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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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REALTA' IN CERCA DI FIDUCIA
Mali: la democrazia

26 Marzo 1991. Una data molto importante nella storia del Mali, considerata significativa QUANTO la data dell'indipendenza (22 settembre 1961).
Gli avvenimenti tragici di quel marzo 1991, (che hanno fatto 17 morti, secondo il governo, e 29 secondo l'opposizione), hanno infatti posto fine a 23 anni di dittatura, segnando l'inizio di un nuovo cammino del paese all'insegna della democrazia.
Un cammino difficile, ma intrapreso con determinazione e coraggio grazie soprattutto a due figure molto significative: Amadu Tumani Ture, il tenente-colonnello guidava i militari che hanno rovesciato l'ex presidente Mussa Traore, e Alfa Umar Konare, l'attuale presidente del Mali.
Il primo, che comandava il drappello che ha rovesciato Mussa Traore nella notte fra il 25 e il 26 marzo 1991, aveva dichiarato in quell'occasione "l'esercito non è al potere per restarci".
Fedele alla sua parola e con buon senso politico ha preparato l'avvento della terza repubblica con le elezioni avvenute nei primi mesi del 1992, che hanno portato alla presidenza Alfa Umar Konare.
Certo, qualcuno può obiettare che gli elettori non hanno raggiunto il 25% degli aventi diritto.
Tuttavia, chi conosce il Mali non si stupisce più di tanto, data la difficoltà di spostamenti, l'estensione del paese, e l'alto tasso di analfabetismo.
L'importante rimane il fatto che le elezioni si sono svolte nel modo più trasparente possibile senza truffe o altri imbrogli di vario genere.
L'elezione del presidente nella persone Alfa Umar Konare, sta pure a dimostrare che nonostante tutto è stata eletta la persona che il Mali aveva bisogno in questo frangente e che gli elettori lo hanno capito.
A 5 anni di distanza dagli avvenimenti del marzo 1991 e a quattro anni dall'inizio della terza repubblica, considerando soprattutto alcuni fatti, il Mali non può che dirsi fiero del percorso fatto.
In Mali il processo democratico è una realtà e non una demagogia. Il presidente e il governo cercano insistentemente una politica di "collaborazione nazionale" per risolvere i problemi.
"I problemi del Nord, sono quelli di tutto il Mali: sete di giustizia, di democrazia e di una migliore amministrazione". (Alfa Umar Konare)

La "fiamma della Pace", un avvenimento storico

Il 12 giugno 1995, i Tuareg e i membri del Ghanda Koi (che in Songhai significa: proprietari della terra), depongono le armi, ponendo fine a una crisi che durava dal 1990, data dell'inizio della rivolta Tuareg.
Il "Patto Naionale", stipulato nel 1992, aveva fatto pensare alla fine delle ostilità, ma al ritiro dell'esercito, ha fatto seguito la formazione di gruppi spontanei di autodifesa del Ghanda Koi, che hanno iniziato la caccia indiscriminata alle "pelli bianche" (nomadi, berberi, mori, Tuareg...).
Nella prima metà del 1994, gli scontri avevano raggiunto una tale intensità che si è temuto il peggio per la giovane repubblica. La gente fuggiva nei paesi confinanti, campi di rifugiati venivano improvvisati un po' dovunque alla frontiera.
Per fortuna il coraggio, il buon senso democratico, ha avuto il sopravvento sulla forza e la violenza.
Anzichè cercare la soluzione di forza al problema, si è cercato il coinvolgimento di tutta la società civile. "...riavvicinando le diverse comunità, proponendo la riconciliazione basandosi sui notabili e sui valori tradizionali della nostra società. Questo conflitto infatti ha provocato numerose fratture nel seno di molte famiglie, specie in città come Tombuctu dove le diverse razze si sono mescolate da molto tempo". (Alfa Umar Konare cfr. Jeune Afrique n. 1797 Juin 1995, pg.32).
Con pazienza si è cercato un accordo tra le diverse parti, arrivando alla deposizione delle armi da parte dei belligeranti il 12 giugno 1995, bruciate nel grande falò della "fiamma della Pace" a Tombuctu, il 27 marzo 1996, alla presenza del presidente, dei capi dei movimenti belligeranti e di personalità straniere.
La pace è ancora fragile, certo ma la strada è aperta.
La fiducia rinasce ra le diverse comunità locali, la paura non traspare più sui volti di arabi e tuareg, per le strade non ci sono più le milizie di autodifesa del Ghanda Koi e i rifugiati ritornano in massa nei loro villaggi e assediamenti.

 

Il Mali "scolaro modello" nel processo di ristrutturazione economica

Il 14 gennaio 1994, la terza repubblica subiva un altro duro colpo, questa volta sul piano economico, con la svalutazione del 50% del franco CFA (in concreto: il prezzo di tutta la merce importata da un giorno all'altro raddoppiava!!!).
I commercianti hanno subito approfittato dell'occasione per raddoppiare i prezzi delle loro mercanzie in modo indiscriminato. La cosa rischiava di degenerare in una anarchia economica, molto pericolosa per il paese.
Tuttavia, anche in questa occasione, il governo ha dato prova di accortezza e maturità democratica, coinvolgendo il più possibile la società civile per affrontare la situazione, bloccando i prezzi di certi generi di prima necessità (zucchero, pane...) e mettendo in atto disposizioni per informare la gente.
Inoltre il governo si impegnava in un programma di ripresa economica, suscitando la fiducia, e quindi investimento, dei paesi ricchi e soprattutto della Banca Mondiale che ha definito il Mali "scolaro modello" tra i paesi africani.
Certo, molte sono ancora le lacune e i problemi da risolvere, e si è ancora lontani dall'autosufficienza economica, e l'affermazione del ministro delle finanze Sumaila Sisse che affermava: "a partire dal 1997 il Mali non avrà più bisogno di aiuti dall'estero", sembra un progetto troppo ambizioso.
Tuttavia, anche dal punto di vista economico, il Mali sembra disporre di buone possibilità per riuscirci, come ad esempio l'oro, il cotone, prodotti agricoli e frutticoli, bestiame ecc.
Nel frattempo, in molti settori il Mali è andato oltre gli obiettivi imposti dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).

 

La crisi studentesca

Un'altra crisi ha fatto temere il peggio per la giovane terza repubblica la crisi studentesca che ha paralizzato il sistema scolastico soprattutto durante l'anno scolastico 1992-93 e in parte l'anno 1993-94.
Gli incidenti del 24 febbraio (assedio del ministero dell'educazione), del 5 aprile 1993 (saccheggio dell'Assem-blea nazionale, del centro culturale Jamana e delle abitazioni di alcuni responsabili del partito del potere, l'ADEMA) avevano messo in forse la conclusione regolare dell'anno scolastico 1992-1993.
L'anno scolastico 1993-94 inizia normalmente dopo un incontro delle diverse parti il 12 novembre 1993. Purtroppo, all'inizio del 1994, l'AEEM (associazione degli studenti) riprende le agitazioni.
Qualcuno teme un ritorno ai disordini del marzo 1991, ma ancora una volta, il buon senso spinge le parti a cercare una soluzione assieme.
Rappresentanti dei genitori degli studenti, autorità religiose, autorità politiche, responsabili della scuola, anziani riconosciuti per la loro saggezza e rappresentanti dell'associazione degli studenti si incontrano durante parecchi mesi fino ad arrivare ad un accordo e alla soluzione della crisi nel corso dell'anno scolastico 1995-1996.
E' stato un respiro di sollievo da parte di tutti e soprattutto ha permesso una maggior presa di coscienza sull'importanza della scuola e sulla necessità di risolvere il problema della scolarizzazione su tutto il territorio.

 

Cammino sofferto ma efficace

Il Mali è un paese unito ma composto da molte etnie, e questo da secoli. anche molti degli antichi regni non erano affatto omogenei. Non si può quindi dimenticare una lunga storia di coabitazione sulla quale, il presidente Alfa Umar Konare, da buon storico, si è basato per affrontare i vari problemi.
Tutto ciò ha contribuito a creare un certo clima di tranquillità e i risultati si vedono.
Il Mali ha riacquistato la fiducia agli occhi di investitori, organizzazioni non governative (ONG), Banche e presso vari paesi i quali non hanno tardato ad investire in Mali, e a intraprendere progetti piuttosto considerevoli.
Bamako si abbellisce di giorno in giorno. Si costruiscono monumenti nei punti principali della città, (monumento all'indipendenza, monumento ai martiri del marzo 1991 ecc.) si rifanno strade, si riattivano infrastrutture (fogne, linee elettriche e telefoniche, condutture di acqua potabile ecc.) inutilizzabili e se ne fanno di nuove.
Con un buon gusto architettonico si costruiscono palazzi (Palawwo dei congressi), case, ville, hotels, scuole superiori, e la prima Università del Mali, che aprirà i battenti per l'anno scolastico 1996-1996.
Le fabbriche si moltiplicano, si aprono supermercati, si riabbelliscono vecchi monumenti e costruzioni coloniali...
In poche parole, Bamako vuole essere una vera città, e ritornare ad essere la "coquette", anche se per ora, l'Energia del Mali si trova costretta ancora a razionare l'erogazione dell'energia elettrica da maggio a luglio.
Inoltre, il governo del Mali con l'apporto di sovvenzioni dall'estero, sta facendo uno sforzo considerevole per migliorare le vie di comunicazione sull'intero territorio, sia per incrementare il turismo (verso il Nord e i paesi Dogon...), sia per permettere una migliore circolazione dei prodotti locali da una regione all'altra e verso i paesi limitrofi, ma soprattutto per togliere il Mali dall'isolamento, (il Mali non ha sbocchi sul mare).
Il processo democratico in Mali, è una bella realtà, ma il cammino è ancora lungo e difficile, e soprattutto cosparso di tanti ostacoli e banchi di prova per la giovane democrazia.

 

300 alunni, 6 classi, 1 solo maestro

"Noi vogliamo un nuovo tipo di scuola, partendo da un rinnovamento della scuola elementare con l'appoggio delle comunità locali... La scuola nel Mali, al presente, è fatto per formare funzionari e come tale è una fabbrica di disoccupati. Dobbiamo porre fine a questo tipo di scuola, per dar inizio a una scuola che formi allo sviluppo del paese... Imparare a leggere, a scrivere e a contare, deve essere un atto di liberazione, soprattutto nell'ambiente rurale, e non in vista del potere". (Alfa Umar Konare. Intervista a Jeune Afrique. Ottobre 1995 n. 1814 pag. 78-79).
Il problema della scuola è uno dei punti chiave del governo e una convinzione del presidente. In questi ultimi anni, uno sforzo è stato fatto per ridurre il tasso d'analfabetismo che nel 1991 s'aggirava attorno all'83%.
Oggi si parla del 70% circa. (Le statistiche sono da prendere con prudenza soprattutto se si considera la popolazione rurale).
Tuttavia, si ha l'impressione che lo sforzo degli investitori sia concentrato soprattutto nella città e nei grossi centri penalizzando così le campagne.
Scuole con più di 300 alunni, divisi in 6 classi con un solo maestro, non sono una rarità!
Per non parlare poi delle strutture fatiscenti, della mancanza di materiale scolastico ecc. e di numerosi bambini che ogni giorno devono percorrere fino a 8 chilometri per recarsi a scuola.
C'è inoltre il problema della scolarizzazione delle bambine, che nell'ambiente rurale si scontra con le tradizioni locali dove la donna non è considerata per il suo giusto valore.
Alcuni paesi e ONG aiutano i villaggi che lo desiderano a costruire scuole, ma poi ci si trova di fronte al problema del trovare maestri. Quelli che sono in città disoccupati, non vogliono andare nei villaggi senza garanzie di certe comodità...
Il moltiplicarsi delle scuole superiori nelle città, e in particolare a Bamako, crea problemi di sovraffollamento delle scuole e della città (anche questo fa parte dell'esodo rurale...) con la grande incognita di come le autorità riusciranno a gestire una nuova eventuale crisi studentesca...
In queste condizioni anche la riforma scolastica stenta a decollare.

 

L'esodo rurale: una piaga con numerose complicazioni

Con gli investimenti soprattutto nelle città, e quindi con la creazione di posti di lavoro, riappare in modo preoccupante il problema dell'esodo rurale con i problemi connessi.
Chi parte, lascia dietro di sè problemi sociali non indifferenti: anziani senza alcun sostegno (in Mali non esistono le case di riposo e i contadini non hanno la pensione...), giovani donne con 3 o 4 figli a carico oltre ai suoceri, rischio di crisi nel settore agricolo che occupa ancora più dell'80% della popolazione e assicura una certa autonomia alimentare.
A tutto ciò possiamo aggiungere anche il rischio della diffusione dell'AIDS. E' sovente all'estero in particolare in Costa d'Avorio che molti giovani prendono l'AIDS. Non è raro inoltre che giovani mamme abbandonate dal marito con figli a carico, si concedano al primo arrivato, per poter guadagnare qualcosa per sopravvivere.
Una volta si partiva soprattutto per necessità (es. per pagare la dote).
Oggi invece, alcuni giovani, e meno giovani, partono per ragioni più banali: fare soldi in poco tempo e senza troppo faticare, e poi approfittare della comodità e degli svaghi che offre la città, pubblicizzati dalla televisione e dalla radio, (partite di calcio allo stadio, serate canore dei sempre più numerosi cantanti maliani ecc.)
I venditori dei biglietti di varie lotterie e i botteghini del PMU (corrispettivo locale del TOTIP), crescono come funghi ovunque (per fortuna non sono ancora arrivati nei villaggi, ma c'è gente che si reca in città solo per scommettere...) e lunghe sono le cose di gente in attesa di fare la propria puntata... nella speranza di veder realizzata la pubblicità della PMU che dice: "con la PMU, hai il milione a portata di mano".
In città, la situazione non è migliore. I pochi fortunati riescono bene o male a trovare qualche lavoretto. Molti si arrangiano come possono, talvolta rubando.
La cosa peggiore rimane il fatto che il più delle volte il soggiorno in città si prolunga, talvolta definitivamente e molti non sono più disposti a rinunciare a certe comodità e ritornare a sudare nei campi per guadagnarsi il pane per sè e per la grande famiglia.
E così si moltiplicano gli insediamenti abusivi, senza il minimo spazio vitale per le persone, senza infrastrutture, in pessime condizioni igieniche, col pericolo di contagi nel caso di epidemie che qui in Mali non sono certo una rarità. (quest'anno la meningite e la rosolia, l'anno scorso il colera...).

 

"La sanità per tutti entro l'anno 1000!". Pio desiderio?

Alla televisione e alla radio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità continua a proclamare la "sanità per tutti entro l'anno 2000". Se non fosse per il rispetto nei riguardi di tale organizzazione si potrebbe parlare della barzelletta dell'anno.
Coloro che hanno accesso alle cure mediche e ai medicinali sono una percentuale molto bassa, e molti di loro abitano nelle città. Nelle campagne, la gente nuore di malattie banali, malaria, bronchiti conseguenti a semplici raffreddori non curati, ecc. semplicemente perchè non sono in grado di farsi curare o perchè non ci sono dispensari nel raggio di 10 chilometri. (In savana i mezzi pubblici non esistono! Chi è più fortunato possiede una bicicletta o un vecchio motorino!).
I prezzi dei medicinali, già alti, dopo la svalutazione del gennaio 1994, sono letteralmente raddoppiati. Il governo ha cercato di porre un freno a questa speculazione, con la distribuzione di medicinali base (Medicinali DCI) il cui prezzo è 4 volte inferiore di quelli acquistati nelle farmacie. Purtroppo però, tale decisione fatica a essere efficace soprattutto lontano dai grossi centri, sia per la difficoltà di informare la gente, sia per l'incoscienza di certi medici e infermieri che insistono a fare ricette senza segnalare tali medicinali.
Questi sono gli scogli e i banchi di prova che la giovane terza repubblica del Mali deve ancora affrontare. C'è anche la piaga della corruzione.
Nel settore della Dogana, molto è stato fatto, meno altrove. Ad esempio con una mancia di 1000 Fcfa (3.000 lire) a un vigile, a volte anche molto meno, eviti la maggior parte delle contravvenzioni.
Ma sarebbe troppo lungo entrare nei dettagli.

 

"Vi chiediamo di essere la coscienza della nazione"

Qual'è il ruolo della Chiesa in questo cammino del Mali?
Come molti sanno, la comunità cristiani in Mali non supera il 2%. Nell'allocuzione rivolta dal presidente Konare al superiore generale di Padri Bianchi accompagnato dall'arcivescovo di Bamakò, diceva: "siate la nostra coscienza e la coscienza della nazione. Mostrateci la verità".
La conferenza episcopale maliana, composta da soli vescovi africani, da sempre e con coraggio ha denunciato i mali del paese durante la dittatura di Mussa Traore
Oggi però, penso che l'invito del presidente assuma altre connotazioni.
La chiesa, fedele alla sua vocazione vive e lavora soprattutto negli ambienti più poveri. Essere la coscienza della nazione, significa quindi essere la voce dei più poveri affinchè non siano dimenticati nel processo democratico e nello sviluppo del paese.

La Chiesa, inoltre, lavorando alla base contribuisce concretamente alla partecipazione di tutta la società civile al processo di sviluppo del Mali, tramite giovani che nei vari movimenti di azione cattolica sono impegnati in progetti di sviluppo e nel processo democratico.
Molti sono i giovani cattolici scelti dai loro villaggi come portavoce e responsabili nel progetto di decentralizzazione in atto su tutto il territorio del Mali, progetto che dovrebbe permettere il trasferimento di molte competenze dallo stato ai comuni composti da più villaggi.
La Chiesa è la coscienza della nazione tramite nell'impegno affinchè la donna maliana possa ricoprire il suo ruolo nella costruzione del paese.
Essere la coscienza della nazione significa soprattutto difendere i veri valori della vita.
nonostante tutte le buone volontà, sta di fatto che la corsa al successo, al denaro, al benessere sta distruggendo la gioventù e parecchie famiglie.
Essere la coscienza della nazione significa formare giovani ricchi di valori veri, garanzia per un avvenire veramente democratico.
La strada è intrapresa, ma resta ancora molto da fare.

 

Conclusione

Il processo democratico nel Mali è una bella realtà, e la speranza è d'obbligo.
Gli ostacoli sono ancora numerosi e difficili, ma in tre anni il governo è riuscito a ottenere un consenso sociale piuttosto esteso, a ridare pace e tranquillità al paese e iniziare il cammino per una ripresa economica.
Il progetto di decentralizzazione in corso su tutto il territorio dovrebbe incrementare quanto già acquisito e favorire la modernizzazione del paese e la sua crescita democratica, grazie alla decentralizzazione di certi poteri e la maggior responsabilizzazione della base.
Purtroppo anche qui rimane qualche incognita, soprattutto per quanto riguarda i futuri comuni nella savana: saranno in grado di fornire responsabili capaci di gestire tali entità amministrative?
Sono queste incognite che è giusto considerare ma che non possono fermare il cammino intrapreso.
Certo è che per riuscire il Mali ha bisogno del sostegno di tutti all'interno e all'esterno.
Non si tratta semplicemente di inviare aiuti, quanto piuttosto di dare fiducia a questo paese che vuole uscire dal sottosviluppo col proprio lavoro, si tratta di considerare il Mali come un partner col quale dialogare e non più un sottosviluppato da aiutare.
"Noi dobbiamo trovare un altro modo di gestione e di cooperazione... Noi ci assumiamo le nostre responsabilità per gli insuccessi e per gli sprechi del passato, ma anche il tipo di cooperazione fin qui attuata ha le sue responsabilità e i responsabili devono fare la loro autocritica". (Alfa Umar Konare).