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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Neve Shalom/Wahat es-Salam
Ebrei e Arabi Un'esperienza audace

di Bruno Segre*

Si nomini appena Israele o la Palestina e il nostro spirito evoca lo scontro etnico, l'affrontamento politico, gli attentati terroristici... Ma in questo deserto di conflittualità, c'è qualche "oasi di pace" E' il caso del villaggio di Neve Shalom/Wahat es-Salam, nome che vuol dire appunto - in ebraico e in arabo - oasi di pace. Là, Ebrei e Palestinesi costruiscono giorno dopo giorno un'esperienza "profetica" di convivenza e di intesa.

 

Fra i molti gruppi umani che in Israele e in Palestina esprimono un bisogno genuino di pace, gli abitanti di Nevé Shalom/Wahat as-Salam sono certamente quelli che stanno vivendo l'esperienza più avanzata e, allo stesso tempo, più concreta. Lo dice il nome stesso di questa comunità - un'"oasi di pace" nel deserto della guerra -, un nome dettato da un versetto di Isaia (32, 18).
In questo singolare villaggio, fondato nel 1974, abitano e lavorano oggi circa 150 cittadini ebrei e arabi dello Stato d'Israele, facenti riferimento alle tre grandi tradizioni del monoteismo, a dimostrazione che la convivenza pacifica è possibile anche in una terra nella quale - complici l'odio e le divisioni politiche - le tensioni tra credenti di varie fedi sono più laceranti che altrove.

 

Il "sogno" di P. Bruno Hussar

Nevé Shalom/Wahat as Salam è l'eredità concreta dell' "utopia" di Bruno Hussar, il fondatore della comunità, morto lo scorso 8 febbraio.
Bruno era nato al Cairo nel 1911 da genitori ebrei non praticanti. Dopo la scomparsa del padre si trasferì a Parigi, dove divenne ingegnere (e ricordando più tardi questa sua formazione giovanile, amava definirsi un "costruttore di ponti" fra gli uomini). Nel 1935, ricevuto il battesimo, diede avvio al suo itinerario esistenziale di "ebreo discepolo di Gesù".
Poi la guerra, l'ingresso nell'ordine dei Domenicani e il sacerdozio dal 1950. Nel 1953 l'arrivo in Israele per costituire a Gerusalemme un centro di studi biblici: la Casa Sant'Isaia. Negli anni Sessanta prese parte al Concilio Vaticano II come esperto per il dialogo tra la Chiesa di Roma e il popolo ebraico. Nel 1966 divenne cittadino dello Stato d'Israele.
Padre Bruno non era solito porre limiti al proprio impegno di "artigiano di pace": Nevé Shalom/Wahat as-Salam è la più significativa, forse, fra le sue scelte profetiche, è il "sogno" realizzando il quale egli ha inteso dimostrare che quando Ebrei e Palestinesi decidono, assieme, di dare vita a una comunità basata sull'accettazione, sul rispetto reciproco e la cooperazione, possono senz'altro convivere pacificamente, conservando ciascuno le proprie specificità socio-culturali.
Questa realtà binazionale è gestita democraticamente secondo criteri di assoluta pariteticità tra i due gruppi nazionali che la compongono, e non è affiliata ad alcun movimento politico.

 

Educarsi ed educare alla pace

Alla nascita dei primi figli, gli abitanti del villaggio pensarono di creare strutture scolastiche che potessero esprimere e diffondere gli ideali di coesistenza ed eguaglianza specifici della comunità. Il sistema scolastico adottato a Nevé Shalom/Wahat as-Salam è l'unico in Israele che provveda un'educazione bilingue; fanciulli e maestri, cioè, si esprimono nelle lingue dei due gruppi di popolazione, Ebrei e Palestinesi. Dopo diversi anni di attività, tali strutture hanno aperto le porte anche ai bambini di altri villaggi. Oggigiorno la scuola elementare e quella materna contano complessivamente novanta bambini, due terzi dei quali provengono dai villaggi vicini.
Nevé Shalom/Wahat as-Salam è anche sede di una Scuola per la pace.
Qui oltre 20 mila giovani israeliani (Ebrei e Arabi), allievi di classi terminali delle scuole medie superiori di Israele, sono venuti nel corso ormai di diversi anni, e altri continuano a venire, per partecipare a incontri e seminari di alcuni giorni. Guidati da educatori ebrei e arabi, i giovani imparano a conoscersi, ad ascoltare l'altro, a superare la paura e gli stereotipi che ancora oggi separano e oppongono i due popoli. Così, la Scuola per la pace diventa un luogo di confronto, di scoperta del mondo dell'altro, di reciproco riconoscimento e di comprensione: un vero e proprio laboratorio per la sperimen-tazione di un'articolata pedagogia della convivenza pacifica.
Nata come istituzione capace di far sentire in massima misura verso l'esterno l'impatto educativo di Nevé Sha-lom/Wahat as-Salam, la Scuola per la pace dà corso attualmente a una varietà di iniziative e seminari diretti a molteplici strati sociali e generazionali delle popolazioni ebraica e palestinese. Orientamento comune a tutte le sue attività è quello di accrescere la consapevolezza della complessità del conflitto in atto nella regione da oltre cinquat'anni, e di migliorare - con l'esclusivo ricorso a metodi educativi - la comprensione reciproca tra Palestinesi ed Ebrei.
L'originale pedagogia della Scuola è volta a educare adolescenti e adulti alla diversità e alla complessità, mediante metodi che esaltano la conoscenza, la fiducia e la disponibilità all' "ascolto dell'altro", e che inducono ogni partecipante a prendere coscienza della funzione dinamica che di volta in volta svolge all'interno del gruppo, del comportamento che agisce, delle proiezioni e dei bisogni che lo muovono nelle relazioni con l'uno o con l'altro partecipante. In tal modo i membri del gruppo imparano a conoscere se stessi - i propri valori e pregiudizi, desideri e bisogni, paure e rabbie, attese e speranze -, ma anche ad ascoltare gli altri, e a superare le ansie e gli stereotipi con i quali ciascuno è solito rapportarsi a chi è "diverso", in qualsiasi contesto.
E laddove la risoluzione del conflitto si riveli impossibile o tardi a compiersi, occorre imparare ad accettarlo e a vivere con esso controllandolo: ossia evitando violenze e forzature, nel rispetto delle differenze e delle identità e nella vera disponibilità a crescere attraverso di esse.

 

"La dimensione del silenzio"

Per soddisfare l'esigenza di rendere visibile la "dimensione verticale", a Nevé Shalom/Wahat as-Salam è nata la bianca cupola di Dumiah (in ebraico, "silenzio"): uno "spazio di silenzio", un luogo "in cui tutti potranno venire a raccogliersi, dove ogni culto potrà essere reso a Dio, nella fedeltà alla propria tradizione e nel rispetto delle altrui".
Nel contesto lacerato di Israele, lo spirito profetico di Bruno Hussar ha voluto recuperare la dimensione del silenzio come momento qualificante della vita religiosa, così da neutralizzare veleni e incrostazioni accumulatisi nel corso dei secoli, le "bombe ideologiche" dalle quali sono nati i fondamentalismi.
E per concludere, una riflessione sul processo di pace nel Vicino Oriente, formulata da Bruno Hussar nel 1994: "La strada verso la pace è ormai aperta, ma sarà lunga, difficile e pericolosa, poiché gli estremisti dei due campi fanno già di tutto per frustrare gli sforzi verso la pace. (...) La nostra esperienza ci ha insegnato che non bisogna mai rinunciare a sperare".