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Un'iniziativa d'avvenire: L'alfabetizzazione
funzionale
di Aldo Giannasi
Ogni anno escono nuovi e sempre più
sofisticati computer nel Nord del mondo, mentre nel Sud enormi
masse di coltivatori e di operai sono ancora preda
dell'analfabetismo. Il divario sembra diventare un baratro
incolmabile e un freno irreparabile allo sviluppo. Eppure
negli ultimi 25 anni è stata aperta una via che ha dato
risultati notevoli: è l'alfabetizzazione funzionale. Una
iniziativa troppo poco conosciuta nella sua originalità, ma
capace, se sostenuta, di accorciare le distanze e di
permettere un rapido ricupero ai paesi emergenti.
Il diario di Pascal
Ciogon Diarrà era sui 25 anni quando conobbe
i Padri della parrocchia di Kolokani in Mali (Africa
Occidentale), agli inizi degli anni '80. Come tutti i giovani
del suo villaggio di Nciobugu, sapeva coltivare i campi con
competenza e possedeva un solido bagaglio di cultura orale,
quella trasmessagli dai padri. Ma non sapeva nè leggere nè
scrivere e percepiva ogni giorno più quanto questa mancanza
di istruzione rappresentasse un handicap nel mondo d'oggi. Gli
impiegati della posta, della provincia, del partito, glielo
facevano pesare: per lui niente cariche, niente
responsabilità. Era "kalanbali", letteralmente:
privo di istruzione, analfabeta. E il fatto che la stragrande
maggioranza dei suoi amici si trovasse nella stessa situazione
era una magra consolazione.
In uno dei primi incontri alla missione parlò del suo
problema. Chi lo ascoltava era José, un padre spagnolo molto
cosciente dei problemi dei contadini. Gli fornì subito un
abbecedario e lo seguì saltuariamente come poteva. Ciogon fu
perseverante facendosi aiutare anche da un ex militare che
possedeva una certa cultura.
Appena riuscì a scrivere, P. Josè gli affidò un compito
singolare: gli chiese di tenere il diario di Nciobugu. Su un
quaderno, Ciogon annotava tutto ciò che poteva interessare la
vita del piccolo casolare della savana: nascite e decessi,
malattie ed epidemie, ritmo delle piogge, entità dei
raccolti, arrivo di cavallette e uccelli migratori...
Quando una commissione FAO passò dal suo villaggio per una
inchiesta di base, poté fornire dati molto interessanti e
sicuri per la scelta di nuove sementi a ciclo rapido,
necessarie per il restringersi della stagione delle piogge, ma
che dovevano tener conto anche delle migrazioni degli uccelli
e dello sviluppo di parassiti del miglio... La commissione
apprezzò altamente il suo lavoro. Fu una scoperta
incoraggiante: Ciogon e tutto Nciobugu toccarono con mano
l'importanza dell'istruzione nella loro vita giornaliera di
coltivatori. Il "kalan", lo studio, non serviva
dunque solo più per i pochi bambini che frequentavano le
scuole governative. Interessava la loro vita di coltivatori e
apriva nuove prospettive e possibilità insospettate.
Qualche anno dopo, Ciogon che intanto aveva deciso di entrare
al catecumenato, diventò cristiano e prese il nome di Pascal.
Lo conobbi del 1983, al tempo della primo durissimo periodo
della siccità che doveva durare due anni. Con altri giovani
di differenti villaggi, quasi tutti catechisti, forniva
rapporti particolareggiati sulla situazione alimentare, il
numero e il nome dei più bisognosi perchè la Caritas
parrocchiale, in collaborazione con organismi non governativi,
potesse intervenire tempestivamente. E mi metteva anche al
corrente dei decessi per inedia, notizie che potei
trasmettere, tramite gli amministratori, al Ministero
dell'Interno del Mali. Conservo quel diario, come una
testimonianza di prima importanza, una storia umana raccontata
al vivo.
Analfabetismo trionfante
La storia di Pascal è uno spaccato nella
vita concreta di milioni e milioni di contadini delle regioni
a sud del Sahara. L'analfabetismo resta ancora oggi una piaga
troppo diffusa e addirittura in fase di allargamento. Non si
può ovviamente generalizzare: ci sono paesi come la Nigeria,
il Senegal, la Costa d'Avorio... in cui l'istruzione di base
ha fatto grandi passi avanti. Ma, nell'insieme, a partire
dagli anni 70, la scuola elementare ha subito un
deterioramento progressivo, dovuto alle crescenti difficoltà
finanziarie degli stati africani, culminate alla fine degli
anni 80 in una specie di bancarotta scolastica.
Oltre a queste difficoltà esterne la scuola statale ha
portato in sè un limite molto marcato, dovuto alla sua stessa
origine al tempo delle colonie. E' una scuola impostata sui
modelli europei e orientata a formare degli impiegati per lo
stato, più che a fornire una solida formazione di base agli
agricoltori e agli operai. E' restata avulsa dalla vita
pratica di ogni giorno. Il bambino parte a scuola nella
speranza di finire un giorno come impiegato in un servizio di
stato. Una prospettiva possibile ancora nei primi anni di
indipendenza, ma difficilmente realizzabile oggi, quando le
difficoltà economiche e finanziarie dei giovani stati
africani si sono fatte acute. Così la scuola moderna ha
finito per creare molti giovani delusi e ha fallito anche
nell'insieme lo scopo di elevare l'istruzione delle masse
lavoratrici.
Esse ne portano le pesanti conseguenze.
"Analfabeta corri allo studio, l'ignoranza è solo
tenebra", diceva un ritornello popolare degli anni '80.
E' una verità purtroppo: l'ignoranza è tenebra. Su tutti i
piani.
Quando in novembre i coltivatori portano le arachidi
all'ammasso, quasi regolarmente hanno a che fare con un
pesatore che sottrae una parte di quanto è loro dovuto. Il
villaggio porta i soldi delle tasse al circondario? I conti
fatti dagli impiegati e non verificabili dagli agricoltori,
richiedono sempre somme supplementari... Sul piano pratico: le
nuove sementi, introdotte in seguito alla siccità, domandano
scadenze di inizio di lavoro abbastanza precise, ma come farlo
senza saper usare il calendario solare? La corrispondenza con
gli emigrati in città o in Costa d'Avorio si fa attraverso
gli alunni delle elementari, incapaci spesso di esprimere nel
loro misero francese realtà famigliari che necessitano
comprensione e chiarezza. E quando i destinatari debbono
rispondere, sono costretti a passare attraverso la stessa
carente trafila. Una sorgente di equivoci e ritardi senza
fine! Che cosa dire del settore sanitario che abbisogna oggi
di una istruzione di massa? Vaccinazioni multiple, anch'esse
con scadenze precise, prevenzione della malaria e di altre
endemie, cura di malattie attraverso rimedi locali che possono
rivelarsi efficaci... Lo sviluppo, tutto lo sviluppo, trova un
freno pesante nella mancanza di istruzione.
L'alfabetizzazione funzionale.
Quanto avevano potuto sperimentare Pascal e
il suo villaggio di Nciobugu si inseriva in un tentativo di
molti Stati africani che cercavano di raddrizzare il tiro nel
campo dell'istruzione di massa, introducendo, con l'aiuto
dell'UNESCO un nuovo tipo di scuola che è
l'alfabetizzazione funzionale.
Cominciò negli anni '70 e per quanto riguarda il Mali, ho
potuto esserne testimone. Continua tuttora.
Si tratta di un'autentica novità perchè non parte da schemi
ereditati dalla colonizzazione, ma dalla vita dei coltiva-
tori e degli operai. Non è impostata sul francese, come la
scuola ufficiale, ma sulla lingua parlata dalla gente. E la
trascrizione viene effettuata su una base nuova presa
dall'alfabeto internazionale quello latino, con segni
supplementari, ogni volta che un suono nuovo lo richiede.
Il coltivatore è di fronte a qualcosa di semplice: ogni suono
della propria lingua a cui è abituato, trova un segno
corrispondente che ha sempre lo stesso valore in qualunque
posizione si trovi. Pronuncia e scrittura si avvicinano quanto
è possibile. La lettera "ci" per es. ha sempre
suono dolce, come nella parola italiana "cera" e non
lo cambia mai, dovunque si trovi, davanti alle vocali o
davanti alle consonanti. Non è un particolare insignificante:
facilita l'apprendimento meccanico della lettura e della
scrittura. Tutt'altra è la situazione del francese o
dell'inglese. Uno stesso segno che si pronuncia in differenti
maniere a seconda della vocale che esso precede è un rebus
quasi insormontabile per l'analfabeta.
E c'è un'altra modificazione che si è rivelata utilissima:
l'adozione del solo stampatello ad esclusione di tutti gli
altri caratteri. Si prenda per esempio la lettera
"elle". Noi siamo abituati a scriverla in quattro
differenti modi: maiuscola e minuscola in corsivo, maiuscola e
minuscola a stampa. Ed ogni volta prende una forma differente.
Per chi è abituato fin da piccolo alla lettura, la cosa è
semplice, per l'adulto illetterato si tratta di 4 segni
diversi che non hanno tra loro nessuna somiglianza. Impararli
tutti prende un tempo enorme e scoraggia il principiante.
"Elle" allora si scrive solo e sempre in stampatello
"l". E così tutte le altre lettere dell'alfabeto.
E' la scoperta dell'uovo di Colombo, ma toglie mille ostacoli.
Anche il metodo di apprendimento adottato è relativamente
nuovo.
E' globale. Parte da frasi il cui contenuto spiega l'aggettivo
"funzionale". E' scelto cioè in
"funzione" degli interessi concreti del coltivatore.
Questi resta perfettamente indifferente alla frase: "Il
ramarro è verde", come leggevamo un tempo sui testi di
scuola elementare: un' ovvietà ridicola . Ma è sensibile
alla frase: "Bakari (nome proprio molto diffuso in
savana) pesa le proprie arachidi sulla basculla". Il
contenuto di questa frase rievoca un suo problema concreto,
per il quale l'alfabetizzazione gli offre un principio di
soluzione.
Un altro esempio: "Le foglie del cailcedrato (albero
gigante delle zone saheliane), seccate e macinate guariscono
le piaghe". Il contenuto, in funzione dei suoi problemi e
di interessi immediati lo stimola e l'incoraggia.
Risultati sorprendenti
Adozione della lingua parlata, alfabeto
semplificato, soppressione del maiuscolo e del minuscolo al
solo profitto dello stampatello, contenuto dei testi in
funzione della vita... sembrano cose semplici per chi vive
nella civiltà di Gutemberg dall'infanzia. Per l'adulto
analfabeta sono la via regia per arrivare a risultati che non
esito a definire sorprendenti.
In quattro settimane di formazione residenziale ho visto una
maggioranza di adulti arrivare a leggere, anche se
penosamente, e a scrivere frasi complete. La scrittura però
deve essere spesso letta ad alta voce per essere capita,
perchè il principiante non sa separare le parole e tanto meno
mettere in evidenza le apostrofi, le elisioni... Per quello ci
vuole più tempo, si tratta pur sempre di regole di
grammatica.
Per adulti che seguono i corsi durante la stagione secca nei
villaggi, ci vogliono circa quattro mesi per arrivare al
medesimo risultato.
Non è difficile immaginare come una alfabetizzazione di base
di questo genere, quando è seguita per almeno tre anni, apra
orizzonti nuovi e insospettati ai coltivatori. E' come una
falla che lentamente produce il crollo dei muri che isolavano
l'analfabeta.
Tutto diviene possibile allora. Passa il messaggio sanitario:
per es. la prevenzione della malaria e di altre malattie
soprattutto nei bambini, l'uso delle medicine locali al
momento giusto e con la dose giusta, l'allattamento dei
bambini sfruttando intelligentemente il latte di capra, la
prevenzione dell'Aids... Basta far circolare stampati,
corredati da illustrazioni, con il tipo di scrittura che hanno
imparato. La stessa cosa è da dirsi per l'agricoltura,
l'orticoltura ecc. Mi ha raccontato un segretario di
circondario che l'amministratore-capo gli disse un giorno:
"Fai attenzione a levar le tasse nel tal villaggio, sono
in maggioranza alfabetizzati e non scherzano!". Ed era
vero, in quel villaggio un uomo sulla quarantina in
collaborazione con un giovane catechista aveva lavorato sodo
all'alfabetizzazione. I giovani della JAC (Gioventù credente
agricola, un movimento di Azione cattolica rurale della zona)
vi avevano venduto una cinquantina di abbecedari e fascicoli
per lo studio del calcolo.
Negli anni 90, quando a seguito della caduta del muro di
Berlino, molti paesi africani conquistarono le libertà
democratiche contro i regimi dittatoriali dei partiti unici,
la stampa libera ha potuto svolgere un ruolo efficace fin
nelle campagne grazie appunto all'alfabetizzazione funzionale.
Ho visto io stesso fogli ciclostilati con notizie sulla nuova
situazione politica, ignorate o distorte dalla radio
ufficiale. Dai mercati si diffondevano nei villaggi dove
venivano lette e commentate.
"Sottocultura" ?
Questa presentazione può dare forse
un'immagine troppo positiva e semplificata
dell'alfabetizzazione delle masse in Africa, come se si
trattasse di una cosa facile e di un toccasana per tutti i
problemi.
Non è così: gravi ostacoli si oppongono alla diffusione
dell'alfabetizzazione che finiscono per toglierle slancio e
metterla in crisi. Un accenno ad alcuni.
Il problema dei monitori o maestri. Non si possono
improvvisare: hanno bisogno di una solida formazione non solo
teorica, ma anche pratica. Debbo- no saper trasmettere il
sapere con il metodo adatto, con progressività e senso
pedagogico. Ciò domanda tempo, spese, personale qualificato.
Altrimenti un gruppo pieno di buona volontà può scoraggiarsi
rapidamente.
E c'è il materiale, semplice e poco caro: sono necessari una
lavagna, gesso, abbecedari, quaderni. Ma quante volte nella
estrema campagna questi semplici strumenti di lavoro sono
introvabili e frenano iniziative coraggiose!
E c'è soprattutto l'ostilità sorda di chi ha frequentato
scuole normali: conoscendo il francese o l'inglese si sentono
superiori ai coltivatori e agli operai alfabetizzati e
considerano il nuovo tipo di istruzione una cultura al
ribasso. Ciò ha effetto deleterio. Ho visto un ufficiale
postale irridere il destinatario di una lettera perchè
l'indirizzo era scritto col nuovo alfabeto semplificato e non
con quello francese. Alcuni Governi hanno organizzato dei
periodi di formazione per gli impiegati di stato per capire
come si svolge la nuova istruzione popolare, con qualche
risultato. Ma i medesimi Governi poi non tirano tutte le
conseguenze che derivano dall'importanza a dalla dignità
dell'alfabetizzazione. I documenti ufficiali (atti di nascita,
carta di identità, ricevute...) continuano ad essere redatti
nella sola lingua francese o inglese, invece di portare anche
la lingua locale con la nuova scrittura. Gli alfabetizzati si
domandano allora a che cosa è servito seguire i corsi e
imparare a scrivere se ora nessuno ne tiene conto. Finiscono
per credere di aver avuto accesso solo ad una
"sottocultura".
Impressione falsa. Perchè questa cultura di base così
importante e vivace, se per la maggioranza delle popolazione
resterà l'unico strumento di istruzione, per chi vuole andare
avanti costituisce un vero trampolino di lancio. I giovani
agricoltori della JAC, una volta giunti a una conoscenza
solida della lettura e scrittura (e calcolo) nella loro
lingua, hanno continuato con lo studio del francese che apre
senz'altro l'orizzonte ad una cultura più vasta ed
universale.
L'alfabetizzazione funzionale è una enorme "chance"
per il Sud del mondo. Perchè vada avanti è necessario che
gli Stati africani la sostengano, malgrado le difficoltà
finanziarie attuali, come una priorità. Ma è necessario che
anche da noi, individui e organismi che lavorano per l'Africa
ne siano coscienti e le diano spazio nei loro microprogetti.
Se si diffonderà a macchia d'olio, si può sperare che il
divario nord-sud possa diminuire.
Altrimenti diventerà quel baratro incolmabile di cui si è
parlato.
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