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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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CULTURA DELL'ACCOGLIENZA

Testo di: Pierangelo Panzeri

Milano: "Stranieri, in Italia tira aria di chiusura delle frontiere".
Il decreto sull'immigrazione ha riacceso il dibattito e d'improvviso il nostro Paese si è diviso: da una parte i favorevoli agli ingressi, seppur controllati, di stranieri, dall'altra i contrari.
Tra quest'ultimi c'è chi propone espulsioni di massa. Sorge quindi spontanea una domanda: in Italia c'è una cultura dell'accoglienza?

Su questo argomento si confrontano sociologi, docenti universitari, esperti del settore, ma la risposta può arrivare solo dalla vita vissuta quotidianamente, in particolare dalle comunità, dalle associazioni e dai centri parrocchiali.
"Gli immigrati e gli strati marginali della popolazione - sostiene il sociologo Stefano Allievi - pagano i costi più alti dei mutamenti sociali in atto e, pur essendone le principali vittime, gli stranieri vengono spesso additati come la causa dei fenomeni di disorganizzazione sociale, economica e politica".
Da questa considerazione è scaturita l'esigenza di avere un quadro approfondito su "multiculturalismo e sicurezza". Tra l'altro a livello nazionale è in atto un'inchiesta che coinvolge diverse istituzioni, sui temi della convivenza tra appartenenti ad etnie e culture differenti, sui rapporti tra extracomunitari e sui fenomeni della devianza e della criminalità.

 

L'identikit dell'immigrato

Gli extracomunitari rappresentano l'1,6% dei residenti in Italia.
Secondo il dossier '95 della Caritas italiana gli extracomunitari regolarizzati sono 922.706, addirittura 64.699 in meno di un anno fa. Va però aggiunto che 70 mila stranieri hanno ottenuto il permesso di soggiorno, quindi sono più di 134 mila gli immigrati che dopo il '94 hanno lasciato il nostro Paese.
Il quadro viene considerato positivo da esperti e sociologi, soprattutto se si fa riferimento agli altri Stati dell' Unione Europea, dove l'incidenza media dell'immigrazione è del 4,6% con valori attorno al 6-7% in Francia e in Belgio e addirittura del 9% in Germania.
Tra gli Stati non appartenenti all'Unione Europea c'è il "caso" Confederazione Elvetica, dove gli immigrati arrivano al 15-16% dell'intera popolazione.
In Italia l'area di maggior insediamento di extracomunitari è il Nord, Piemonte, Veneto e soprattutto Lombardia: in quest'ultima regione gli immigrati sono 206.700.
La provincia di Roma, con 173.459 extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno o regolarizzati, è "capitale" dell'immigrazione.
L'incidenza degli immigrati sulla popolazione è pari al 4,6% in provincia di Roma e al 3,7% in quella di Milano.
Il 40% degli stranieri che hanno raggiunto il nostro Paese, proviene dall'Est Europeo, il 28% dall'Africa, il 15% dall'America Latina, il 16% dall'Asia e l'1% dall'Oceania. I Marocchini, con 92.617 persone e il 10% del totale, rappresentano la prima comunità, seguita dagli ex-Jugoslavi. Poi vi sono Tunisini e Filippini, che superano le 40 mila unità a testa, quindi gli Albanesi.
Consistenti (oltre 20 mila) le presenze di Senagalesi, Egiziani e Ruandesi.
In base all'indagine della Caritas, l'80% degli immigrati arriva in Italia per cercare lavoro o per ricongiungersi alla famiglia. Gli uomini sono circa il 67%. Più della metà non sono sposati e comunque vivono raramente con i figli.
Secondo le statistiche, gli immigrati iscritti alle liste di collocamento sono 86.839, più della metà concentrati al Nord. Nell'ultimo anno sono aumentati di 15 mila unità, poi vi sono 22.474 persone, la maggior parte donne, dell'Estremo Oriente, richieste direttamente dall'Estero. E' il caso delle colf filippine, che tra l'altro sono sottopagate rispetto a quelle italiane. Infatti il contratto di lavoro, nelle ispezioni dei funzionari dell'Inps e del Ministero del Lavoro, è applicato solo per una lavoratrice di colore su tre. Inoltre gli immigrati sono utilizzati anche nei lavori stagionali.
Lo status dei lavoratori di colore non è di completa regolarità: infatti su 18.475 extracomunitari occupati nelle aziende ispezionate da funzionari del Ministero del Lavoro, solo il 35% è in regola.
"Questo dato - spiega Severino Proserpio, responsabile del Coordina- mento Lavoratori stranieri di Como - deve farci riflettere: prima di avviare qualsiasi intervento è necessario ripristinare la legalità".
Da più parti è stata avanzata la proposta di costituire il tribunale per i diritti dell'immigrato.
"Il primo passo - sostengono i responsabili delle organizzazioni sindacali della Lombardia - è quello di creare un numero verde, dove lo straniero può tranquillamente denunciare i soprusi e le estorsioni che ha subito".
Ai regolarizzati: garanzie
Per i clandesitni: rigore
Da una parte assistenza e integrazione degli immigrati regolarizzati, dall'altra un deciso e fermo controllo del flusso degli irregolari, con il vaglio dei singoli casi, poichè la convivenza si basa su regole che vanno rispettate.
Questa è l'indicazione che arriva da politici e amministratori locali, ma ben pochi parlano di cultura dell'accoglienza.
Nell'acceso dibattito post decreto c'è chi ha scomodato William Fullbright, il senatore statunitense che dopo la seconda guerra mondiale riuscì a far approvare un progetto in cui i proventi delle vendite dei residuati bellici vennero destinati a borse di studio.
Almeno 200 mila giovani meritevoli ottennero la borsa di studio e oggi, quando si parla di programma Fullbright sembra rievocare una specie di piano Marshall nel campo culturale e scientifico.
Secondo il senatore statunitense, che nel 1946 aveva lanciato il progetto di borse di studio internazionali, "nei rapporti tra nazioni, a lungo termine, giova aiutare gli altri". Un "altruismo" internazionale.
"Oggi - sostiene Padre Ferdinando Colombo, responsabile del centro immigrati di Via Copernico a Milano, dove transitano ogni giorno più di 500 stranieri, è fondamentale per la crescita delle nazioni, valorizzare il principio della cooperazione tra i popoli, rispettando i valori culturali di fondo".
In questa direzione si sono orientati gli interventi di alcune istituzioni, non ultime quelle della Regione Lombardia e Regione Lazio, che stanno cercando di dare agli immigrati regolari una concreta possibilità, non di sopravvivenza o dell'arrangiarsi, bensì in termini di sicurezza sociale, umana e del lavoro. Per arrivare a questo risultato verrà potenziato il lavoro di formazione di base, di avviamento al lavoro, anche attraverso corsi brevi.
Poi spetterà agli extracomunitari decidere se stabilirsi definitivamente nel nostro Paese, oppure tornare nelle terre d'origine, grazie alle conoscenze professionali, non solo acquisite in Italia.
C'è anche l'altra faccia dell'immigrazione: a Milano sono 3.500 gli stranieri che lavorano regolarmente come artigiani o imprenditori.
Attualmente la maggior parte dei lavoratori di colore sono concentrati nel settore del commercio e dei servizi. Solo un extracomunitario su quattro è occupato in fabbrica.
Tra le emergenze spiccano l'assistenza sanitaria e la casa. Infatti, secondo il dossier Caritas, le maggiori patologie negli ambulatori delle principali città italiane, dipendono "da uno stato di disagio e di emarginazione sociale, quindi le malattie infettive non sono importate, bensì contratte in Italia".
La seconda emergenza è rappresentata dalla casa. Gli extracomunitari vivono in alloggi di fortuna, in ex-capannoni oppure costretti a scucire fior di soldi per un paio di locali.
A livello nazionale è stata avanzata la proposta di destinare una quota degli alloggi popolari (il 10/15%) agli immigrati.
Per quanto riguarda i detenuti, oggetto di recenti polemiche, le statistiche riferiscono di 25 mila extracomunitari in carcere o con guai giudiziari. In alcuni casi gli immigrati sono vittime, in altri coinvolti direttamente. Ma c'è di più. La diversa appartenenza religiosa degli stranieri non è stata finora motivo di discordia.
I musulmani, che fanno riferimento a un centinaio di moschee dislocate sul territorio italiano, convivono pacificamente con i cattolici.
Gli immigrati di fede cristiana sono quasi la metà, seguiti dai musulmani e da coloro che professano religioni orientali.
"L'immigrazione - afferma Milena Santerini, docente alla Università Cattolica - diventa un problema quando ci si prepara a convivere con essa, altrimenti rappresenta una grande opportunità".

 

La svolta culturale

La scuola, secondo Milena Santerini, deve essere in prima linea nell'educazione interculturale.
L'emergenza-immigrati tocca i bambini e le rispettive famiglie. Nell'ultimo anno gli stranieri sono aumentati dell'11% nelle scuole materne (con un totale di 5.584 bambini di colore), del 16% nelle elementari (12,990), del 12% nelle medie (5.175) e del 17% nelle scuole secondarie (5.324).
All'università sono iscritti 20.787 extracomunitari.
"In questo contesto - conclude Milena Santerini - la scuola ha il ruolo fondamentale di scuotere e appassionare i giovani verso l'altro".
Dunque l'accoglienza agli immigrati non è questione di leggi più o meno coercitive, ma di un lento processo educativo che parte dalle coscienze e che coinvolge scuole, comunità e associazioni di volontariato.
Un passaggio indispensabile è rappresentato dall'"accoglienza" verso il prossimo. E nella fase contemporanea il "prossimo" è l'immigrato.