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CULTURA DELL'ACCOGLIENZA
Testo di: Pierangelo Panzeri
Milano: "Stranieri, in Italia tira
aria di chiusura delle frontiere".
Il decreto sull'immigrazione ha riacceso il dibattito e
d'improvviso il nostro Paese si è diviso: da una parte i
favorevoli agli ingressi, seppur controllati, di stranieri,
dall'altra i contrari.
Tra quest'ultimi c'è chi propone espulsioni di massa. Sorge
quindi spontanea una domanda: in Italia c'è una cultura
dell'accoglienza?
Su questo argomento si confrontano sociologi,
docenti universitari, esperti del settore, ma la risposta può
arrivare solo dalla vita vissuta quotidianamente, in
particolare dalle comunità, dalle associazioni e dai centri
parrocchiali.
"Gli immigrati e gli strati marginali della popolazione -
sostiene il sociologo Stefano Allievi - pagano i costi più
alti dei mutamenti sociali in atto e, pur essendone le
principali vittime, gli stranieri vengono spesso additati come
la causa dei fenomeni di disorganizzazione sociale, economica
e politica".
Da questa considerazione è scaturita l'esigenza di avere un
quadro approfondito su "multiculturalismo e
sicurezza". Tra l'altro a livello nazionale è in atto
un'inchiesta che coinvolge diverse istituzioni, sui temi della
convivenza tra appartenenti ad etnie e culture differenti, sui
rapporti tra extracomunitari e sui fenomeni della devianza e
della criminalità.
L'identikit dell'immigrato
Gli extracomunitari rappresentano l'1,6% dei
residenti in Italia.
Secondo il dossier '95 della Caritas italiana gli
extracomunitari regolarizzati sono 922.706, addirittura 64.699
in meno di un anno fa. Va però aggiunto che 70 mila stranieri
hanno ottenuto il permesso di soggiorno, quindi sono più di
134 mila gli immigrati che dopo il '94 hanno lasciato il
nostro Paese.
Il quadro viene considerato positivo da esperti e sociologi,
soprattutto se si fa riferimento agli altri Stati dell' Unione
Europea, dove l'incidenza media dell'immigrazione è del 4,6%
con valori attorno al 6-7% in Francia e in Belgio e
addirittura del 9% in Germania.
Tra gli Stati non appartenenti all'Unione Europea c'è il
"caso" Confederazione Elvetica, dove gli immigrati
arrivano al 15-16% dell'intera popolazione.
In Italia l'area di maggior insediamento di extracomunitari è
il Nord, Piemonte, Veneto e soprattutto Lombardia: in
quest'ultima regione gli immigrati sono 206.700.
La provincia di Roma, con 173.459 extracomunitari in possesso
di permesso di soggiorno o regolarizzati, è
"capitale" dell'immigrazione.
L'incidenza degli immigrati sulla popolazione è pari al 4,6%
in provincia di Roma e al 3,7% in quella di Milano.
Il 40% degli stranieri che hanno raggiunto il nostro Paese,
proviene dall'Est Europeo, il 28% dall'Africa, il 15%
dall'America Latina, il 16% dall'Asia e l'1% dall'Oceania. I
Marocchini, con 92.617 persone e il 10% del totale,
rappresentano la prima comunità, seguita dagli ex-Jugoslavi.
Poi vi sono Tunisini e Filippini, che superano le 40 mila
unità a testa, quindi gli Albanesi.
Consistenti (oltre 20 mila) le presenze di Senagalesi,
Egiziani e Ruandesi.
In base all'indagine della Caritas, l'80% degli immigrati
arriva in Italia per cercare lavoro o per ricongiungersi alla
famiglia. Gli uomini sono circa il 67%. Più della metà non
sono sposati e comunque vivono raramente con i figli.
Secondo le statistiche, gli immigrati iscritti alle liste di
collocamento sono 86.839, più della metà concentrati al
Nord. Nell'ultimo anno sono aumentati di 15 mila unità, poi
vi sono 22.474 persone, la maggior parte donne, dell'Estremo
Oriente, richieste direttamente dall'Estero. E' il caso delle
colf filippine, che tra l'altro sono sottopagate rispetto a
quelle italiane. Infatti il contratto di lavoro, nelle
ispezioni dei funzionari dell'Inps e del Ministero del Lavoro,
è applicato solo per una lavoratrice di colore su tre.
Inoltre gli immigrati sono utilizzati anche nei lavori
stagionali.
Lo status dei lavoratori di colore non è di completa
regolarità: infatti su 18.475 extracomunitari occupati nelle
aziende ispezionate da funzionari del Ministero del Lavoro,
solo il 35% è in regola.
"Questo dato - spiega Severino Proserpio, responsabile
del Coordina- mento Lavoratori stranieri di Como - deve farci
riflettere: prima di avviare qualsiasi intervento è
necessario ripristinare la legalità".
Da più parti è stata avanzata la proposta di costituire il
tribunale per i diritti dell'immigrato.
"Il primo passo - sostengono i responsabili delle
organizzazioni sindacali della Lombardia - è quello di creare
un numero verde, dove lo straniero può tranquillamente
denunciare i soprusi e le estorsioni che ha subito".
Ai regolarizzati: garanzie
Per i clandesitni: rigore
Da una parte assistenza e integrazione degli
immigrati regolarizzati, dall'altra un deciso e fermo
controllo del flusso degli irregolari, con il vaglio dei
singoli casi, poichè la convivenza si basa su regole che
vanno rispettate.
Questa è l'indicazione che arriva da politici e
amministratori locali, ma ben pochi parlano di cultura
dell'accoglienza.
Nell'acceso dibattito post decreto c'è chi ha scomodato
William Fullbright, il senatore statunitense che dopo la
seconda guerra mondiale riuscì a far approvare un progetto in
cui i proventi delle vendite dei residuati bellici vennero
destinati a borse di studio.
Almeno 200 mila giovani meritevoli ottennero la borsa di
studio e oggi, quando si parla di programma Fullbright sembra
rievocare una specie di piano Marshall nel campo culturale e
scientifico.
Secondo il senatore statunitense, che nel 1946 aveva lanciato
il progetto di borse di studio internazionali, "nei
rapporti tra nazioni, a lungo termine, giova aiutare gli
altri". Un "altruismo" internazionale.
"Oggi - sostiene Padre Ferdinando Colombo, responsabile
del centro immigrati di Via Copernico a Milano, dove
transitano ogni giorno più di 500 stranieri, è fondamentale
per la crescita delle nazioni, valorizzare il principio della
cooperazione tra i popoli, rispettando i valori culturali di
fondo".
In questa direzione si sono orientati gli interventi di alcune
istituzioni, non ultime quelle della Regione Lombardia e
Regione Lazio, che stanno cercando di dare agli immigrati
regolari una concreta possibilità, non di sopravvivenza o
dell'arrangiarsi, bensì in termini di sicurezza sociale,
umana e del lavoro. Per arrivare a questo risultato verrà
potenziato il lavoro di formazione di base, di avviamento al
lavoro, anche attraverso corsi brevi.
Poi spetterà agli extracomunitari decidere se stabilirsi
definitivamente nel nostro Paese, oppure tornare nelle terre
d'origine, grazie alle conoscenze professionali, non solo
acquisite in Italia.
C'è anche l'altra faccia dell'immigrazione: a Milano sono
3.500 gli stranieri che lavorano regolarmente come artigiani o
imprenditori.
Attualmente la maggior parte dei lavoratori di colore sono
concentrati nel settore del commercio e dei servizi. Solo un
extracomunitario su quattro è occupato in fabbrica.
Tra le emergenze spiccano l'assistenza sanitaria e la casa.
Infatti, secondo il dossier Caritas, le maggiori patologie
negli ambulatori delle principali città italiane, dipendono
"da uno stato di disagio e di emarginazione sociale,
quindi le malattie infettive non sono importate, bensì
contratte in Italia".
La seconda emergenza è rappresentata dalla casa. Gli
extracomunitari vivono in alloggi di fortuna, in ex-capannoni
oppure costretti a scucire fior di soldi per un paio di
locali.
A livello nazionale è stata avanzata la proposta di destinare
una quota degli alloggi popolari (il 10/15%) agli immigrati.
Per quanto riguarda i detenuti, oggetto di recenti polemiche,
le statistiche riferiscono di 25 mila extracomunitari in
carcere o con guai giudiziari. In alcuni casi gli immigrati
sono vittime, in altri coinvolti direttamente. Ma c'è di
più. La diversa appartenenza religiosa degli stranieri non è
stata finora motivo di discordia.
I musulmani, che fanno riferimento a un centinaio di moschee
dislocate sul territorio italiano, convivono pacificamente con
i cattolici.
Gli immigrati di fede cristiana sono quasi la metà, seguiti
dai musulmani e da coloro che professano religioni orientali.
"L'immigrazione - afferma Milena Santerini, docente alla
Università Cattolica - diventa un problema quando ci si
prepara a convivere con essa, altrimenti rappresenta una
grande opportunità".
La svolta culturale
La scuola, secondo Milena Santerini, deve
essere in prima linea nell'educazione interculturale.
L'emergenza-immigrati tocca i bambini e le rispettive
famiglie. Nell'ultimo anno gli stranieri sono aumentati
dell'11% nelle scuole materne (con un totale di 5.584 bambini
di colore), del 16% nelle elementari (12,990), del 12% nelle
medie (5.175) e del 17% nelle scuole secondarie (5.324).
All'università sono iscritti 20.787 extracomunitari.
"In questo contesto - conclude Milena Santerini - la
scuola ha il ruolo fondamentale di scuotere e appassionare i
giovani verso l'altro".
Dunque l'accoglienza agli immigrati non è questione di leggi
più o meno coercitive, ma di un lento processo educativo che
parte dalle coscienze e che coinvolge scuole, comunità e
associazioni di volontariato.
Un passaggio indispensabile è rappresentato
dall'"accoglienza" verso il prossimo. E nella fase
contemporanea il "prossimo" è l'immigrato.
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