AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Un'iniziativa d'avvenire: L'alfabetizzazione funzionale

di Aldo Giannasi

Ogni anno escono nuovi e sempre più sofisticati computer nel Nord del mondo, mentre nel Sud enormi masse di coltivatori e di operai sono ancora preda dell'analfabetismo. Il divario sembra diventare un baratro incolmabile e un freno irreparabile allo sviluppo. Eppure negli ultimi 25 anni è stata aperta una via che ha dato risultati notevoli: è l'alfabetizzazione funzionale. Una iniziativa troppo poco conosciuta nella sua originalità, ma capace, se sostenuta, di accorciare le distanze e di permettere un rapido ricupero ai paesi emergenti.

 

Il diario di Pascal

Ciogon Diarrà era sui 25 anni quando conobbe i Padri della parrocchia di Kolokani in Mali (Africa Occidentale), agli inizi degli anni '80. Come tutti i giovani del suo villaggio di Nciobugu, sapeva coltivare i campi con competenza e possedeva un solido bagaglio di cultura orale, quella trasmessagli dai padri. Ma non sapeva nè leggere nè scrivere e percepiva ogni giorno più quanto questa mancanza di istruzione rappresentasse un handicap nel mondo d'oggi. Gli impiegati della posta, della provincia, del partito, glielo facevano pesare: per lui niente cariche, niente responsabilità. Era "kalanbali", letteralmente: privo di istruzione, analfabeta. E il fatto che la stragrande maggioranza dei suoi amici si trovasse nella stessa situazione era una magra consolazione.
In uno dei primi incontri alla missione parlò del suo problema. Chi lo ascoltava era José, un padre spagnolo molto cosciente dei problemi dei contadini. Gli fornì subito un abbecedario e lo seguì saltuariamente come poteva. Ciogon fu perseverante facendosi aiutare anche da un ex militare che possedeva una certa cultura.
Appena riuscì a scrivere, P. Josè gli affidò un compito singolare: gli chiese di tenere il diario di Nciobugu. Su un quaderno, Ciogon annotava tutto ciò che poteva interessare la vita del piccolo casolare della savana: nascite e decessi, malattie ed epidemie, ritmo delle piogge, entità dei raccolti, arrivo di cavallette e uccelli migratori...
Quando una commissione FAO passò dal suo villaggio per una inchiesta di base, poté fornire dati molto interessanti e sicuri per la scelta di nuove sementi a ciclo rapido, necessarie per il restringersi della stagione delle piogge, ma che dovevano tener conto anche delle migrazioni degli uccelli e dello sviluppo di parassiti del miglio... La commissione apprezzò altamente il suo lavoro. Fu una scoperta incoraggiante: Ciogon e tutto Nciobugu toccarono con mano l'importanza dell'istruzione nella loro vita giornaliera di coltivatori. Il "kalan", lo studio, non serviva dunque solo più per i pochi bambini che frequentavano le scuole governative. Interessava la loro vita di coltivatori e apriva nuove prospettive e possibilità insospettate.
Qualche anno dopo, Ciogon che intanto aveva deciso di entrare al catecumenato, diventò cristiano e prese il nome di Pascal. Lo conobbi del 1983, al tempo della primo durissimo periodo della siccità che doveva durare due anni. Con altri giovani di differenti villaggi, quasi tutti catechisti, forniva rapporti particolareggiati sulla situazione alimentare, il numero e il nome dei più bisognosi perchè la Caritas parrocchiale, in collaborazione con organismi non governativi, potesse intervenire tempestivamente. E mi metteva anche al corrente dei decessi per inedia, notizie che potei trasmettere, tramite gli amministratori, al Ministero dell'Interno del Mali. Conservo quel diario, come una testimonianza di prima importanza, una storia umana raccontata al vivo.

 

Analfabetismo trionfante

La storia di Pascal è uno spaccato nella vita concreta di milioni e milioni di contadini delle regioni a sud del Sahara. L'analfabetismo resta ancora oggi una piaga troppo diffusa e addirittura in fase di allargamento. Non si può ovviamente generalizzare: ci sono paesi come la Nigeria, il Senegal, la Costa d'Avorio... in cui l'istruzione di base ha fatto grandi passi avanti. Ma, nell'insieme, a partire dagli anni 70, la scuola elementare ha subito un deterioramento progressivo, dovuto alle crescenti difficoltà finanziarie degli stati africani, culminate alla fine degli anni 80 in una specie di bancarotta scolastica.
Oltre a queste difficoltà esterne la scuola statale ha portato in sè un limite molto marcato, dovuto alla sua stessa origine al tempo delle colonie. E' una scuola impostata sui modelli europei e orientata a formare degli impiegati per lo stato, più che a fornire una solida formazione di base agli agricoltori e agli operai. E' restata avulsa dalla vita pratica di ogni giorno. Il bambino parte a scuola nella speranza di finire un giorno come impiegato in un servizio di stato. Una prospettiva possibile ancora nei primi anni di indipendenza, ma difficilmente realizzabile oggi, quando le difficoltà economiche e finanziarie dei giovani stati africani si sono fatte acute. Così la scuola moderna ha finito per creare molti giovani delusi e ha fallito anche nell'insieme lo scopo di elevare l'istruzione delle masse lavoratrici.
Esse ne portano le pesanti conseguenze.
"Analfabeta corri allo studio, l'ignoranza è solo tenebra", diceva un ritornello popolare degli anni '80.
E' una verità purtroppo: l'ignoranza è tenebra. Su tutti i piani.
Quando in novembre i coltivatori portano le arachidi all'ammasso, quasi regolarmente hanno a che fare con un pesatore che sottrae una parte di quanto è loro dovuto. Il villaggio porta i soldi delle tasse al circondario? I conti fatti dagli impiegati e non verificabili dagli agricoltori, richiedono sempre somme supplementari... Sul piano pratico: le nuove sementi, introdotte in seguito alla siccità, domandano scadenze di inizio di lavoro abbastanza precise, ma come farlo senza saper usare il calendario solare? La corrispondenza con gli emigrati in città o in Costa d'Avorio si fa attraverso gli alunni delle elementari, incapaci spesso di esprimere nel loro misero francese realtà famigliari che necessitano comprensione e chiarezza. E quando i destinatari debbono rispondere, sono costretti a passare attraverso la stessa carente trafila. Una sorgente di equivoci e ritardi senza fine! Che cosa dire del settore sanitario che abbisogna oggi di una istruzione di massa? Vaccinazioni multiple, anch'esse con scadenze precise, prevenzione della malaria e di altre endemie, cura di malattie attraverso rimedi locali che possono rivelarsi efficaci... Lo sviluppo, tutto lo sviluppo, trova un freno pesante nella mancanza di istruzione.

 

L'alfabetizzazione funzionale.

Quanto avevano potuto sperimentare Pascal e il suo villaggio di Nciobugu si inseriva in un tentativo di molti Stati africani che cercavano di raddrizzare il tiro nel campo dell'istruzione di massa, introducendo, con l'aiuto dell'UNESCO un nuovo tipo di scuola che è l'alfabetizzazione funzionale.
Cominciò negli anni '70 e per quanto riguarda il Mali, ho potuto esserne testimone. Continua tuttora.
Si tratta di un'autentica novità perchè non parte da schemi ereditati dalla colonizzazione, ma dalla vita dei coltiva- tori e degli operai. Non è impostata sul francese, come la scuola ufficiale, ma sulla lingua parlata dalla gente. E la trascrizione viene effettuata su una base nuova presa dall'alfabeto internazionale quello latino, con segni supplementari, ogni volta che un suono nuovo lo richiede.
Il coltivatore è di fronte a qualcosa di semplice: ogni suono della propria lingua a cui è abituato, trova un segno corrispondente che ha sempre lo stesso valore in qualunque posizione si trovi. Pronuncia e scrittura si avvicinano quanto è possibile. La lettera "ci" per es. ha sempre suono dolce, come nella parola italiana "cera" e non lo cambia mai, dovunque si trovi, davanti alle vocali o davanti alle consonanti. Non è un particolare insignificante: facilita l'apprendimento meccanico della lettura e della scrittura. Tutt'altra è la situazione del francese o dell'inglese. Uno stesso segno che si pronuncia in differenti maniere a seconda della vocale che esso precede è un rebus quasi insormontabile per l'analfabeta.
E c'è un'altra modificazione che si è rivelata utilissima: l'adozione del solo stampatello ad esclusione di tutti gli altri caratteri. Si prenda per esempio la lettera "elle". Noi siamo abituati a scriverla in quattro differenti modi: maiuscola e minuscola in corsivo, maiuscola e minuscola a stampa. Ed ogni volta prende una forma differente. Per chi è abituato fin da piccolo alla lettura, la cosa è semplice, per l'adulto illetterato si tratta di 4 segni diversi che non hanno tra loro nessuna somiglianza. Impararli tutti prende un tempo enorme e scoraggia il principiante. "Elle" allora si scrive solo e sempre in stampatello "l". E così tutte le altre lettere dell'alfabeto. E' la scoperta dell'uovo di Colombo, ma toglie mille ostacoli.
Anche il metodo di apprendimento adottato è relativamente nuovo.
E' globale. Parte da frasi il cui contenuto spiega l'aggettivo "funzionale". E' scelto cioè in "funzione" degli interessi concreti del coltivatore. Questi resta perfettamente indifferente alla frase: "Il ramarro è verde", come leggevamo un tempo sui testi di scuola elementare: un' ovvietà ridicola . Ma è sensibile alla frase: "Bakari (nome proprio molto diffuso in savana) pesa le proprie arachidi sulla basculla". Il contenuto di questa frase rievoca un suo problema concreto, per il quale l'alfabetizzazione gli offre un principio di soluzione.
Un altro esempio: "Le foglie del cailcedrato (albero gigante delle zone saheliane), seccate e macinate guariscono le piaghe". Il contenuto, in funzione dei suoi problemi e di interessi immediati lo stimola e l'incoraggia.

 

Risultati sorprendenti

Adozione della lingua parlata, alfabeto semplificato, soppressione del maiuscolo e del minuscolo al solo profitto dello stampatello, contenuto dei testi in funzione della vita... sembrano cose semplici per chi vive nella civiltà di Gutemberg dall'infanzia. Per l'adulto analfabeta sono la via regia per arrivare a risultati che non esito a definire sorprendenti.
In quattro settimane di formazione residenziale ho visto una maggioranza di adulti arrivare a leggere, anche se penosamente, e a scrivere frasi complete. La scrittura però deve essere spesso letta ad alta voce per essere capita, perchè il principiante non sa separare le parole e tanto meno mettere in evidenza le apostrofi, le elisioni... Per quello ci vuole più tempo, si tratta pur sempre di regole di grammatica.
Per adulti che seguono i corsi durante la stagione secca nei villaggi, ci vogliono circa quattro mesi per arrivare al medesimo risultato.
Non è difficile immaginare come una alfabetizzazione di base di questo genere, quando è seguita per almeno tre anni, apra orizzonti nuovi e insospettati ai coltivatori. E' come una falla che lentamente produce il crollo dei muri che isolavano l'analfabeta.
Tutto diviene possibile allora. Passa il messaggio sanitario: per es. la prevenzione della malaria e di altre malattie soprattutto nei bambini, l'uso delle medicine locali al momento giusto e con la dose giusta, l'allattamento dei bambini sfruttando intelligentemente il latte di capra, la prevenzione dell'Aids... Basta far circolare stampati, corredati da illustrazioni, con il tipo di scrittura che hanno imparato. La stessa cosa è da dirsi per l'agricoltura, l'orticoltura ecc. Mi ha raccontato un segretario di circondario che l'amministratore-capo gli disse un giorno: "Fai attenzione a levar le tasse nel tal villaggio, sono in maggioranza alfabetizzati e non scherzano!". Ed era vero, in quel villaggio un uomo sulla quarantina in collaborazione con un giovane catechista aveva lavorato sodo all'alfabetizzazione. I giovani della JAC (Gioventù credente agricola, un movimento di Azione cattolica rurale della zona) vi avevano venduto una cinquantina di abbecedari e fascicoli per lo studio del calcolo.
Negli anni 90, quando a seguito della caduta del muro di Berlino, molti paesi africani conquistarono le libertà democratiche contro i regimi dittatoriali dei partiti unici, la stampa libera ha potuto svolgere un ruolo efficace fin nelle campagne grazie appunto all'alfabetizzazione funzionale. Ho visto io stesso fogli ciclostilati con notizie sulla nuova situazione politica, ignorate o distorte dalla radio ufficiale. Dai mercati si diffondevano nei villaggi dove venivano lette e commentate.

 

"Sottocultura" ?

Questa presentazione può dare forse un'immagine troppo positiva e semplificata dell'alfabetizzazione delle masse in Africa, come se si trattasse di una cosa facile e di un toccasana per tutti i problemi.
Non è così: gravi ostacoli si oppongono alla diffusione dell'alfabetizzazione che finiscono per toglierle slancio e metterla in crisi. Un accenno ad alcuni.
Il problema dei monitori o maestri. Non si possono improvvisare: hanno bisogno di una solida formazione non solo teorica, ma anche pratica. Debbo- no saper trasmettere il sapere con il metodo adatto, con progressività e senso pedagogico. Ciò domanda tempo, spese, personale qualificato. Altrimenti un gruppo pieno di buona volontà può scoraggiarsi rapidamente.
E c'è il materiale, semplice e poco caro: sono necessari una lavagna, gesso, abbecedari, quaderni. Ma quante volte nella estrema campagna questi semplici strumenti di lavoro sono introvabili e frenano iniziative coraggiose!
E c'è soprattutto l'ostilità sorda di chi ha frequentato scuole normali: conoscendo il francese o l'inglese si sentono superiori ai coltivatori e agli operai alfabetizzati e considerano il nuovo tipo di istruzione una cultura al ribasso. Ciò ha effetto deleterio. Ho visto un ufficiale postale irridere il destinatario di una lettera perchè l'indirizzo era scritto col nuovo alfabeto semplificato e non con quello francese. Alcuni Governi hanno organizzato dei periodi di formazione per gli impiegati di stato per capire come si svolge la nuova istruzione popolare, con qualche risultato. Ma i medesimi Governi poi non tirano tutte le conseguenze che derivano dall'importanza a dalla dignità dell'alfabetizzazione. I documenti ufficiali (atti di nascita, carta di identità, ricevute...) continuano ad essere redatti nella sola lingua francese o inglese, invece di portare anche la lingua locale con la nuova scrittura. Gli alfabetizzati si domandano allora a che cosa è servito seguire i corsi e imparare a scrivere se ora nessuno ne tiene conto. Finiscono per credere di aver avuto accesso solo ad una "sottocultura".
Impressione falsa. Perchè questa cultura di base così importante e vivace, se per la maggioranza delle popolazione resterà l'unico strumento di istruzione, per chi vuole andare avanti costituisce un vero trampolino di lancio. I giovani agricoltori della JAC, una volta giunti a una conoscenza solida della lettura e scrittura (e calcolo) nella loro lingua, hanno continuato con lo studio del francese che apre senz'altro l'orizzonte ad una cultura più vasta ed universale.
L'alfabetizzazione funzionale è una enorme "chance" per il Sud del mondo. Perchè vada avanti è necessario che gli Stati africani la sostengano, malgrado le difficoltà finanziarie attuali, come una priorità. Ma è necessario che anche da noi, individui e organismi che lavorano per l'Africa ne siano coscienti e le diano spazio nei loro microprogetti. Se si diffonderà a macchia d'olio, si può sperare che il divario nord-sud possa diminuire.
Altrimenti diventerà quel baratro incolmabile di cui si è parlato.