo da un rinnovamento della scuola elementare con
l'appoggio delle comunità locali... La scuola nel Mali, al
presente, è fatto per formare funzionari e come tale è una
fabbrica di disoccupati. Dobbiamo porre fine a questo tipo di
scuola, per dar inizio a una scuola che formi allo sviluppo
del paese... Imparare a leggere, a scrivere e a contare, deve
essere un atto di liberazione, soprattutto nell'ambiente
rurale, e non in vista del potere". (Alfa Umar Konare.
Intervista a Jeune Afrique. Ottobre 1995 n. 1814 pag. 78-79).
Il problema della scuola è uno dei punti chiave del governo e
una convinzione del presidente. In questi ultimi anni, uno
sforzo è stato fatto per ridurre il tasso d'analfabetismo che
nel 1991 s'aggirava attorno all'83%.
Oggi si parla del 70% circa. (Le statistiche sono da prendere
con prudenza soprattutto se si considera la popolazione
rurale).
Tuttavia, si ha l'impressione che lo sforzo degli investitori
sia concentrato soprattutto nella città e nei grossi centri
penalizzando così le campagne.
Scuole con più di 300 alunni, divisi in 6 classi con un solo
maestro, non sono una rarità!
Per non parlare poi delle strutture fatiscenti, della mancanza
di materiale scolastico ecc. e di numerosi bambini che ogni
giorno devono percorrere fino a 8 chilometri per recarsi a
scuola.
C'è inoltre il problema della scolarizzazione delle bambine,
che nell'ambiente rurale si scontra con le tradizioni locali
dove la donna non è considerata per il suo giusto valore.
Alcuni paesi e ONG aiutano i villaggi che lo desiderano a
costruire scuole, ma poi ci si trova di fronte al problema del
trovare maestri. Quelli che sono in città disoccupati, non
vogliono andare nei villaggi senza garanzie di certe
comodità...
Il moltiplicarsi delle scuole superiori nelle città, e in
particolare a Bamako, crea problemi di sovraffollamento delle
scuole e della città (anche questo fa parte dell'esodo
rurale...) con la grande incognita di come le autorità
riusciranno a gestire una nuova eventuale crisi studentesca...
In queste condizioni anche la riforma scolastica stenta a
decollare.
L'esodo rurale: una piaga con numerose
complicazioni
Con gli investimenti soprattutto nelle
città, e quindi con la creazione di posti di lavoro, riappare
in modo preoccupante il problema dell'esodo rurale con i
problemi connessi.
Chi parte, lascia dietro di sè problemi sociali non
indifferenti: anziani senza alcun sostegno (in Mali non
esistono le case di riposo e i contadini non hanno la
pensione...), giovani donne con 3 o 4 figli a carico oltre ai
suoceri, rischio di crisi nel settore agricolo che occupa
ancora più dell'80% della popolazione e assicura una certa
autonomia alimentare.
A tutto ciò possiamo aggiungere anche il rischio della
diffusione dell'AIDS. E' sovente all'estero in particolare in
Costa d'Avorio che molti giovani prendono l'AIDS. Non è raro
inoltre che giovani mamme abbandonate dal marito con figli a
carico, si concedano al primo arrivato, per poter guadagnare
qualcosa per sopravvivere.
Una volta si partiva soprattutto per necessità (es. per
pagare la dote).
Oggi invece, alcuni giovani, e meno giovani, partono per
ragioni più banali: fare soldi in poco tempo e senza troppo
faticare, e poi approfittare della comodità e degli svaghi
che offre la città, pubblicizzati dalla televisione e dalla
radio, (partite di calcio allo stadio, serate canore dei
sempre più numerosi cantanti maliani ecc.)
I venditori dei biglietti di varie lotterie e i botteghini del
PMU (corrispettivo locale del TOTIP), crescono come funghi
ovunque (per fortuna non sono ancora arrivati nei villaggi, ma
c'è gente che si reca in città solo per scommettere...) e
lunghe sono le cose di gente in attesa di fare la propria
puntata... nella speranza di veder realizzata la pubblicità
della PMU che dice: "con la PMU, hai il milione a portata
di mano".
In città, la situazione non è migliore. I pochi fortunati
riescono bene o male a trovare qualche lavoretto. Molti si
arrangiano come possono, talvolta rubando.
La cosa peggiore rimane il fatto che il più delle volte il
soggiorno in città si prolunga, talvolta definitivamente e
molti non sono più disposti a rinunciare a certe comodità e
ritornare a sudare nei campi per guadagnarsi il pane per sè e
per la grande famiglia.
E così si moltiplicano gli insediamenti abusivi, senza il
minimo spazio vitale per le persone, senza infrastrutture, in
pessime condizioni igieniche, col pericolo di contagi nel caso
di epidemie che qui in Mali non sono certo una rarità.
(quest'anno la meningite e la rosolia, l'anno scorso il
colera...).
"La sanità per tutti entro l'anno
1000!". Pio desiderio?
Alla televisione e alla radio,
l'Organizzazione Mondiale della Sanità continua a proclamare
la "sanità per tutti entro l'anno 2000". Se non
fosse per il rispetto nei riguardi di tale organizzazione si
potrebbe parlare della barzelletta dell'anno.
Coloro che hanno accesso alle cure mediche e ai medicinali
sono una percentuale molto bassa, e molti di loro abitano
nelle città. Nelle campagne, la gente nuore di malattie
banali, malaria, bronchiti conseguenti a semplici raffreddori
non curati, ecc. semplicemente perchè non sono in grado di
farsi curare o perchè non ci sono dispensari nel raggio di 10
chilometri. (In savana i mezzi pubblici non esistono! Chi è
più fortunato possiede una bicicletta o un vecchio motorino!).
I prezzi dei medicinali, già alti, dopo la svalutazione del
gennaio 1994, sono letteralmente raddoppiati. Il governo ha
cercato di porre un freno a questa speculazione, con la
distribuzione di medicinali base (Medicinali DCI) il cui
prezzo è 4 volte inferiore di quelli acquistati nelle
farmacie. Purtroppo però, tale decisione fatica a essere
efficace soprattutto lontano dai grossi centri, sia per la
difficoltà di informare la gente, sia per l'incoscienza di
certi medici e infermieri che insistono a fare ricette senza
segnalare tali medicinali.
Questi sono gli scogli e i banchi di prova che la giovane
terza repubblica del Mali deve ancora affrontare. C'è anche
la piaga della corruzione.
Nel settore della Dogana, molto è stato fatto, meno altrove.
Ad esempio con una mancia di 1000 Fcfa (3.000 lire) a un
vigile, a volte anche molto meno, eviti la maggior parte delle
contravvenzioni.
Ma sarebbe troppo lungo entrare nei dettagli.
"Vi chiediamo di essere la coscienza
della nazione"
Qual'è il ruolo della Chiesa in questo
cammino del Mali?
Come molti sanno, la comunità cristiani in Mali non supera il
2%. Nell'allocuzione rivolta dal presidente Konare al
superiore generale di Padri Bianchi accompagnato
dall'arcivescovo di Bamakò, diceva: "siate la nostra
coscienza e la coscienza della nazione. Mostrateci la
verità".
La conferenza episcopale maliana, composta da soli vescovi
africani, da sempre e con coraggio ha denunciato i mali del
paese durante la dittatura di Mussa Traore
Oggi però, penso che l'invito del presidente assuma altre
connotazioni.
La chiesa, fedele alla sua vocazione vive e lavora soprattutto
negli ambienti più poveri. Essere la coscienza della nazione,
significa quindi essere la voce dei più poveri affinchè non
siano dimenticati nel processo democratico e nello sviluppo
del paese.
La Chiesa, inoltre, lavorando alla base
contribuisce concretamente alla partecipazione di tutta la
società civile al processo di sviluppo del Mali, tramite
giovani che nei vari movimenti di azione cattolica sono
impegnati in progetti di sviluppo e nel processo democratico.
Molti sono i giovani cattolici scelti dai loro villaggi come
portavoce e responsabili nel progetto di decentralizzazione in
atto su tutto il territorio del Mali, progetto che dovrebbe
permettere il trasferimento di molte competenze dallo stato ai
comuni composti da più villaggi.
La Chiesa è la coscienza della nazione tramite nell'impegno
affinchè la donna maliana possa ricoprire il suo ruolo nella
costruzione del paese.
Essere la coscienza della nazione significa soprattutto
difendere i veri valori della vita.
nonostante tutte le buone volontà, sta di fatto che la corsa
al successo, al denaro, al benessere sta distruggendo la
gioventù e parecchie famiglie.
Essere la coscienza della nazione significa formare giovani
ricchi di valori veri, garanzia per un avvenire veramente
democratico.
La strada è intrapresa, ma resta ancora molto da fare.
Conclusione
Il processo democratico nel Mali è una bella
realtà, e la speranza è d'obbligo.
Gli ostacoli sono ancora numerosi e difficili, ma in tre anni
il governo è riuscito a ottenere un consenso sociale
piuttosto esteso, a ridare pace e tranquillità al paese e
iniziare il cammino per una ripresa economica.
Il progetto di decentralizzazione in corso su tutto il
territorio dovrebbe incrementare quanto già acquisito e
favorire la modernizzazione del paese e la sua crescita
democratica, grazie alla decentralizzazione di certi poteri e
la maggior responsabilizzazione della base.
Purtroppo anche qui rimane qualche incognita, soprattutto per
quanto riguarda i futuri comuni nella savana: saranno in grado
di fornire responsabili capaci di gestire tali entità
amministrative?
Sono queste incognite che è giusto considerare ma che non
possono fermare il cammino intrapreso.
Certo è che per riuscire il Mali ha bisogno del sostegno di
tutti all'interno e all'esterno.
Non si tratta semplicemente di inviare aiuti, quanto piuttosto
di dare fiducia a questo paese che vuole uscire dal
sottosviluppo col proprio lavoro, si tratta di considerare il
Mali come un partner col quale dialogare e non più un
sottosviluppato da aiutare.
"Noi dobbiamo trovare un altro modo di gestione e di
cooperazione... Noi ci assumiamo le nostre responsabilità per
gli insuccessi e per gli sprechi del passato, ma anche il tipo
di cooperazione fin qui attuata ha le sue responsabilità e i
responsabili devono fare la loro autocritica". (Alfa Umar
Konare).
|