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Il ricordo dei Padri Bianchi uccisi in
Algeria
E' passato un anno dall'assassinio dei
quattro Padri Bianchi in Algeria. Il tempo non può cancellare
il ricordo affettuoso che serbiamo per loro.
"Africa" li commemora attraverso quel che hanno
scritto di loro gli Algerini stessi, sui giornali e in
testimonianze personali. Che i Padri amassero l'Algeria, era
risaputo: non sapevamo la profondità dell'amicizia che legava
ad essi i fratelli musulmani e che è esplosa al momento della
prova suprema. Se siamo a giusto titolo fieri di tutto questo,
costatiamo anche con soddisfazione quali alti sentimenti
abitano tanti musulmani, la maggioranza senz'altro. L'Algeria
- e le recenti elezioni l'hanno confermato - può contare su
molti suoi figli per un futuro di pace.
"Ieri, nella tarda mattinata, Tizi Ouzou
ha vissuto un momento di orrore con l'assassinio di quattro religiosi, all'interno della parrocchia, situata nel centro
della città.
I Padri Jean Chevillard (71 anni), Christian Chessel (38
anni), Alain Dieulangard (71 anni), di nazionalità francese e
il P. Charles Deckers di nazionalità algerina, sono stati
freddamente uccisi da un gruppo armato nel cortile attinente
alla loro casa, sul viale Amrous Abderrahmane.
Secondo le testimonianze concordanti raccolte sul posto, tre
(o forse quattro) individui, arrivati a bordo di un furgone,
si sono introdotti verso le 11,45 all'interno del cortile. Uno
si è diretto verso l'ufficio di soccorso sociale mentre gli
altri sono saliti direttamente al primo piano.
L'obbiettivo era chiaro: sequestrare i quattro religiosi,
attraverso un sotterfugio. Infatti, muniti di un walkie-talkie
e ostentando un documento della polizia, hanno intimato ai
padri di seguirli "per discutere un problema".
Ammalato e in difficoltà per lasciare l'ufficio, il P.
Chevillard è stato trascinato di forza fuori. Ma poichè
rifiutava di seguire il sedicente poliziotto, è stato
freddamente ucciso.
Gli altri tre padri, avendo probabilmente udito gli spari,
hanno tentato la fuga verso l'esterno. Ma sono stati a loro
volta assassinati.
Per eseguire il loro piano, i terroristi avevano
preventivamente raggruppato e rinchiuso tutte la persone che
si trovavano sul posto a quell'ora.
I tre padri che abitavano Tizi Ouzou e il P. Deckers, arrivato
il giorno prima da Algeri, avevano voluto restare in Algeria,
malgrado il pericolo a cui erano esposti. Non sembra che
abbiano chiesto una qualunque protezione da parte delle
autorità. Si limitavano a dire ai loro vicini, inquieti a
giusto titolo, che se dovevano morire, sarebbero morti
"da martiri di Dio". Molto attivi nell'aiuto sociale
ai bisognosi, la loro vita quotidiana era divisa tra l'impegno
di sostenere moralmente e materialmente la gente e la
preghiera.
Il gruppo armato che ha assassinato i quattro religiosi,
voleva di fatto prenderli in ostaggio, e tutti avranno notato
che questo avviene 24 ore dopo l'assalto contro l'Air Bus di
Air France e l'eliminazione da parte del GIGN (le teste di
cuoio della polizia francese) dei 4 terroristi che avevano
preso in ostaggio 171 passeggeri del volo Algeri-Parigi. Il
loro assassinio, non previsto, come lo confermano le
circostanze di questo atto ignobile, sarebbe stato deciso solo
dopo che il gruppo armato ha incontrato resistenza da parte
dei religiosi. Secondo verosimiglianza, il loro rapimento
sarebbe servito a rappresaglie "mediatizzate".
Questo nuovo atto terroristico, quindi, è il primo perpetrato
contro religiosi di confessione cattolica a Tizi Ouzou, dove
non ne restavano che tre.
I religiosi cristiani, che vivono in mezzo alla popolazione
algerina, molto discreti e rispettosi per quanto riguarda la
pratica del loro culto, hanno pagato un pesante tributo agli
attentati islamisti, ma alcuni di loro vogliono "restare
e morire" in Algeria.
La città di Tizi Ouzou si ferma
Il cimitero cristiano di Tizi Ouzou si è
rivelato troppo piccolo per contenere la numerosa folla di
cittadini, venuti a rendere l'ultimo omaggio ai preti
assassinati martedì scorso. E' verso mezzogiorno che il
corteo funebre ha attraversato una città che si è fermata
all'appello del MCB e RCD, per arrivare dopo poco al cimitero
già riempito di gente. Le delegazioni ufficiali e i cittadini
hanno voluto essere presenti in gran numero per sottolineare
il loro rifiuto della violenza.
Circondati dalle autorità locali, fra le quali il wali di
Tizi Ouzou, il direttore degli affari religiosi della wilaya,
gli animatori del MCB... e i responsabili del RCD. I
rappresentanti della chiesa, con Mons. Teissier in testa
sembravano abbattutti dall'atroce prova.
I Signori Belkaid, Ali Harun e Redha Malek avevano tenuto a
trovarsi vicino alla comunità cattolica per esprimerle la
loro simpatia, così come alle famiglie dei preti uccisi.
Portate dai pompieri, le bare sono state accolte dagli
applausi nutriti e dagli yuyù della folla. In una lunga,
commovente e bella orazione funebre, Mons. Teissier ha
ricordato la vita dei quattro preti, sia in Kabilia che
altrove. Ha detto tra l'altro: "Se i padri avevano fatto
la scelta dell'Algeria, è anche perchè avevano trovato in
questo paese e particolarmente a Tizi Ouzou e in Kabilia
accoglienza, relazioni umane, amicizie. E' per questa
accoglienza e questa amicizia che vorrei ringraziarvi
(singhiozzo). Voi avete voluto accompagnare i loro corpi al
cimitero (yuyù)... In questo cimitero, le loro tombe siano
dunque per noi un appello a vivere queste amicizie che
oltrepassano le frontiere e la nostra supplica si faccia
unanime perchè ritornino i tempi di pace tra i fratelli sulla
terra d'Algeria che hanno amato.
L'ultimo saluto che vorrei rivolgere in vostro nome ai nostri
quattro fratelli, lo prendo da Mouloud Feraoun: "Che
dormano il sonno del giusto, coloro che erano buoni, veri e
generosi, coloro che sono vissuti per l'amore degli
uomini..."
Mons. Teissier ha letto poi le preghiere, prima di gettare sui
feretri, già nelle tombe, manciate di terra, seguito in
questo gesto dai presenti...
Il Signor Ali Haroun ha dichiarato alla stampa: "E' con
grande emozione che mi ritrovo in questo cimitero... Credo che
le parole dette da Mons. Teissier, sono parole che ci spronano
ad una grande comprensione tra noi e ad una grande amicizia.
Spero e auspico che la morte di questi sacerdoti non sia che
un fattore di pace e che contribuisca fortemente alla
comprensione fra i popoli di differenti regioni del mondo e
soprattutto tra differenti religioni. E' su questa terra che
siamo tutti fratelli".
Il Signor Redha Malek, da parte sua ha precisato. "Non ci
si può che inchinare davanti alla memoria di questi quattro
religiosi, assassinati brutalmente e a sangue freddo. Sono
uomini che gioivano dell'amicizia di questa popolazione e
della sua stima ed è anche per noi un modo di testimoniare
per la libertà di coscienza, per la tolleranza e per
un'Algeria, fedele ai principi che sono quelli della
rivoluzione del I° Novembre ".
Tizi Ouzou ha voluto così accompagnare nel dolore e
nell'emozione, fino all'ultima dimora, i preti assassinati. La
presenza massiccia tanto dei cittadini che delle personalità
è stata un balsamo per il cuore della comunità cattolica
dell'Algeria e delle famiglie delle vittime.
In memoria di P. Carlo Deckers, un'amica
algerina
"Essi (i quattro sacerdoti) hanno
conosciuto il martellamento sordo dei cardi di ghisa sulla
lana, il crepitio dei fuochi rosso-vivo nei camini imbiancati,
le cune di legno sospese alle travi dei soffitti, il gesto
misurato delle anziane che prendevano i fichi secchi, il
cuscus o i ceci dalle giarre enormi e lisce, ordinate in fila
contro un muro pieno di segni.
Sapevano il tempo delle olive, il riso e la
pena delle donne, sapevano l'orzo e il frumento, il ritmo
stridente della macina a mano che non riprende fiato, avevano
anche, nei tempi tristi del passato, condiviso la galletta di
farina di ghiande e bevuto nel calice di smalto al circolo
degli anziani.
Hanno conosciuto le umiliazioni dei nostri
vecchi, la disperazione dei nostri adolescenti, la terribile
ostinazione delle nostre donne a ritessere la vita, a
qualunque costo, a ricostruire la famiglia, a ricordare i riti
della sicurezza e della tenerezza, incurvate nello sforzo di
respingere un presente terrorizzante, occidentale, senza
pietà.
Hanno assorbito giorni interi, cominciando
dall'alba, a respirare la lavanda, la menta blu, il thum
selvaggio, sulle montagne dai nomi di donna, che nascondevano
i torrenti in precipizi selvaggi, dove orde di scimmie
sfidavano i cinghiali. Sono vissuti abbastanza presto per
sorprendere le volpi argentate, che scivolavano al crepuscolo
sulle pendici innevate, le farfalle giganti della foresta di
cedri, le viole di marzo sui sentieri rosa, i mandorli pazzi
di febbraio, in fiore nella tormenta, la terra spaccata sotto
il blu-ardente del cardo, l'autunno dal gusto di fico, le
crespelle della primavera.
Sapevano la nostra carcassa burocratica, gli
scarafaggi dei nostri ospedali, i nostri orfani in uniforme,
senza visi, senza sguardi a vent'anni, dominanti la città
dall'alto dei loro carri d'assalto.
Hanno visto gli abiti bianchi di coloro che
rinunciavano al lavoro, all'umanità, invadere le città:
hanno sentito i maghi delle onde spiegare come escrementi e
incenso bruciano allo stesso modo...
Quando siamo partiti per salvare le vostre
vite, i nostri figli, le nostre voci, questa briciola, questo
canto, questa terra che resta nostra in capo al mondo: loro
sono restati.
Ci siamo domandati: perchè? Nessuna
risposta, era una lunga fedeltà.
Non si può nè approvare nè biasimare la
fedeltà: è una follia. Una grande follia amare così,
perdutamente, discretamente, giorno dopo giorno, nel piacere e
nella malattia, nella virtù e nell'onta.
Salvo la sofferenza che ha preceduto la loro
partenza, bisogna forse piangere coloro che hanno vissuto
l'amore fino alle porte della vecchiaia? Musulmani e Cristiani
augurano loro il Paradiso. Io sono atea. L'eternità sono gli
altri. Che io sia quest'altro. Che la prodigiosa memoria che
mi abita, in cui ogni sorriso, ogni voce, ogni condivisione,
ogni ospitalità restano vive, faccia entrare il loro spirito
dentro di me, che la mia parola renda testimonianza alla loro,
che la loro volontà di pace sia la mia pace... che essi
addolciscano il mio dolore. E così fino a quando altri li
accolgano a loro volta, se mi capitasse di partire troppo
presto, affinchè possiamo offrir loro delle città bianche
piene di scoppi di riso, donne fiere sotto le stelle, figli
felici.
Due grandi potenze che si scontrano nel terzo
mondo non fanno che vittime, fanno anche assassini, e loro,
chi li piangerà?
Un giorno, di nuovo, cammineremo lungo le
spiagge per guardare il tramonto sul mare, godremo la
primavera sotto gli aranceti, la gente andrà a lavorare, gli
amorosi si scopriranno, i bambini usciranno dalla scuola come
uccelli di gennaio, un giorno, seguirò i torrenti rosa di
lauri, dalla sorgente al mare: ci sarà l'odore del pane, ci
saranno libri, e noi faremo musica, un giorno, o Carlo
d'Algeria".
"Sono di ritorno dalla Casa della
Stampa, dove ho visto donne singhiozzare. Ho visto il feretro
di Said Mekbel, coperto dalla bandiera nazionale e sono
profondamente commosso. Ogni volta che la morte colpisce
duramente, sono un altro uomo! Dal tempo della mia tenera
infanzia, o mio Creatore e mio Dio, ho sentito parlare di te.
Mia Madre ti chiamava "Rabbi Azizen", mio Dio e mio
Maestro carissimo. Nel mio cuore si è radicata la tua
immagine grandiosa di un essere solo delizioso.
Non solo tu sei un Dio giusto, ma un Dio
generoso: tu vuoi la nostra gioia, la nostra pienezza. Ma
quando apro il libro che parla della nostra storia, quante
ingiustizie, quanto sangue, quanta onta, quante lacrime! Il
nostro popolo invaso, calpestato, disprezzato da popoli
successivi, dal tempo dei Fenici fino al Regno del FLN. Tu hai
permesso tutte queste umiliazioni. Tu, nostro Dio, nobile e
generoso. Io non capisco, ma ti faccio fiducia.
La nostra indipendenza non è stata che un
raggiro. Avventurieri si sono impadroniti del potere, hanno
ammassato fortune immense e alimentano oggi la cassa degli
assassini. Non capisco, ma ti faccio fiducia.
Ragazze rapite per essere violentate e
sgozzate. Scuole annientate dal fuoco, fabbriche che sono
costate miliardi, trasformate in ceneri grigie, uomini e donne
terrorizzati: e questo inferno imposto da uomini che si
gloriano del tuo nome, tu il Clemente, il Generoso!
Tu non paralizzi le loro braccia, gli
permetti di operare con una calma inimmaginabile! Non capisco,
ma ti faccio fiducia.
Tu sai in anticipo dove tutto questo ci
porterà e tu non sei certamente l'amico degli assassini.
Allora, mio Creatore e mio Dio, è permesso a
qualcuno che ti adora di chiamarti in aiuto degli innocenti?
Ci è permesso di credere che tu fermerai presto questa
carneficina e queste devastazioni?
Possiamo sperare che ci sarà riposo per
questo paese devastato? Vieni in soccorso di quelli e di
quelle che non sanno più aspettare. Che la tua giustizia e la
tua generosità si manifestino, prima che esploda la
disperazione!"
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