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LA MISSIONE NEL CONVEGNO DI PALERMO
di Francesco Pedretti
La dimensione universale, missionaria
dell'annuncio del Vangelo della Carità, presente nella Chiesa
italiana, non sembra essere stata recepita dai lavori
ufficiali del Convegno, ma è stata indicata dalla Parola del
Papa ed è diventata un impegno dei giovani.
Possiamo parlare di "grande"
Convegno della Chiesa Italiana a Palermo: più di due mila
delegati, molti invitati e molte rappresentanze. Un grande
convegno, situato a metà degli anni '90, quasi a chiusura di
un millennio ma che vive già nel clima del duemila e vede
l'alba del terzo millennio.
Un grande convegno soprattutto perché ha riscoperto la voce
dell'Apoca-lisse prendendo coscienza della presenza di Cristo
nella storia e nella nostra storia di questi giorni.
Fraternità e Preghiera
L'aver privilegiato il convenire nella
rappresentanza proporzionale di tutte le Chiese ha permesso
una grande esperienza di incontro fraterno, ma ha sacrificato
in tempi più brevi per le commissioni di studio la precisione
dell'approfondimento.
Il convenire ha però favorito la preghiera e quella linea di
contemplazione che bisognerà riproporre con coraggio.
Ricordiamo in particolare le liturgie che hanno occupato
spazio ampio, sono state celebrate degnamente e hanno parlato
al cuore di tutti. In esse più che in qualunque altro momento
si è sentita la presenza di Cristo e la sua Parola che chiama
tutte le genti, popoli e nazioni, tutte le culture.
In tutte le liturgie si sentiva il Cristo che ci diceva:
"Sono qui - oggi con voi faccio nuove tutte le
cose".
Nel primo giorno alla lettura di Zaccaria (2, 14-17):
"Gioisci, esulta figlia di Sion, perché io vengo ad
abitare in mezzo a te... nazioni numerose aderiranno in quel
giorno al Signore e diverranno un solo popolo... ", hanno
fatto eco le parole del Presidente: "... fa che lo
Spirito Santo ci renda non solo uditori, ma realizzatori del
Vangelo, perché tutto il mondo conosca... ". E
nell'ultimo giorno la celebrazione dei Martiri Vietnamiti ci
ha aperto il cuore all'Asia e a tutte le Chiese del mondo, con
un pensiero particolare alle giovani Chiese del mondo
missionario: " O Dio, fa che diventiamo missionari - e
testimoni del tuo amore fra gli uomini - per chiamarci ed
essere tuoi figli".
La Dimensione Missionaria
Nello svolgimento generale dei lavori, nelle
relazioni e commissioni di studio, la preoccupazione naturale
di sviluppare i temi assegnati e il limite del "confine
italiano" ("per una nuova società in Italia")
ha fatto un po' dimenticare alcuni valori tra cui quello della
Missione, del Cristo che è presente e ci rivolge il suo
invito per l'intero mondo di oggi. Troppi piccoli problemi, e
persone non sempre preparate per l'ambito scelto, hanno
provocato discussioni complesse e infinite proposizioni di
impegno.
In tal modo non si è potuto affermare a sufficienza la
dimensione della mondialità, della maniera netta di
interpretare la cooperazione, di aprirsi al mondo. Si sono
dimenticate, (o forse i nostri cristiani non le avvertono
neppure) tante realtà ed attività da tempo in atto nella
Chiesa italiana: l'attività missionaria, i sacerdoti "Fidei
donum", il volontariato internazionale, l'obiezione di
coscienza, i grandi movimenti esistenti ed operanti
caratteristici del periodo post conciliare, le esperienze di
assistenza... non sembravano esistere. Eppure sono anche
queste realtà che annunciano il Vangelo della carità anche e
anzitutto alla Chiesa e alla società italiana, nelle quali
nascono e si sviluppano.
Il lavoro, tuttavia, negli ambiti è stato vivace, impegnato e
ricco di riflessioni e proposte che sono state consegnate ai
Vescovi della Chiesa italiana per la riflessione e il
discernimento.
I timidi, ma pure validi, accenni della introduzione al
Convegno all'impegno della Chiesa nel mondo, hanno preso
consistenza nella sensibilità dei giovani e nella parola del
Papa. Il card. Saldarini aveva già detto che "il
Convegno dovrà restituirci alla nostra Chiesa più coscienti,
nello spirito di santità, santi e santificatori di fronte ai
bisogni del mondo"... preoccupati per "la
vivibilità del mondo".
Il primo relatore, il sociologo Garelli, ha rilevato nella sua
analisi le preoccupazioni per gli immigrati e il fatto che
oggi "dobbiamo fare i conti col mondo". Così
l'altro relatore, il teologo don Coda ha accennato alla
cooperazione e alla missione "ad gentes", e alla
necessità di attenzione alla dimensione della mondialità.
I Giovani
Più vivace è stato il richiamo alla
dimensione mondiale nell'ambito dei giovani, che già avevano
segnato questa apertura nella traccia di preparazione al
Convegno. "Aderire a Gesù Cristo significa condividere
il suo amore appassionato per tutti gli uomini. Occorre
evitare che i gruppi giovanili si chiudano in se stessi. I
giovani sono chiamati ad evangelizzare gli altri giovani e ad
aprirsi alla missione universale della Chiesa. Il segno più
chiaro di un'autentica crescita spirituale è l'esigenza del
condividere con tutti gli uomini la propria esperienza di
Cristo". Tensione missionaria che è rimasta anche nel
documento finale dell'ambito dei giovani dove, "Missione
e formazione sono le due parole chiave. Missione che supera la
divisione tra 'vicini e lontani' prendendo in considerazione
tutti i giovani. E formazione che va oltre i ristretti ambiti
attuali, per raggiungere ogni possibile destinatario" (M.
Muolo, in Avve-nire del 25/11/95).
Nel lavoro delle commissioni oltre a riaffermare l'apertura
alla missione, i giovani hanno chiesto che il giorno della
celebrazione annuale dei "martiri" dei nostri tempi
- i tanti martiri segno della più alta carità - sia un
grande giorno, celebrato con attenzione e devozione da tutta
la Chiesa italiana.
Poi è venuto il Papa
Chi ha avuto un chiaro riferimento alla
destinazione universale del Vangelo di Carità è stato il
Papa, che ha sottolineato la vocazione europea e mondiale
dell'Italia e della sua Chiesa.
"La vocazione europea dell'Italia riaffermata qui a
Palermo, manifesta nel medesimo tempo tutta la sua dinamica
apertura verso altri continenti ed altre culture; per la sua
stessa orientazione geografica l'Italia sembra indicare
all'Europa le vie dell'incontro con l'Oriente e con il Sud del
mondo. Un incontro necessario e ineludibile che deve avvenire
nel segno della solidarietà, dell'accoglienza reciproca e
della pace. Anche di questo il nostro Convegno vuol essere
stimolo e auspicio".
E poi ha aggiunto una sua testimonianza di devozione.
"In un Convegno dedicato al Vangelo della carità, una
menzione speciale va riservata a coloro che incarnano più
visibilmente nella propria esistenza l'amore preferenziale per
i poveri, prendendo cura delle molte povertà materiali e
morali che esistono nel nostro paese o andando come testimoni
dell'amore di Cristo ad alleviare le tragiche sofferenze di
immense popolazioni del Terzo e del Quarto mondo e pagando,
talvolta, questa generosità col sacrificio della vita".
La Conclusione
Le parole del Papa hanno avuto un'eco nella
solenne conclusione, nel discorso di chiusura del Card. Ruini,
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Vogliamo
notare il suo ringraziamento ai delegati e ai rappre-sentanti
di altre religioni presenti al Convegno, perché hanno dato un
senso di apertura vera su tutto il mondo: "Una parola di
riconoscenza particolarmente sentita rivolgiamo ai delegati
fraterni delle altre chiese e comunità cristiane e parimenti
ai rappresentanti della comunità ebraica e di quella
islamica. Essi hanno onorato della loro presenza e
testimonianza questo terzo Convegno nazionale della Chiesa
italiana: è una novità quanto mai significativa che
confidiamo porti molti frutti in direzione sia dell'unità fra
i credenti in Cristo sia del dialogo interreligioso".
Ricordiamo, poi, l'accenno commosso all'attività missionaria
della Chiesa, col rimpianto di averne fatto troppo poco conto
durante il Convegno.
"...Nel nostro Convegno, dell'Europa, a mio parere si è
parlato troppo poco e non molta è l'attenzione che abbiamo
dedicato al complesso dei problemi internazionali e mondiali,
la partecipazione dell'Italia al processo di unificazione
europea e il suo contributo ad una vera solidarietà a livello
mondiale, sono temi su cui dovremo molto lavorare,
considerando seriamente i presupposti di tali impegni nelle
scelte e nei comportamenti interni del nostro paese. Come
Chiesa, siamo e saremo inoltre accanto ai tanti missionari e
missionarie italiani che portano nel mondo la luce di Cristo e
a tutti coloro che cercano di promuovere lo sviluppo dei
popoli più poveri e sventurati".
A sera ormai avanzata ebbe luogo una celebrazione commovente,
conclusa con il rito dello scambio delle lampade (2.500 !),
accese al Cero Pasquale e tenute levate durante la preghiera:
"...la luce di Cristo rinnovi la comunione tra noi e con
tutte le creature...".
* Già Direttore del Centro Missionario
Diocesano di Milano, Direttore del COE (Centro Orientamento
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