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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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TURCHIA: quale Islam?

a cura di Domenico Bosa

La vittoria riportata dal partito Refah (Benessere), di tendenza islamista, alle elezioni politiche tenute in Turchia il 24 dicembre scorso, ha sorpreso l'opinione pubblica occidentale. Abituato a pensare a questo paese musulmano come ad una democrazia laica, l'occidente si stupisce che a settant'anni dalla rivoluzione di Ataturk trovi ancora tanto spazio un partito che, pur evitando abilmente toni enfatici, non nasconde il suo programma di restaurazione islamica. L'avvenimento politico rende più comprensibile l'originale rapporto della moderna Turchia con l'Islam, indipendentemente dal seguito che esso potrà avere sul futuro governo del paese.

 

Riferimenti storici

Le popolazioni turche, di origine comune ai Mongoli e ai Manciù, nella loro millenaria migrazione (secoli VI-XVI), che dall'Asia nordorientale le spinse ad occidente, incontrarono nei secoli IX-X popolazioni dell'impero arabo-musulmano. Elementi turchi penetrarono fra queste come prigionieri di guerra, schiavi e milizie di ventura, diventando talora guardie del corpo degli stessi sultani. Abbracciato l'islam vi condussero le proprie tribù, che si organizzarono in sultanati, retti da dinastie politico-militari che si succedettero l'una all'altra, secondo il variare delle vicende. Verso la metà del secolo XI, i Turchi Selgiuchidi, musulmani sunniti, dal loro sultanato del Khurasan nell'Asia occidentale, premevano sui confini orientali dell'Asia Minore, parte centrale dell'impero cristiano bizantino. Le clamorose sconfitte subite, nel 1071 a Manzikert (Malazgirt, presso il lago di Van) dall'imperatore bizantino Romano IV Diogene e nel 1176 da Manuele Comneno a Myriokephalon, aprirono progressivamente l'accesso dell'Anatolia alle incursioni e alla lenta penetrazione nomade dei Selgiuchidi, che già nel 1080 stabilirono a Konya (l'Iconio di S. Paolo) la capitale del loro sultanato dell'Anatolia, o di Rum.
Ma verso la metà del secolo XIII i Selgiuchidi sono sopraffatti dai Mongoli che, dopo la battaglia di Köse Dag (1243), impongono il proprio protettorato. Il sultanato di Konya si frantuma in tanti principati. Fra questi quello dei Turchi Ottomani si sviluppa nell'Anatolia nordoccidentale e nel 1323 conquista la città di Bursa, che diventa la prima capitale del sultanato ottomano. Il secolo seguente, nel 1453 il sultano Mehmet II conquista Costantinopoli e il poco che restava ancora dell'impero bizantino. Selim I conquistò (1515 - 1517) la Siria e l'Egitto, sottraendoli ai sultani mammelucchi. Dall'Egitto condusse a Costantinopoli (Istanbul) l'ultimo califfo abasside, al-Motawakkil, per legittimare così la sua aspirazione ad essere riconosciuto quale califfo dei musulmani. Così iniziò il Califfato Ottomano e il predominio dei Turchi sul mondo musulmano, che durò fino alla fine della prima guerra mondiale.

 

La rivoluzione

Lo stato turco fu un modello di stato islamico, con una legislazione ispirata alla Sharî'a e le istituzioni previste dalla stessa Legge e la tradizione islamica. Già nel secolo XIX, tuttavia, si faceva sentire la necessità di una certa modernizzazione che comportava necessariamente anche la revisione dell'assetto prettamente islamico dello stato. Riforme in questo senso venivano tentate da alcuni sultani, ma la riforma radicale fu operata dalla rivoluzione kemalista, del 1923-24. Dopo aver vinto la guerra d'indipendenza contro l'occupazione militare avviata dagli Alleati in seguito alla sconfitta dell'Impero ottomano nella prima guerra mondiale, il generale Mustafà Kemal il 29 ottobre 1923 proclamò la Repubblica turca, di cui divenne presidente. Il sultano perdeva ogni autorità politica, pur conservando per breve tempo, come califfo, una certa autorità religiosa sul mondo islamico. Ma il 3 marzo 1924 venne abolito anche il califfato e l'ultimo titolare, Abdulmecit, era costretto all'esilio (morrà in Francia nel 1944).
Contemporaneamente venivano aboliti il ministero degli affari religiosi e quello delle opere pie (waqf), tipiche istituzioni dell'ordinamento statale islamico, sostituite dalla Presidenza degli affari religiosi. La legge sull'unificazione dell'insegnamento, infine, sottraeva all'autorità religiosa l'insegnamento della materie religiose per affidarlo al ministero dell'educazione nazionale. La nuova capitale, Ankara al posto di Istanbul (Costantinopoli), evidenziava chiaramente il carattere radicalmente nuovo dello stato turco, uscito dalla rivoluzione.

 

L'Islam turco

L'abolizione del califfato ottomano segna una vera rivoluzione. L'Islam turco perde quel ruolo di guida del mondo musulmano che aveva avuto per secoli; ma a loro volta gli altri paesi musulmani non potranno interferire nell'organizzazione dell'Islam all'interno della Turchia. Nei confronti dello stato turco, rispetto al passato i ruoli si sono invertiti. Diversamente dai ministeri islamici aboliti, la Presidenza degli affari religiosi non ha nessuna autorità sul governo. Mentre prima era la religione a legittimare lo stato e le sue leggi, garantendo della loro conformità con la Legge coranica, con la repubblica è lo stato che, tramite una sua istituzione, la Presidenza degli affari religiosi appunto, gestisce l'organizzazione della vita religiosa e cultuale dei cittadini-fedeli, amministra i beni religiosi, finanzia il personale addetto al culto.
La Presidenza ha una amministrazione centrale e un Presidente assistito da tutta una serie di commissioni. In ogni provincia (vilayet) c'è un mufti provinciale; attualmente sono 76, dai quali dipendono circa 840 mufti di circoscrizione. Questi hanno sotto di loro gli imam o altri funzionari religiosi addetti alle moschee di villaggio o di quartiere. Nel suo insieme la Presidenza degli affari religiosi ha alle sue dipendenze 88.500 funzionari religiosi, compreso personale amministrativo e circa 750 funzionari addetti ai Servizi di religione all'estero, fra i migranti turchi.

 

Insegnamento religioso

L'unificazione di tutto l'insegnamento sotto la direzione del ministero dell'educazione nazionale comportò l'abolizione delle vecchie "Mederse", dipendenti dall'autorità religiosa. Al loro posto vennero create, per l'insegnamento religioso, delle scuole per la formazione degli Imam-predicatori e una facoltà di teologia nell'università di Istanbul, che dopo un primo successo conobbero un rapido declino, fino alla chiusura per mancanza di alunni negli anni '30. A partire dal 1938 venne soppressa ogni forma di insegnamento religioso nelle scuole pubbliche di ogni grado.
Dopo la seconda guerra mondiale, sotto la spinta dell'opinione pubblica furono istituiti dei Corsi per Imam-predicatori e si introdusse l'insegnamento religioso facoltativo nelle scuole primarie e secondarie. Una svolta più radicale si ebbe con la Costituzione del 1982: essa chiudeva un periodo turbolento, che aveva visto la gioventù schierata su fronti opposti in lotte violente che avevano provocato migliaia di vittime. Fra le cause della violenza civile si era individuato anche il vuoto di valori religiosi, morali e nazionali in tanti giovani. La Costituzione del 1982 stabiliva, quindi: "L'insegnamento della cultura religiosa e della morale figura fra i corsi obbligatori nelle istituzioni scolastiche del grado primario e secondario" (art. 24, par.3). Inoltre, i corsi per Imam-predicatori divennero vere e proprie scuole, mentre a livello di studi superiori, con le ultime 21 università create nel 1992, ci sono oggi 22 facoltà teologiche, con più di 10.000 studenti, fra i quali un certo numero di donne, dal 5 al 15 %, secondo le regioni.

 

Caratteristiche dell'Islam turco

L'Islam gestito dalla Presidenza e insegnato nelle istituzioni governative è l'Islam sunnita di rito hanafita (la scuola di diritto più liberale, che fa largo uso del ragionamento analogico). Ma la caratteristica principale è il fatto che esso è impregnato di nazionalismo turco, secondo lo spirito della rivoluzione kemalista. Secondo le direttive del ministero dell'educazione nazionale, lo scopo dell'insegnamento religioso nelle scuole è di "insegnare agli alunni... conformemente al principio ataturkista di laicità, le conoscenze elementari della religione, dell'Islam e della moralità per consolidare dal punto di vista religioso e morale l'unità e l'unanimità nazionale...". L'Islam è in funzione della nazione turca, della sua unità e coesione.
In realtà questo marcato carattere nazionale dell'Islam ufficiale è ben lontano dal favorire sempre l'unità del paese. Questo Islam gestito, controllato, diretto, finanziato dallo stato è contestato dai non-turchi e dai musulmani non-sunniti, ma non piace nemmeno ai laicisti e a quanti vorrebbero uno stato che non si immischiasse di affari religiosi, come i membri delle comunità alevite, una specie di confraternita sciita, che auspica l'assoluta separazione della religione dallo stato.

 

L'opposizione islamista

Ma soprattutto esso è contestato dagli islamisti, i tradizionalisti che non possono accettare un Islam che definiscono adulterato, gestito da uno stato laico. Ancor prima della repubblica, gli ambienti conservatori si erano opposti ai tentativi di modernizzazione avviati da alcuni sultani. L'opposizione s'è fatta più esplicita e violenta di fronte alle radicali riforme del regime repubblicano: i codici civile, penale e commerciale, mutuati dall'occidente e introdotti al posto del diritto islamico basato sulla Sharî'a, la riforma del sistema giudiziario, la lingua turca introdotta nel culto, il calendario gregoriano, l'alfabeto latino... E' lo spirito soggiacente a questi provvedimenti che viene in particolare contestato: la laicità, vista come irreligiosità; la democrazia, accusata di essere sorgente di divisione e di lotta e di favorire anche l'errore, poiché si propone di dare spazio a tutte le opinioni. L'opposizione islamista si è fatta in tempi recenti più aperta e decisa e conta su un certo personale di élite, che entra nelle carriere pubbliche, specialmente nell'amministrazione e nell'educazione.
La ripresa dell'insegnamento religioso, l'adozione da parte dello stato della ideologia detta "Sintesi Turco-musulmana" con il posto importante riservato all'Islam, hanno favorito gli islamisti. Un altro fattore che ha giocato a loro favore è l'industrializzazione e la conseguente corsa alle città con la creazione di enormi bidonville, tradizionali ambienti di reclutamento per gli islamisti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le più sensibili al richiamo dell'Islam radicale sono le classi giovanili, specialmente cittadine. Da un'inchiesta sociologica del 1986 risulta che fra i più favorevoli alla Legge coranica (Sharî'a) c'è il 25 % dei giovani fra i 14 e 24 anni, il 20 % di quelli fra i 25 e 34, 1l 18 % dei cittadini fra i 35 e 44 anni, mentre nettamente inferiori sono le percentuali per le fasce d'età superiore.

 

Confraternite e partiti

Le aspirazioni islamiste di molti cittadini trovano alimento e un primo campo di azione in numerosi gruppi di varia natura, in particolare nelle confraternite religiose e in alcuni partiti politici. Le confraternite sono riapparse pubblicamente negli anni '80, dopo un periodo di clandestinità; a quelle tradizionali, presenti anche in altri paesi del mondo islamico, come la Tigianyia e la Qadiryia, si aggiungono le cosiddette confraternite moderne, dove l'impegno culturale e sociale si accompagnano all'elemento religioso e dispongono di pubblicazioni e moderni mezzi di comunicazione. Noti sono i movimenti Nurcu e Suleymanci; quest'ultimo è diffuso fra i lavoratori turchi in Germania, in mezzo ai quali ha cominciato a organizzare corsi religiosi e costruire moschee fin dagli anni '60, ben prima che in questo senso si muovesse anche l'Islam ufficiale della Presidenza degli affari religiosi.
I due raggruppamenti politici che raccolgono l'adesione delle varie tendenze islamiste sono il Refah (Partito del Benessere) e il Milliyetçi Hareket (Partito del Movimento Nazionalista).
Il Refah, sotto la guida del Dr. Necmettin Arbakan, dopo il successo nelle elezioni municipali del marzo 1994 che lo videro vincitore in 27 capoluoghi di provincia, comprese Costantinopoli ed Ankara, ha ottenuto la maggioranza relativa col 21% dei voti alle elezioni politiche del 24 dicembre l995. Si presenta come difensore dei valori islamici, chiede e promette il ritorno alla Legge coranica. In politica estera auspica una più stretta collaborazione coi paesi musulmani, specialmente arabi, il che ridarebbe alla Turchia un grande ruolo internazionale.
Il Partito del Movimento Nazionali- sta, guidato da Alparslan Türkes è un movimento di estrema destra, che fa leva sull'ideologia islamista come il miglior mezzo per promuovere l'idea nazionalista e la grandezza della razza turca, dall'Egeo alla Cina, secondo lo slogan del movimento. Ma il facile ricorso alla violenza e lo sfruttamento della religione a favore della grandeur nazionalista hanno condannato all'in- successo questo movimento, che il 24 dicembre è rimasto ben al di sotto dello sbarramento del 10%, da superare per entrare in Parlamento.

L'Islam vissuto in Turchia, quindi, sembra presentare due volti. Accanto all'Islam ufficiale, gestito come uno stato laico e che convive con una società che si vuole moderna, molti vivono quello che è stato chiamato anche un "Islam parallelo", che rimpiange il passato e si prefigge di tornare al vecchio ordinamento dello stato islamico nella legislazione e nelle istituzioni. Molti parlano di una certa crisi di identità di un paese che sente il richiamo della modernità ed aspira ad entrare nell'Unione Europea, ma che stenta a concludere un cammino iniziato 70 anni fa con la rivoluzione. Tenendo presente quanto avviene anche in altri paesi a popolazione musulmana specialmente nell'area mediterranea, ci sembra che quanto sta vivendo la Turchia sia il riflesso di un problema più vasto, che interessa l'Islam nel suo insieme e cioè quel confronto con la modernità e quella distinzione tra sfera religiosa e campo socio-politico-culturale, che sembrano sempre più urgenti e ineludibili.

 

Da un articolo di Xavier Jacob in "Se Comprendre" nn 9-10 Nov. Dic. 1995.