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Neve Shalom/Wahat es-Salam
Ebrei e Arabi Un'esperienza audace
di Bruno Segre*
Si nomini appena Israele o la Palestina
e il nostro spirito evoca lo scontro etnico, l'affrontamento
politico, gli attentati terroristici... Ma in questo deserto
di conflittualità, c'è qualche "oasi di pace" E'
il caso del villaggio di Neve Shalom/Wahat es-Salam, nome che
vuol dire appunto - in ebraico e in arabo - oasi di pace. Là,
Ebrei e Palestinesi costruiscono giorno dopo giorno
un'esperienza "profetica" di convivenza e di intesa.
Fra i molti gruppi umani che in Israele e in
Palestina esprimono un bisogno genuino di pace, gli abitanti
di Nevé Shalom/Wahat as-Salam sono certamente quelli che
stanno vivendo l'esperienza più avanzata e, allo stesso
tempo, più concreta. Lo dice il nome stesso di questa
comunità - un'"oasi di pace" nel deserto della
guerra -, un nome dettato da un versetto di Isaia (32, 18).
In questo singolare villaggio, fondato nel 1974, abitano e
lavorano oggi circa 150 cittadini ebrei e arabi dello Stato
d'Israele, facenti riferimento alle tre grandi tradizioni del
monoteismo, a dimostrazione che la convivenza pacifica è
possibile anche in una terra nella quale - complici l'odio e
le divisioni politiche - le tensioni tra credenti di varie
fedi sono più laceranti che altrove.
Il "sogno" di P. Bruno Hussar
Nevé Shalom/Wahat as Salam è l'eredità
concreta dell' "utopia" di Bruno Hussar, il
fondatore della comunità, morto lo scorso 8 febbraio.
Bruno era nato al Cairo nel 1911 da genitori ebrei non
praticanti. Dopo la scomparsa del padre si trasferì a Parigi,
dove divenne ingegnere (e ricordando più tardi questa sua
formazione giovanile, amava definirsi un "costruttore di
ponti" fra gli uomini). Nel 1935, ricevuto il battesimo,
diede avvio al suo itinerario esistenziale di "ebreo
discepolo di Gesù".
Poi la guerra, l'ingresso nell'ordine dei Domenicani e il
sacerdozio dal 1950. Nel 1953 l'arrivo in Israele per
costituire a Gerusalemme un centro di studi biblici: la Casa
Sant'Isaia. Negli anni Sessanta prese parte al Concilio
Vaticano II come esperto per il dialogo tra la Chiesa di Roma
e il popolo ebraico. Nel 1966 divenne cittadino dello Stato
d'Israele.
Padre Bruno non era solito porre limiti al proprio impegno di
"artigiano di pace": Nevé Shalom/Wahat as-Salam è
la più significativa, forse, fra le sue scelte profetiche, è
il "sogno" realizzando il quale egli ha inteso
dimostrare che quando Ebrei e Palestinesi decidono, assieme,
di dare vita a una comunità basata sull'accettazione, sul
rispetto reciproco e la cooperazione, possono senz'altro
convivere pacificamente, conservando ciascuno le proprie
specificità socio-culturali.
Questa realtà binazionale è gestita democraticamente secondo
criteri di assoluta pariteticità tra i due gruppi nazionali
che la compongono, e non è affiliata ad alcun movimento
politico.
Educarsi ed educare alla pace
Alla nascita dei primi figli, gli abitanti
del villaggio pensarono di creare strutture scolastiche che
potessero esprimere e diffondere gli ideali di coesistenza ed
eguaglianza specifici della comunità. Il sistema scolastico
adottato a Nevé Shalom/Wahat as-Salam è l'unico in Israele
che provveda un'educazione bilingue; fanciulli e maestri,
cioè, si esprimono nelle lingue dei due gruppi di
popolazione, Ebrei e Palestinesi. Dopo diversi anni di
attività, tali strutture hanno aperto le porte anche ai
bambini di altri villaggi. Oggigiorno la scuola elementare e
quella materna contano complessivamente novanta bambini, due
terzi dei quali provengono dai villaggi vicini.
Nevé Shalom/Wahat as-Salam è anche sede di una Scuola per la
pace.
Qui oltre 20 mila giovani israeliani (Ebrei e Arabi), allievi
di classi terminali delle scuole medie superiori di Israele,
sono venuti nel corso ormai di diversi anni, e altri
continuano a venire, per partecipare a incontri e seminari di
alcuni giorni. Guidati da educatori ebrei e arabi, i giovani
imparano a conoscersi, ad ascoltare l'altro, a superare la
paura e gli stereotipi che ancora oggi separano e oppongono i
due popoli. Così, la Scuola per la pace diventa un luogo di
confronto, di scoperta del mondo dell'altro, di reciproco
riconoscimento e di comprensione: un vero e proprio
laboratorio per la sperimen-tazione di un'articolata pedagogia
della convivenza pacifica.
Nata come istituzione capace di far sentire in massima misura
verso l'esterno l'impatto educativo di Nevé Sha-lom/Wahat
as-Salam, la Scuola per la pace dà corso attualmente a una
varietà di iniziative e seminari diretti a molteplici strati
sociali e generazionali delle popolazioni ebraica e
palestinese. Orientamento comune a tutte le sue attività è
quello di accrescere la consapevolezza della complessità del
conflitto in atto nella regione da oltre cinquat'anni, e di
migliorare - con l'esclusivo ricorso a metodi educativi - la
comprensione reciproca tra Palestinesi ed Ebrei.
L'originale pedagogia della Scuola è volta a educare
adolescenti e adulti alla diversità e alla complessità,
mediante metodi che esaltano la conoscenza, la fiducia e la
disponibilità all' "ascolto dell'altro", e che
inducono ogni partecipante a prendere coscienza della funzione
dinamica che di volta in volta svolge all'interno del gruppo,
del comportamento che agisce, delle proiezioni e dei bisogni
che lo muovono nelle relazioni con l'uno o con l'altro
partecipante. In tal modo i membri del gruppo imparano a
conoscere se stessi - i propri valori e pregiudizi, desideri e
bisogni, paure e rabbie, attese e speranze -, ma anche ad
ascoltare gli altri, e a superare le ansie e gli stereotipi
con i quali ciascuno è solito rapportarsi a chi è
"diverso", in qualsiasi contesto.
E laddove la risoluzione del conflitto si riveli impossibile o
tardi a compiersi, occorre imparare ad accettarlo e a vivere
con esso controllandolo: ossia evitando violenze e forzature,
nel rispetto delle differenze e delle identità e nella vera
disponibilità a crescere attraverso di esse.
"La dimensione del silenzio"
Per soddisfare l'esigenza di rendere visibile
la "dimensione verticale", a Nevé Shalom/Wahat
as-Salam è nata la bianca cupola di Dumiah (in ebraico,
"silenzio"): uno "spazio di silenzio", un
luogo "in cui tutti potranno venire a raccogliersi, dove
ogni culto potrà essere reso a Dio, nella fedeltà alla
propria tradizione e nel rispetto delle altrui".
Nel contesto lacerato di Israele, lo spirito profetico di
Bruno Hussar ha voluto recuperare la dimensione del silenzio
come momento qualificante della vita religiosa, così da
neutralizzare veleni e incrostazioni accumulatisi nel corso
dei secoli, le "bombe ideologiche" dalle quali sono
nati i fondamentalismi.
E per concludere, una riflessione sul processo di pace nel
Vicino Oriente, formulata da Bruno Hussar nel 1994: "La
strada verso la pace è ormai aperta, ma sarà lunga,
difficile e pericolosa, poiché gli estremisti dei due campi
fanno già di tutto per frustrare gli sforzi verso la pace.
(...) La nostra esperienza ci ha insegnato che non bisogna mai
rinunciare a sperare".
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