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TURCHIA: quale Islam?
a cura di Domenico Bosa
La vittoria riportata dal partito Refah
(Benessere), di tendenza islamista, alle elezioni politiche
tenute in Turchia il 24 dicembre scorso, ha sorpreso
l'opinione pubblica occidentale. Abituato a pensare a questo
paese musulmano come ad una democrazia laica, l'occidente si
stupisce che a settant'anni dalla rivoluzione di Ataturk trovi
ancora tanto spazio un partito che, pur evitando abilmente
toni enfatici, non nasconde il suo programma di restaurazione
islamica. L'avvenimento politico rende più comprensibile
l'originale rapporto della moderna Turchia con l'Islam,
indipendentemente dal seguito che esso potrà avere sul futuro
governo del paese.
Riferimenti storici
Le popolazioni turche, di origine comune ai
Mongoli e ai Manciù, nella loro millenaria migrazione (secoli
VI-XVI), che dall'Asia nordorientale le spinse ad occidente,
incontrarono nei secoli IX-X popolazioni dell'impero
arabo-musulmano. Elementi turchi penetrarono fra queste come
prigionieri di guerra, schiavi e milizie di ventura,
diventando talora guardie del corpo degli stessi sultani.
Abbracciato l'islam vi condussero le proprie tribù, che si
organizzarono in sultanati, retti da dinastie
politico-militari che si succedettero l'una all'altra, secondo
il variare delle vicende. Verso la metà del secolo XI, i
Turchi Selgiuchidi, musulmani sunniti, dal loro sultanato del
Khurasan nell'Asia occidentale, premevano sui confini
orientali dell'Asia Minore, parte centrale dell'impero
cristiano bizantino. Le clamorose sconfitte subite, nel 1071 a
Manzikert (Malazgirt, presso il lago di Van) dall'imperatore
bizantino Romano IV Diogene e nel 1176 da Manuele Comneno a
Myriokephalon, aprirono progressivamente l'accesso
dell'Anatolia alle incursioni e alla lenta penetrazione nomade
dei Selgiuchidi, che già nel 1080 stabilirono a Konya
(l'Iconio di S. Paolo) la capitale del loro sultanato
dell'Anatolia, o di Rum.
Ma verso la metà del secolo XIII i Selgiuchidi sono
sopraffatti dai Mongoli che, dopo la battaglia di Köse Dag
(1243), impongono il proprio protettorato. Il sultanato di
Konya si frantuma in tanti principati. Fra questi quello dei
Turchi Ottomani si sviluppa nell'Anatolia nordoccidentale e
nel 1323 conquista la città di Bursa, che diventa la prima
capitale del sultanato ottomano. Il secolo seguente, nel 1453
il sultano Mehmet II conquista Costantinopoli e il poco che
restava ancora dell'impero bizantino. Selim I conquistò (1515
- 1517) la Siria e l'Egitto, sottraendoli ai sultani
mammelucchi. Dall'Egitto condusse a Costantinopoli (Istanbul)
l'ultimo califfo abasside, al-Motawakkil, per legittimare
così la sua aspirazione ad essere riconosciuto quale califfo
dei musulmani. Così iniziò il Califfato Ottomano e il
predominio dei Turchi sul mondo musulmano, che durò fino alla
fine della prima guerra mondiale.
La rivoluzione
Lo stato turco fu un modello di stato
islamico, con una legislazione ispirata alla Sharî'a e le
istituzioni previste dalla stessa Legge e la tradizione
islamica. Già nel secolo XIX, tuttavia, si faceva sentire la
necessità di una certa modernizzazione che comportava
necessariamente anche la revisione dell'assetto prettamente
islamico dello stato. Riforme in questo senso venivano tentate
da alcuni sultani, ma la riforma radicale fu operata dalla
rivoluzione kemalista, del 1923-24. Dopo aver vinto la guerra
d'indipendenza contro l'occupazione militare avviata dagli
Alleati in seguito alla sconfitta dell'Impero ottomano nella
prima guerra mondiale, il generale Mustafà Kemal il 29
ottobre 1923 proclamò la Repubblica turca, di cui divenne
presidente. Il sultano perdeva ogni autorità politica, pur
conservando per breve tempo, come califfo, una certa autorità
religiosa sul mondo islamico. Ma il 3 marzo 1924 venne abolito
anche il califfato e l'ultimo titolare, Abdulmecit, era
costretto all'esilio (morrà in Francia nel 1944).
Contemporaneamente venivano aboliti il ministero degli affari
religiosi e quello delle opere pie (waqf), tipiche istituzioni
dell'ordinamento statale islamico, sostituite dalla Presidenza
degli affari religiosi. La legge sull'unificazione
dell'insegnamento, infine, sottraeva all'autorità religiosa
l'insegnamento della materie religiose per affidarlo al
ministero dell'educazione nazionale. La nuova capitale, Ankara
al posto di Istanbul (Costantinopoli), evidenziava chiaramente
il carattere radicalmente nuovo dello stato turco, uscito
dalla rivoluzione.
L'Islam turco
L'abolizione del califfato ottomano segna una
vera rivoluzione. L'Islam turco perde quel ruolo di guida del
mondo musulmano che aveva avuto per secoli; ma a loro volta
gli altri paesi musulmani non potranno interferire
nell'organizzazione dell'Islam all'interno della Turchia. Nei
confronti dello stato turco, rispetto al passato i ruoli si
sono invertiti. Diversamente dai ministeri islamici aboliti,
la Presidenza degli affari religiosi non ha nessuna autorità
sul governo. Mentre prima era la religione a legittimare lo
stato e le sue leggi, garantendo della loro conformità con la
Legge coranica, con la repubblica è lo stato che, tramite una
sua istituzione, la Presidenza degli affari religiosi appunto,
gestisce l'organizzazione della vita religiosa e cultuale dei
cittadini-fedeli, amministra i beni religiosi, finanzia il
personale addetto al culto.
La Presidenza ha una amministrazione centrale e un Presidente
assistito da tutta una serie di commissioni. In ogni provincia
(vilayet) c'è un mufti provinciale; attualmente sono 76, dai
quali dipendono circa 840 mufti di circoscrizione. Questi
hanno sotto di loro gli imam o altri funzionari religiosi
addetti alle moschee di villaggio o di quartiere. Nel suo
insieme la Presidenza degli affari religiosi ha alle sue
dipendenze 88.500 funzionari religiosi, compreso personale
amministrativo e circa 750 funzionari addetti ai Servizi di
religione all'estero, fra i migranti turchi.
Insegnamento religioso
L'unificazione di tutto l'insegnamento sotto
la direzione del ministero dell'educazione nazionale comportò
l'abolizione delle vecchie "Mederse", dipendenti
dall'autorità religiosa. Al loro posto vennero create, per
l'insegnamento religioso, delle scuole per la formazione degli
Imam-predicatori e una facoltà di teologia nell'università
di Istanbul, che dopo un primo successo conobbero un rapido
declino, fino alla chiusura per mancanza di alunni negli anni
'30. A partire dal 1938 venne soppressa ogni forma di
insegnamento religioso nelle scuole pubbliche di ogni grado.
Dopo la seconda guerra mondiale, sotto la spinta dell'opinione
pubblica furono istituiti dei Corsi per Imam-predicatori e si
introdusse l'insegnamento religioso facoltativo nelle scuole
primarie e secondarie. Una svolta più radicale si ebbe con la
Costituzione del 1982: essa chiudeva un periodo turbolento,
che aveva visto la gioventù schierata su fronti opposti in
lotte violente che avevano provocato migliaia di vittime. Fra
le cause della violenza civile si era individuato anche il
vuoto di valori religiosi, morali e nazionali in tanti
giovani. La Costituzione del 1982 stabiliva, quindi:
"L'insegnamento della cultura religiosa e della morale
figura fra i corsi obbligatori nelle istituzioni scolastiche
del grado primario e secondario" (art. 24, par.3).
Inoltre, i corsi per Imam-predicatori divennero vere e proprie
scuole, mentre a livello di studi superiori, con le ultime 21
università create nel 1992, ci sono oggi 22 facoltà
teologiche, con più di 10.000 studenti, fra i quali un certo
numero di donne, dal 5 al 15 %, secondo le regioni.
Caratteristiche dell'Islam turco
L'Islam gestito dalla Presidenza e insegnato
nelle istituzioni governative è l'Islam sunnita di rito
hanafita (la scuola di diritto più liberale, che fa largo uso
del ragionamento analogico). Ma la caratteristica principale
è il fatto che esso è impregnato di nazionalismo turco,
secondo lo spirito della rivoluzione kemalista. Secondo le
direttive del ministero dell'educazione nazionale, lo scopo
dell'insegnamento religioso nelle scuole è di "insegnare
agli alunni... conformemente al principio ataturkista di
laicità, le conoscenze elementari della religione, dell'Islam
e della moralità per consolidare dal punto di vista religioso
e morale l'unità e l'unanimità nazionale...". L'Islam
è in funzione della nazione turca, della sua unità e
coesione.
In realtà questo marcato carattere nazionale dell'Islam
ufficiale è ben lontano dal favorire sempre l'unità del
paese. Questo Islam gestito, controllato, diretto, finanziato
dallo stato è contestato dai non-turchi e dai musulmani
non-sunniti, ma non piace nemmeno ai laicisti e a quanti
vorrebbero uno stato che non si immischiasse di affari
religiosi, come i membri delle comunità alevite, una specie
di confraternita sciita, che auspica l'assoluta separazione
della religione dallo stato.
L'opposizione islamista
Ma soprattutto esso è contestato dagli
islamisti, i tradizionalisti che non possono accettare un
Islam che definiscono adulterato, gestito da uno stato laico.
Ancor prima della repubblica, gli ambienti conservatori si
erano opposti ai tentativi di modernizzazione avviati da
alcuni sultani. L'opposizione s'è fatta più esplicita e
violenta di fronte alle radicali riforme del regime
repubblicano: i codici civile, penale e commerciale, mutuati
dall'occidente e introdotti al posto del diritto islamico
basato sulla Sharî'a, la riforma del sistema giudiziario, la
lingua turca introdotta nel culto, il calendario gregoriano,
l'alfabeto latino... E' lo spirito soggiacente a questi
provvedimenti che viene in particolare contestato: la
laicità, vista come irreligiosità; la democrazia, accusata
di essere sorgente di divisione e di lotta e di favorire anche
l'errore, poiché si propone di dare spazio a tutte le
opinioni. L'opposizione islamista si è fatta in tempi recenti
più aperta e decisa e conta su un certo personale di élite,
che entra nelle carriere pubbliche, specialmente
nell'amministrazione e nell'educazione.
La ripresa dell'insegnamento religioso, l'adozione da parte
dello stato della ideologia detta "Sintesi
Turco-musulmana" con il posto importante riservato
all'Islam, hanno favorito gli islamisti. Un altro fattore che
ha giocato a loro favore è l'industrializzazione e la
conseguente corsa alle città con la creazione di enormi
bidonville, tradizionali ambienti di reclutamento per gli
islamisti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le
più sensibili al richiamo dell'Islam radicale sono le classi
giovanili, specialmente cittadine. Da un'inchiesta sociologica
del 1986 risulta che fra i più favorevoli alla Legge coranica
(Sharî'a) c'è il 25 % dei giovani fra i 14 e 24 anni, il 20
% di quelli fra i 25 e 34, 1l 18 % dei cittadini fra i 35 e 44
anni, mentre nettamente inferiori sono le percentuali per le
fasce d'età superiore.
Confraternite e partiti
Le aspirazioni islamiste di molti cittadini
trovano alimento e un primo campo di azione in numerosi gruppi
di varia natura, in particolare nelle confraternite religiose
e in alcuni partiti politici. Le confraternite sono riapparse
pubblicamente negli anni '80, dopo un periodo di
clandestinità; a quelle tradizionali, presenti anche in altri
paesi del mondo islamico, come la Tigianyia e la Qadiryia, si
aggiungono le cosiddette confraternite moderne, dove l'impegno
culturale e sociale si accompagnano all'elemento religioso e
dispongono di pubblicazioni e moderni mezzi di comunicazione.
Noti sono i movimenti Nurcu e Suleymanci; quest'ultimo è
diffuso fra i lavoratori turchi in Germania, in mezzo ai quali
ha cominciato a organizzare corsi religiosi e costruire
moschee fin dagli anni '60, ben prima che in questo senso si
muovesse anche l'Islam ufficiale della Presidenza degli affari
religiosi.
I due raggruppamenti politici che raccolgono l'adesione delle
varie tendenze islamiste sono il Refah (Partito del Benessere)
e il Milliyetçi Hareket (Partito del Movimento Nazionalista).
Il Refah, sotto la guida del Dr. Necmettin Arbakan, dopo il
successo nelle elezioni municipali del marzo 1994 che lo
videro vincitore in 27 capoluoghi di provincia, comprese
Costantinopoli ed Ankara, ha ottenuto la maggioranza relativa
col 21% dei voti alle elezioni politiche del 24 dicembre l995.
Si presenta come difensore dei valori islamici, chiede e
promette il ritorno alla Legge coranica. In politica estera
auspica una più stretta collaborazione coi paesi musulmani,
specialmente arabi, il che ridarebbe alla Turchia un grande
ruolo internazionale.
Il Partito del Movimento Nazionali- sta, guidato da Alparslan
Türkes è un movimento di estrema destra, che fa leva
sull'ideologia islamista come il miglior mezzo per promuovere
l'idea nazionalista e la grandezza della razza turca,
dall'Egeo alla Cina, secondo lo slogan del movimento. Ma il
facile ricorso alla violenza e lo sfruttamento della religione
a favore della grandeur nazionalista hanno condannato all'in-
successo questo movimento, che il 24 dicembre è rimasto ben
al di sotto dello sbarramento del 10%, da superare per entrare
in Parlamento.
L'Islam vissuto in Turchia, quindi, sembra
presentare due volti. Accanto all'Islam ufficiale, gestito
come uno stato laico e che convive con una società che si
vuole moderna, molti vivono quello che è stato chiamato anche
un "Islam parallelo", che rimpiange il passato e si
prefigge di tornare al vecchio ordinamento dello stato
islamico nella legislazione e nelle istituzioni. Molti parlano
di una certa crisi di identità di un paese che sente il
richiamo della modernità ed aspira ad entrare nell'Unione
Europea, ma che stenta a concludere un cammino iniziato 70
anni fa con la rivoluzione. Tenendo presente quanto avviene
anche in altri paesi a popolazione musulmana specialmente
nell'area mediterranea, ci sembra che quanto sta vivendo la
Turchia sia il riflesso di un problema più vasto, che
interessa l'Islam nel suo insieme e cioè quel confronto con
la modernità e quella distinzione tra sfera religiosa e campo
socio-politico-culturale, che sembrano sempre più urgenti e
ineludibili.
Da un articolo di Xavier Jacob in "Se
Comprendre" nn 9-10 Nov. Dic. 1995.
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