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Africa minata
di Marcello Storgato SX
L'Africa ha molti primati. Tra tutti,
anche quello di essere il "continente più minato"
del mondo: da un minimo di 24 milioni ad un massimo di 56
milioni di mine in 25 paesi. I più infestati sono l'Angola,
Mozambico e Somalia, oltre a Libia ed Egitto. Sono le mine
tradizionali di fabbricazione russa e cinese a costituire la
maggior causa di morte e ferimenti, ad effetto procrastinato,
in Africa. Ma praticamente, quasi ogni paese produttore di
mine ha lasciato tracce, dalla II guerra mondiale ad oggi. Una
panoramica di Marcello Storgato, missionario saveriano,
impegnato nella Campagna italiana per la Messa al Bando delle
Mine.
A danno della popolazione civile
Non è mai successo che, dopo i conflitti, le
parti belligeranti abbiano bonificato le zone minate - in
Africa come in altre parti del globo. E' sempre stata la
popolazione civile del dopo conflitto a farne le spese.
Nonostante il fatto che fino all'ultima guerra mondiale gli
eserciti seguissero regole fisse nell'uso delle mine, e
nonostante che i paesi della NATO si siano dati un rigido
regolamento nel piazzare, mappare e segnalare i campi minati (STANAG
2036), quando le loro truppe si sono ingaggiate in operazioni
di repressione o di attacco nei paesi colonizzati - e anche
dopo l'indipendenza - queste si sono comportate
"barbaramente" In modo indiscriminato e fuori di
ogni regolamento, senza preoccupazioni per gli effetti,
persistenti e letali contro civili innocenti. Le truppe
africane hanno seguito l'esempio: la RENAMO in Mozambico usava
la tattica delle mine per terrorizzare la gente, farla
evacuare ed accaparrarsi vaste zone agricole; in nord Somalia
le truppe governative di Siad Barre hanno minato pozzi,
sorgenti, corsi d'acqua, sentieri e villaggi, per vietarne
l'accesso. La popolazione civile stessa diventa il nemico da
terrorizzare, piagare, eliminare: una violazione delle regole
più elementari di diritto umanitario!
Nei conflitti interni
MAP (mine antipersona) e MAC (mine anticarro)
sono state e sono abbondantemente usate nei conflitti interni,
"a bassa o alta intensità", in quasi tutti i paesi
africani: sono ormai divenute un'arma "popolare",
facile da usare, a basso costo e ad alto danno. Ad ogni
conquista e riconquista di postazioni, le forze belligeranti
spesso aggiungono nuovi confini minati a protezione delle zone
occupate, in questo modo in Angola sono stati creati campi
minati concentrici "multipli".
La popolazione civile, nel duro sforzo di tirare avanti giorno
dopo giorno in zone infestate da mine, anche dopo la
cessazione dei conflitti, diventa facile presa di questi
ordigni a distruzione procrastinata. A parte l'alta
percentuale di mutilati, il numero dei morti non si conta:
solo il 50% delle vittime di mine riesce a raggiungere in
tempo un ospedale; molte morti non sono neppure segnalate.
La sola notizia di mine terrorizza la popolazione, causando
evacuazioni di massa e la chiusura di intere reti di
comunicazione.
Vaste zone restano spopolate e improduttive. Diecimila persone
avevano lasciato il villaggio di Mapulenge (Maputo,
Mozambico), anche se gli sminatori hanno poi trovato solo 4
mine in tre mesi di bonifica. Sempre in Mozambico, l'ONU ha
fatto bonificare più di 2000 chilometri di strade che erano
rimaste inutilizzate per anni per paura di mine (1993); ma
solo 29 mine sono state ritrovate.
Terra proibita
A volte, gruppi di civili o ex-militari si
avventurano in opera di bonifica per poter utilizzare un pezzo
di terra. Anche questi volontari improvvisati sono facile
preda delle mine. Ma non sono solo le mine antipersona. Anche
le MAC mietono un gran numero di vittime, specialmente tra i
profughi che ritornano nei propri villaggi, tra i contadini
che vanno al lavoro e tra il personale di agenzie umanitarie.
In Mozambico una MAC ha ucciso 18 persone che viaggiavano su
un rimorchio. In Angola, 19 persone stipate in una Land Rover
sono state uccise dallo scoppio di una sola MAC. Incidenti del
genere sono molto frequenti. Non c'è modo di sopravvivere
all'esplosione di una MAC. Per di più, a volte viene alterato
il sistema di detonazione, in modo che esplodano ad un carico
di pressione inferiore. C'è da notare che la maggior parte
delle mine usate in sud Angola erano MAC; in sud Sudan e in
Mozambico i ribelli fanno largo uso di MAC sulle strade,
ferrovie e aeroporti, per interdire i movimenti alle truppe
governative.
Alla fine, chi ci rimette di più sono sempre le popolazioni
locali, che si vengono a trovare in situazioni prolungate e
ancora più rischiose di una vera e propria guerra. Le mine
non hanno mai aiutato a vincere una guerra; ma hanno sempre
causato enormi sofferenze alle popolazioni civili in tempo di
pace.
Geografia delle mine
Esempi di come sono state usate le mine, in
alcuni paesi africani, saranno sufficienti a far intuire la
gravità del problema e a far capire che bisogna dire
"basta con questo orrendo scempio!".
Angola
MAC e MAP sono state usate a profusione a
cominciare dal 1961 a tutt'oggi, in Angola dalle varie forze e
dai vari gruppi e movimenti: le forze cubane e angolane,
dell'UNITA (movimento appoggiato dagli USA) e del Sudafrica.
Praticamente nessuna regola è stata rispettata da nessuno.
MAC e MAP sono state piazzate più volte dai vari gruppi su
strade, sentieri, ferrovie, piste aeree, attorno a città e a
villaggi. Alcune città sono ancora come enormi campi di
concentramento, con vari cerchi concentrici tutt'attorno, di
mine di varie provenienza, .
Dopo l'accordo di pace di Bicesse (1991), le parti
belligeranti hanno svolto un'opera di bonifica; ma non è
successo altrettanto dopo l'accordo di Lusaka (1994).
Attualmente l'Angola è il paese più minato dell'Africa (dai
9 a 15 milioni di mine), con un altissimo numero di vittime:
un mutilato ogni 470 abitanti, senza contare le vittime
decedute. Gli ospedali ricevono fino a 25 vittime al giorno.
Malnutrizione e carestia sono gli effetti diretti di vaste
zone agricole minate e quindi non più coltivabili.
Le mine più comuni sono di produzione sovietica, ma ce ne
sono anche provenienti dal Belgio, Cina, Sudafrica, Usa,
Cecoslovacchia, Germania e Italia.
Mozambico
L'armata portoghese prima, (dal 1964),
FRELIMO, RENAMO, Sudafrica, Rhodesia e le forze speciali poi
(1976-1993), sono i responsabili delle infestazioni di mine in
Mozambico. Nessun responsabile si è sentito in dovere di
porre segnalazioni o di mappare le zone minate. Circa due
milioni di MAP sono ancora attive in Mozambico: 32 tipi
diversi, disseminati dovunque, specialmente nelle zone rurali
(oltre 1000 zone in 7 province), ma anche sulle strade, sotto
i ponti, attorno ai piloni elettrici, nelle scuole,
dispensari, pozzi e lungo i confini. Ogni settimana si
verificano in media dieci incidenti di mina. Più di mille
piloni della linea elettrica della diga Cahora Bassa sono
stati distrutti, ma la zona è talmente infestata da mine che
non è possibile ripristinare la linea.
Sono mine di origine sovietica, rhodesiana, sudafricana ed
anche cecoslovacca, tedesco-orientale, jugoslava, cinese,
belga, francese, britannica, portoghese, statunitense,
italiana e dello Zimbabwe.
Somalia
E' stato soprattutto l'esercito regolare di
Siad Barre a seminare mine nel nord Somalia, con lo scopo
principale di terrorizzare la popolazione civile (1990). Ma
anche le varie fazioni hanno fatto uso di mine nei loro
conflitti tra clan, sia prima che dopo il 1991. Le mappe sono
talmente imprecise che non servono all'opera di bonifica. Per
di più i campi minati non sono stati recintati.
Nel 1991, molti somali, profughi in Etiopia tornati nel nord
Somalia, hanno subito mutilazioni a causa di mine; soprattutto
ragazzi dai 5 ai 15 anni. La Somalia ha in media un amputato
da mine ogni 650 abitanti.
Le mine, da uno a due milioni, provengono da Belgio, Cina,
Cecoslovacchia, Germania orientale, Egitto, Pakistan, Russia,
Usa, Gran Bretagna, Italia e altri 14 paesi.
Rwanda
Sono state innanzitutto le forze governative
a disseminare MAP, MAC e trappole stupide (booby traps) contro
il Fronte Patriottico Rwandese, specialmente nella fascia a
nord del paese, dal tempo del genocidio (aprile-giugno 94)
alla sconfitta. Durante il ritorno delle forze Hutu verso lo
Zaire, un numero imprecisato di MAP è stato disseminato a
casaccio nelle zone difese, specialmente nelle città di
Ruhengeri (nord) e Kigali (capitale).
Le mappe passate all'Onu non sono affatto accurate.
Associazioni umanitarie testimoniano di numerose vittime di
mine antipersona e della presenza di mine simili a quelle
italiane.
Rhodesia / Zimbawe
Il primo uso di MAP è stato nel 1963, da
parte del governo federale rhodesiano, per proteggere la
stazione elettrica di Kariba, sul lago omonimo, reclamata
anche dal governo dell'attuale Zambia. Durante la guerra di
liberazione (1974-80), "barriere minate" furono
costruite contro l'infiltrazione di guerriglieri. Con
l'indipendenza lo Zimbabwe si è trovato ad ereditare più di
un milione e mezzo di MAP, disseminate in otto zone lungo i
confini con lo Zambia e il Mozambico, dal Parco nazionale a
Mlibizi e da Kanyemba al confine sudafricano, per una
lunghezza di 766 chilometri. All'inizio le "barriere
minate" di confine erano larghe 25 metri, ma furono poi
estese a 300 metri e fino a due chilometri, con l'aggiunta di
trappole stupide (booby traps), poiché tante mine non
riuscivano ancora ad impedire le infiltrazioni di guerriglieri
pronti ad affrontare il rischio armati di semplici pale da
sminamento!
Verso la fine della guerra civile, l'utilizzo di mine divenne
sempre più intenso e caotico. Dal 1980 ad oggi, solo il 10%
dei campi è stato bonificato.
Sudafrica e paesi confinanti
Mine anticarro e soprattutto antipersona sono
state usate durante i conflitti tra il Sudafrica e le forze di
insurrezione dei paesi vicini nella lotta contro l'apartheid e
per l'indipendenza della Namibia, sia dalle forze governative
(SADF) che dai gruppi di insorti (anni 60 fino al 1994).
Sembra che le SADF facessero un uso ristretto e controllato di
MAP intorno a posizioni strategiche; la regolare manutenzione
dei campi minati causò molte vittime tra il personale e di
animali. Spesso le mine si spostavano, venivano allo scoperto
e addirittura galleggiavano a causa delle piogge.
Nel 1988, un piano per piazzare una fascia minata di 30
chilometri lungo il confine al nord della Namibia, a difesa di
possibili attacchi da parte delle forze cubane, fu abbandonato
a causa del costo elevato e della poca efficacia difensiva.
Il Sudafrica è uno dei paesi produttori di mine, anche di
provenienza italiana.
Ciad
Le forze di invasione libiche hanno lasciato
disseminate MAC e MAP nella fascia Auzou al nord del Ciad
(1973-94). La maggior parte delle mine sono state disseminate
a casaccio, e specialmente nelle zone agricole produttive. Non
è stata rispettata nessuna regola di recinzione, segnalazione
o mappatura. Al termine delle ostilità nessuna mappa è stata
consegnata al governo del Ciad (nonostante che il governo
libico richiedesse con insistenza le mappe dei campi minati
lasciati nel suo territorio durante la II guerra mondiale).
Libia / Egitto
Durante la II guerra mondiale (1942),
Germania, Italia, Gran Bretagna e Francia hanno fatto largo
uso di mine, rispettando tattiche prestabilite, segnalazioni e
mappature. Le mappe sono poi state consegnate alla Libia dalle
parti belligeranti, ma senza obbligo di bonifica (l'ultima
richiesta del governo libico per avere le mappe esatte dei
campi minati data agosto 1994).
Le segnalazioni sono ormai scomparse e i grandi movimenti
sabbiosi hanno sotterrato, dissotterrato e portato altrove le
mine. Ancora oggi questi campi minati "vaganti"
costituiscono un pericolo in Libia ed Egitto. La stima si
aggira tra 2 e 12 milioni di mine per la Libia; di 23 milioni
per l'Egitto. Sono soprattutto i pastori ad esserne vittima.
Lo scorso aprile ad Alessandria d'Egitto sono stati
organizzati un simposio ed una mostra fotografica sul problema
delle mine. L'Egitto produce ed esporta mine, anche di origine
italiana.
Ultimi dati sugli incidenti
In un registro della C.R.I. con gli incidenti
di mina accaduti negli ultimi 16 mesi (gennaio 95-aprile 96),
risulta che dei 128 incidenti registrati nelle varie parti del
mondo, 66 (pari al 51,6%) sono avvenuti in paesi africani. In
questi 66 incidenti sono state coinvolte 398 persone (una
media di 6 vittime per incidente, fino a una punta massima di
ben 35 vittime su una sola mina!).
Il registro si conclude con una nota: E' triste, ma questi
incidenti rappresentano solo una frazione dei 2000 casi che
avvengono ogni mese nel mondo. La maggior parte di essi non
viene registrata. "Landmines must be stopped! Bisogna
eliminare le mine!"
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