AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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Il ricordo dei Padri Bianchi uccisi in Algeria

E' passato un anno dall'assassinio dei quattro Padri Bianchi in Algeria. Il tempo non può cancellare il ricordo affettuoso che serbiamo per loro. "Africa" li commemora attraverso quel che hanno scritto di loro gli Algerini stessi, sui giornali e in testimonianze personali. Che i Padri amassero l'Algeria, era risaputo: non sapevamo la profondità dell'amicizia che legava ad essi i fratelli musulmani e che è esplosa al momento della prova suprema. Se siamo a giusto titolo fieri di tutto questo, costatiamo anche con soddisfazione quali alti sentimenti abitano tanti musulmani, la maggioranza senz'altro. L'Algeria - e le recenti elezioni l'hanno confermato - può contare su molti suoi figli per un futuro di pace.

 

"Ieri, nella tarda mattinata, Tizi Ouzou ha vissuto un momento di orrore con l'assassinio di quattro religiosi, all'interno della parrocchia, situata nel centro della città.
I Padri Jean Chevillard (71 anni), Christian Chessel (38 anni), Alain Dieulangard (71 anni), di nazionalità francese e il P. Charles Deckers di nazionalità algerina, sono stati freddamente uccisi da un gruppo armato nel cortile attinente alla loro casa, sul viale Amrous Abderrahmane.
Secondo le testimonianze concordanti raccolte sul posto, tre (o forse quattro) individui, arrivati a bordo di un furgone, si sono introdotti verso le 11,45 all'interno del cortile. Uno si è diretto verso l'ufficio di soccorso sociale mentre gli altri sono saliti direttamente al primo piano.
L'obbiettivo era chiaro: sequestrare i quattro religiosi, attraverso un sotterfugio. Infatti, muniti di un walkie-talkie e ostentando un documento della polizia, hanno intimato ai padri di seguirli "per discutere un problema". Ammalato e in difficoltà per lasciare l'ufficio, il P. Chevillard è stato trascinato di forza fuori. Ma poichè rifiutava di seguire il sedicente poliziotto, è stato freddamente ucciso.
Gli altri tre padri, avendo probabilmente udito gli spari, hanno tentato la fuga verso l'esterno. Ma sono stati a loro volta assassinati.
Per eseguire il loro piano, i terroristi avevano preventivamente raggruppato e rinchiuso tutte la persone che si trovavano sul posto a quell'ora.
I tre padri che abitavano Tizi Ouzou e il P. Deckers, arrivato il giorno prima da Algeri, avevano voluto restare in Algeria, malgrado il pericolo a cui erano esposti. Non sembra che abbiano chiesto una qualunque protezione da parte delle autorità. Si limitavano a dire ai loro vicini, inquieti a giusto titolo, che se dovevano morire, sarebbero morti "da martiri di Dio". Molto attivi nell'aiuto sociale ai bisognosi, la loro vita quotidiana era divisa tra l'impegno di sostenere moralmente e materialmente la gente e la preghiera.
Il gruppo armato che ha assassinato i quattro religiosi, voleva di fatto prenderli in ostaggio, e tutti avranno notato che questo avviene 24 ore dopo l'assalto contro l'Air Bus di Air France e l'eliminazione da parte del GIGN (le teste di cuoio della polizia francese) dei 4 terroristi che avevano preso in ostaggio 171 passeggeri del volo Algeri-Parigi. Il loro assassinio, non previsto, come lo confermano le circostanze di questo atto ignobile, sarebbe stato deciso solo dopo che il gruppo armato ha incontrato resistenza da parte dei religiosi. Secondo verosimiglianza, il loro rapimento sarebbe servito a rappresaglie "mediatizzate".
Questo nuovo atto terroristico, quindi, è il primo perpetrato contro religiosi di confessione cattolica a Tizi Ouzou, dove non ne restavano che tre.
I religiosi cristiani, che vivono in mezzo alla popolazione algerina, molto discreti e rispettosi per quanto riguarda la pratica del loro culto, hanno pagato un pesante tributo agli attentati islamisti, ma alcuni di loro vogliono "restare e morire" in Algeria.

La città di Tizi Ouzou si ferma

Il cimitero cristiano di Tizi Ouzou si è rivelato troppo piccolo per contenere la numerosa folla di cittadini, venuti a rendere l'ultimo omaggio ai preti assassinati martedì scorso. E' verso mezzogiorno che il corteo funebre ha attraversato una città che si è fermata all'appello del MCB e RCD, per arrivare dopo poco al cimitero già riempito di gente. Le delegazioni ufficiali e i cittadini hanno voluto essere presenti in gran numero per sottolineare il loro rifiuto della violenza.
Circondati dalle autorità locali, fra le quali il wali di Tizi Ouzou, il direttore degli affari religiosi della wilaya, gli animatori del MCB... e i responsabili del RCD. I rappresentanti della chiesa, con Mons. Teissier in testa sembravano abbattutti dall'atroce prova.
I Signori Belkaid, Ali Harun e Redha Malek avevano tenuto a trovarsi vicino alla comunità cattolica per esprimerle la loro simpatia, così come alle famiglie dei preti uccisi. Portate dai pompieri, le bare sono state accolte dagli applausi nutriti e dagli yuyù della folla. In una lunga, commovente e bella orazione funebre, Mons. Teissier ha ricordato la vita dei quattro preti, sia in Kabilia che altrove. Ha detto tra l'altro: "Se i padri avevano fatto la scelta dell'Algeria, è anche perchè avevano trovato in questo paese e particolarmente a Tizi Ouzou e in Kabilia accoglienza, relazioni umane, amicizie. E' per questa accoglienza e questa amicizia che vorrei ringraziarvi (singhiozzo). Voi avete voluto accompagnare i loro corpi al cimitero (yuyù)... In questo cimitero, le loro tombe siano dunque per noi un appello a vivere queste amicizie che oltrepassano le frontiere e la nostra supplica si faccia unanime perchè ritornino i tempi di pace tra i fratelli sulla terra d'Algeria che hanno amato.
L'ultimo saluto che vorrei rivolgere in vostro nome ai nostri quattro fratelli, lo prendo da Mouloud Feraoun: "Che dormano il sonno del giusto, coloro che erano buoni, veri e generosi, coloro che sono vissuti per l'amore degli uomini..."
Mons. Teissier ha letto poi le preghiere, prima di gettare sui feretri, già nelle tombe, manciate di terra, seguito in questo gesto dai presenti...
Il Signor Ali Haroun ha dichiarato alla stampa: "E' con grande emozione che mi ritrovo in questo cimitero... Credo che le parole dette da Mons. Teissier, sono parole che ci spronano ad una grande comprensione tra noi e ad una grande amicizia. Spero e auspico che la morte di questi sacerdoti non sia che un fattore di pace e che contribuisca fortemente alla comprensione fra i popoli di differenti regioni del mondo e soprattutto tra differenti religioni. E' su questa terra che siamo tutti fratelli".
Il Signor Redha Malek, da parte sua ha precisato. "Non ci si può che inchinare davanti alla memoria di questi quattro religiosi, assassinati brutalmente e a sangue freddo. Sono uomini che gioivano dell'amicizia di questa popolazione e della sua stima ed è anche per noi un modo di testimoniare per la libertà di coscienza, per la tolleranza e per un'Algeria, fedele ai principi che sono quelli della rivoluzione del I° Novembre ".
Tizi Ouzou ha voluto così accompagnare nel dolore e nell'emozione, fino all'ultima dimora, i preti assassinati. La presenza massiccia tanto dei cittadini che delle personalità è stata un balsamo per il cuore della comunità cattolica dell'Algeria e delle famiglie delle vittime.

In memoria di P. Carlo Deckers, un'amica algerina

"Essi (i quattro sacerdoti) hanno conosciuto il martellamento sordo dei cardi di ghisa sulla lana, il crepitio dei fuochi rosso-vivo nei camini imbiancati, le cune di legno sospese alle travi dei soffitti, il gesto misurato delle anziane che prendevano i fichi secchi, il cuscus o i ceci dalle giarre enormi e lisce, ordinate in fila contro un muro pieno di segni.

Sapevano il tempo delle olive, il riso e la pena delle donne, sapevano l'orzo e il frumento, il ritmo stridente della macina a mano che non riprende fiato, avevano anche, nei tempi tristi del passato, condiviso la galletta di farina di ghiande e bevuto nel calice di smalto al circolo degli anziani.

Hanno conosciuto le umiliazioni dei nostri vecchi, la disperazione dei nostri adolescenti, la terribile ostinazione delle nostre donne a ritessere la vita, a qualunque costo, a ricostruire la famiglia, a ricordare i riti della sicurezza e della tenerezza, incurvate nello sforzo di respingere un presente terrorizzante, occidentale, senza pietà.

Hanno assorbito giorni interi, cominciando dall'alba, a respirare la lavanda, la menta blu, il thum selvaggio, sulle montagne dai nomi di donna, che nascondevano i torrenti in precipizi selvaggi, dove orde di scimmie sfidavano i cinghiali. Sono vissuti abbastanza presto per sorprendere le volpi argentate, che scivolavano al crepuscolo sulle pendici innevate, le farfalle giganti della foresta di cedri, le viole di marzo sui sentieri rosa, i mandorli pazzi di febbraio, in fiore nella tormenta, la terra spaccata sotto il blu-ardente del cardo, l'autunno dal gusto di fico, le crespelle della primavera.

Sapevano la nostra carcassa burocratica, gli scarafaggi dei nostri ospedali, i nostri orfani in uniforme, senza visi, senza sguardi a vent'anni, dominanti la città dall'alto dei loro carri d'assalto.

Hanno visto gli abiti bianchi di coloro che rinunciavano al lavoro, all'umanità, invadere le città: hanno sentito i maghi delle onde spiegare come escrementi e incenso bruciano allo stesso modo...

Quando siamo partiti per salvare le vostre vite, i nostri figli, le nostre voci, questa briciola, questo canto, questa terra che resta nostra in capo al mondo: loro sono restati.

Ci siamo domandati: perchè? Nessuna risposta, era una lunga fedeltà.

Non si può nè approvare nè biasimare la fedeltà: è una follia. Una grande follia amare così, perdutamente, discretamente, giorno dopo giorno, nel piacere e nella malattia, nella virtù e nell'onta.

Salvo la sofferenza che ha preceduto la loro partenza, bisogna forse piangere coloro che hanno vissuto l'amore fino alle porte della vecchiaia? Musulmani e Cristiani augurano loro il Paradiso. Io sono atea. L'eternità sono gli altri. Che io sia quest'altro. Che la prodigiosa memoria che mi abita, in cui ogni sorriso, ogni voce, ogni condivisione, ogni ospitalità restano vive, faccia entrare il loro spirito dentro di me, che la mia parola renda testimonianza alla loro, che la loro volontà di pace sia la mia pace... che essi addolciscano il mio dolore. E così fino a quando altri li accolgano a loro volta, se mi capitasse di partire troppo presto, affinchè possiamo offrir loro delle città bianche piene di scoppi di riso, donne fiere sotto le stelle, figli felici.

Due grandi potenze che si scontrano nel terzo mondo non fanno che vittime, fanno anche assassini, e loro, chi li piangerà?

Un giorno, di nuovo, cammineremo lungo le spiagge per guardare il tramonto sul mare, godremo la primavera sotto gli aranceti, la gente andrà a lavorare, gli amorosi si scopriranno, i bambini usciranno dalla scuola come uccelli di gennaio, un giorno, seguirò i torrenti rosa di lauri, dalla sorgente al mare: ci sarà l'odore del pane, ci saranno libri, e noi faremo musica, un giorno, o Carlo d'Algeria".

"Sono di ritorno dalla Casa della Stampa, dove ho visto donne singhiozzare. Ho visto il feretro di Said Mekbel, coperto dalla bandiera nazionale e sono profondamente commosso. Ogni volta che la morte colpisce duramente, sono un altro uomo! Dal tempo della mia tenera infanzia, o mio Creatore e mio Dio, ho sentito parlare di te. Mia Madre ti chiamava "Rabbi Azizen", mio Dio e mio Maestro carissimo. Nel mio cuore si è radicata la tua immagine grandiosa di un essere solo delizioso.

Non solo tu sei un Dio giusto, ma un Dio generoso: tu vuoi la nostra gioia, la nostra pienezza. Ma quando apro il libro che parla della nostra storia, quante ingiustizie, quanto sangue, quanta onta, quante lacrime! Il nostro popolo invaso, calpestato, disprezzato da popoli successivi, dal tempo dei Fenici fino al Regno del FLN. Tu hai permesso tutte queste umiliazioni. Tu, nostro Dio, nobile e generoso. Io non capisco, ma ti faccio fiducia.

La nostra indipendenza non è stata che un raggiro. Avventurieri si sono impadroniti del potere, hanno ammassato fortune immense e alimentano oggi la cassa degli assassini. Non capisco, ma ti faccio fiducia.

Ragazze rapite per essere violentate e sgozzate. Scuole annientate dal fuoco, fabbriche che sono costate miliardi, trasformate in ceneri grigie, uomini e donne terrorizzati: e questo inferno imposto da uomini che si gloriano del tuo nome, tu il Clemente, il Generoso!

Tu non paralizzi le loro braccia, gli permetti di operare con una calma inimmaginabile! Non capisco, ma ti faccio fiducia.

Tu sai in anticipo dove tutto questo ci porterà e tu non sei certamente l'amico degli assassini.

Allora, mio Creatore e mio Dio, è permesso a qualcuno che ti adora di chiamarti in aiuto degli innocenti? Ci è permesso di credere che tu fermerai presto questa carneficina e queste devastazioni?

Possiamo sperare che ci sarà riposo per questo paese devastato? Vieni in soccorso di quelli e di quelle che non sanno più aspettare. Che la tua giustizia e la tua generosità si manifestino, prima che esploda la disperazione!"