AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Africa minata

di Marcello Storgato SX

L'Africa ha molti primati. Tra tutti, anche quello di essere il "continente più minato" del mondo: da un minimo di 24 milioni ad un massimo di 56 milioni di mine in 25 paesi. I più infestati sono l'Angola, Mozambico e Somalia, oltre a Libia ed Egitto. Sono le mine tradizionali di fabbricazione russa e cinese a costituire la maggior causa di morte e ferimenti, ad effetto procrastinato, in Africa. Ma praticamente, quasi ogni paese produttore di mine ha lasciato tracce, dalla II guerra mondiale ad oggi. Una panoramica di Marcello Storgato, missionario saveriano, impegnato nella Campagna italiana per la Messa al Bando delle Mine.

 

A danno della popolazione civile

Non è mai successo che, dopo i conflitti, le parti belligeranti abbiano bonificato le zone minate - in Africa come in altre parti del globo. E' sempre stata la popolazione civile del dopo conflitto a farne le spese.
Nonostante il fatto che fino all'ultima guerra mondiale gli eserciti seguissero regole fisse nell'uso delle mine, e nonostante che i paesi della NATO si siano dati un rigido regolamento nel piazzare, mappare e segnalare i campi minati (STANAG 2036), quando le loro truppe si sono ingaggiate in operazioni di repressione o di attacco nei paesi colonizzati - e anche dopo l'indipendenza - queste si sono comportate "barbaramente" In modo indiscriminato e fuori di ogni regolamento, senza preoccupazioni per gli effetti, persistenti e letali contro civili innocenti. Le truppe africane hanno seguito l'esempio: la RENAMO in Mozambico usava la tattica delle mine per terrorizzare la gente, farla evacuare ed accaparrarsi vaste zone agricole; in nord Somalia le truppe governative di Siad Barre hanno minato pozzi, sorgenti, corsi d'acqua, sentieri e villaggi, per vietarne l'accesso. La popolazione civile stessa diventa il nemico da terrorizzare, piagare, eliminare: una violazione delle regole più elementari di diritto umanitario!

 

Nei conflitti interni

MAP (mine antipersona) e MAC (mine anticarro) sono state e sono abbondantemente usate nei conflitti interni, "a bassa o alta intensità", in quasi tutti i paesi africani: sono ormai divenute un'arma "popolare", facile da usare, a basso costo e ad alto danno. Ad ogni conquista e riconquista di postazioni, le forze belligeranti spesso aggiungono nuovi confini minati a protezione delle zone occupate, in questo modo in Angola sono stati creati campi minati concentrici "multipli".
La popolazione civile, nel duro sforzo di tirare avanti giorno dopo giorno in zone infestate da mine, anche dopo la cessazione dei conflitti, diventa facile presa di questi ordigni a distruzione procrastinata. A parte l'alta percentuale di mutilati, il numero dei morti non si conta: solo il 50% delle vittime di mine riesce a raggiungere in tempo un ospedale; molte morti non sono neppure segnalate.
La sola notizia di mine terrorizza la popolazione, causando evacuazioni di massa e la chiusura di intere reti di comunicazione.
Vaste zone restano spopolate e improduttive. Diecimila persone avevano lasciato il villaggio di Mapulenge (Maputo, Mozambico), anche se gli sminatori hanno poi trovato solo 4 mine in tre mesi di bonifica. Sempre in Mozambico, l'ONU ha fatto bonificare più di 2000 chilometri di strade che erano rimaste inutilizzate per anni per paura di mine (1993); ma solo 29 mine sono state ritrovate.

 

Terra proibita

A volte, gruppi di civili o ex-militari si avventurano in opera di bonifica per poter utilizzare un pezzo di terra. Anche questi volontari improvvisati sono facile preda delle mine. Ma non sono solo le mine antipersona. Anche le MAC mietono un gran numero di vittime, specialmente tra i profughi che ritornano nei propri villaggi, tra i contadini che vanno al lavoro e tra il personale di agenzie umanitarie. In Mozambico una MAC ha ucciso 18 persone che viaggiavano su un rimorchio. In Angola, 19 persone stipate in una Land Rover sono state uccise dallo scoppio di una sola MAC. Incidenti del genere sono molto frequenti. Non c'è modo di sopravvivere all'esplosione di una MAC. Per di più, a volte viene alterato il sistema di detonazione, in modo che esplodano ad un carico di pressione inferiore. C'è da notare che la maggior parte delle mine usate in sud Angola erano MAC; in sud Sudan e in Mozambico i ribelli fanno largo uso di MAC sulle strade, ferrovie e aeroporti, per interdire i movimenti alle truppe governative.
Alla fine, chi ci rimette di più sono sempre le popolazioni locali, che si vengono a trovare in situazioni prolungate e ancora più rischiose di una vera e propria guerra. Le mine non hanno mai aiutato a vincere una guerra; ma hanno sempre causato enormi sofferenze alle popolazioni civili in tempo di pace.

 

Geografia delle mine

Esempi di come sono state usate le mine, in alcuni paesi africani, saranno sufficienti a far intuire la gravità del problema e a far capire che bisogna dire "basta con questo orrendo scempio!".
Angola

MAC e MAP sono state usate a profusione a cominciare dal 1961 a tutt'oggi, in Angola dalle varie forze e dai vari gruppi e movimenti: le forze cubane e angolane, dell'UNITA (movimento appoggiato dagli USA) e del Sudafrica.
Praticamente nessuna regola è stata rispettata da nessuno. MAC e MAP sono state piazzate più volte dai vari gruppi su strade, sentieri, ferrovie, piste aeree, attorno a città e a villaggi. Alcune città sono ancora come enormi campi di concentramento, con vari cerchi concentrici tutt'attorno, di mine di varie provenienza, .
Dopo l'accordo di pace di Bicesse (1991), le parti belligeranti hanno svolto un'opera di bonifica; ma non è successo altrettanto dopo l'accordo di Lusaka (1994). Attualmente l'Angola è il paese più minato dell'Africa (dai 9 a 15 milioni di mine), con un altissimo numero di vittime: un mutilato ogni 470 abitanti, senza contare le vittime decedute. Gli ospedali ricevono fino a 25 vittime al giorno. Malnutrizione e carestia sono gli effetti diretti di vaste zone agricole minate e quindi non più coltivabili.
Le mine più comuni sono di produzione sovietica, ma ce ne sono anche provenienti dal Belgio, Cina, Sudafrica, Usa, Cecoslovacchia, Germania e Italia.
Mozambico

L'armata portoghese prima, (dal 1964), FRELIMO, RENAMO, Sudafrica, Rhodesia e le forze speciali poi (1976-1993), sono i responsabili delle infestazioni di mine in Mozambico. Nessun responsabile si è sentito in dovere di porre segnalazioni o di mappare le zone minate. Circa due milioni di MAP sono ancora attive in Mozambico: 32 tipi diversi, disseminati dovunque, specialmente nelle zone rurali (oltre 1000 zone in 7 province), ma anche sulle strade, sotto i ponti, attorno ai piloni elettrici, nelle scuole, dispensari, pozzi e lungo i confini. Ogni settimana si verificano in media dieci incidenti di mina. Più di mille piloni della linea elettrica della diga Cahora Bassa sono stati distrutti, ma la zona è talmente infestata da mine che non è possibile ripristinare la linea.
Sono mine di origine sovietica, rhodesiana, sudafricana ed anche cecoslovacca, tedesco-orientale, jugoslava, cinese, belga, francese, britannica, portoghese, statunitense, italiana e dello Zimbabwe.

 

Somalia

E' stato soprattutto l'esercito regolare di Siad Barre a seminare mine nel nord Somalia, con lo scopo principale di terrorizzare la popolazione civile (1990). Ma anche le varie fazioni hanno fatto uso di mine nei loro conflitti tra clan, sia prima che dopo il 1991. Le mappe sono talmente imprecise che non servono all'opera di bonifica. Per di più i campi minati non sono stati recintati.
Nel 1991, molti somali, profughi in Etiopia tornati nel nord Somalia, hanno subito mutilazioni a causa di mine; soprattutto ragazzi dai 5 ai 15 anni. La Somalia ha in media un amputato da mine ogni 650 abitanti.
Le mine, da uno a due milioni, provengono da Belgio, Cina, Cecoslovacchia, Germania orientale, Egitto, Pakistan, Russia, Usa, Gran Bretagna, Italia e altri 14 paesi.

 

Rwanda

Sono state innanzitutto le forze governative a disseminare MAP, MAC e trappole stupide (booby traps) contro il Fronte Patriottico Rwandese, specialmente nella fascia a nord del paese, dal tempo del genocidio (aprile-giugno 94) alla sconfitta. Durante il ritorno delle forze Hutu verso lo Zaire, un numero imprecisato di MAP è stato disseminato a casaccio nelle zone difese, specialmente nelle città di Ruhengeri (nord) e Kigali (capitale).
Le mappe passate all'Onu non sono affatto accurate. Associazioni umanitarie testimoniano di numerose vittime di mine antipersona e della presenza di mine simili a quelle italiane.

 

Rhodesia / Zimbawe

Il primo uso di MAP è stato nel 1963, da parte del governo federale rhodesiano, per proteggere la stazione elettrica di Kariba, sul lago omonimo, reclamata anche dal governo dell'attuale Zambia. Durante la guerra di liberazione (1974-80), "barriere minate" furono costruite contro l'infiltrazione di guerriglieri. Con l'indipendenza lo Zimbabwe si è trovato ad ereditare più di un milione e mezzo di MAP, disseminate in otto zone lungo i confini con lo Zambia e il Mozambico, dal Parco nazionale a Mlibizi e da Kanyemba al confine sudafricano, per una lunghezza di 766 chilometri. All'inizio le "barriere minate" di confine erano larghe 25 metri, ma furono poi estese a 300 metri e fino a due chilometri, con l'aggiunta di trappole stupide (booby traps), poiché tante mine non riuscivano ancora ad impedire le infiltrazioni di guerriglieri pronti ad affrontare il rischio armati di semplici pale da sminamento!
Verso la fine della guerra civile, l'utilizzo di mine divenne sempre più intenso e caotico. Dal 1980 ad oggi, solo il 10% dei campi è stato bonificato.

 

Sudafrica e paesi confinanti

Mine anticarro e soprattutto antipersona sono state usate durante i conflitti tra il Sudafrica e le forze di insurrezione dei paesi vicini nella lotta contro l'apartheid e per l'indipendenza della Namibia, sia dalle forze governative (SADF) che dai gruppi di insorti (anni 60 fino al 1994).
Sembra che le SADF facessero un uso ristretto e controllato di MAP intorno a posizioni strategiche; la regolare manutenzione dei campi minati causò molte vittime tra il personale e di animali. Spesso le mine si spostavano, venivano allo scoperto e addirittura galleggiavano a causa delle piogge.
Nel 1988, un piano per piazzare una fascia minata di 30 chilometri lungo il confine al nord della Namibia, a difesa di possibili attacchi da parte delle forze cubane, fu abbandonato a causa del costo elevato e della poca efficacia difensiva.
Il Sudafrica è uno dei paesi produttori di mine, anche di provenienza italiana.

 

Ciad

Le forze di invasione libiche hanno lasciato disseminate MAC e MAP nella fascia Auzou al nord del Ciad (1973-94). La maggior parte delle mine sono state disseminate a casaccio, e specialmente nelle zone agricole produttive. Non è stata rispettata nessuna regola di recinzione, segnalazione o mappatura. Al termine delle ostilità nessuna mappa è stata consegnata al governo del Ciad (nonostante che il governo libico richiedesse con insistenza le mappe dei campi minati lasciati nel suo territorio durante la II guerra mondiale).

 

Libia / Egitto

Durante la II guerra mondiale (1942), Germania, Italia, Gran Bretagna e Francia hanno fatto largo uso di mine, rispettando tattiche prestabilite, segnalazioni e mappature. Le mappe sono poi state consegnate alla Libia dalle parti belligeranti, ma senza obbligo di bonifica (l'ultima richiesta del governo libico per avere le mappe esatte dei campi minati data agosto 1994).
Le segnalazioni sono ormai scomparse e i grandi movimenti sabbiosi hanno sotterrato, dissotterrato e portato altrove le mine. Ancora oggi questi campi minati "vaganti" costituiscono un pericolo in Libia ed Egitto. La stima si aggira tra 2 e 12 milioni di mine per la Libia; di 23 milioni per l'Egitto. Sono soprattutto i pastori ad esserne vittima.
Lo scorso aprile ad Alessandria d'Egitto sono stati organizzati un simposio ed una mostra fotografica sul problema delle mine. L'Egitto produce ed esporta mine, anche di origine italiana.

 

Ultimi dati sugli incidenti

In un registro della C.R.I. con gli incidenti di mina accaduti negli ultimi 16 mesi (gennaio 95-aprile 96), risulta che dei 128 incidenti registrati nelle varie parti del mondo, 66 (pari al 51,6%) sono avvenuti in paesi africani. In questi 66 incidenti sono state coinvolte 398 persone (una media di 6 vittime per incidente, fino a una punta massima di ben 35 vittime su una sola mina!).
Il registro si conclude con una nota: E' triste, ma questi incidenti rappresentano solo una frazione dei 2000 casi che avvengono ogni mese nel mondo. La maggior parte di essi non viene registrata. "Landmines must be stopped! Bisogna eliminare le mine!"