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SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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LA MISSIONE NEL CONVEGNO DI PALERMO

di Francesco Pedretti

La dimensione universale, missionaria dell'annuncio del Vangelo della Carità, presente nella Chiesa italiana, non sembra essere stata recepita dai lavori ufficiali del Convegno, ma è stata indicata dalla Parola del Papa ed è diventata un impegno dei giovani.

 

Possiamo parlare di "grande" Convegno della Chiesa Italiana a Palermo: più di due mila delegati, molti invitati e molte rappresentanze. Un grande convegno, situato a metà degli anni '90, quasi a chiusura di un millennio ma che vive già nel clima del duemila e vede l'alba del terzo millennio.
Un grande convegno soprattutto perché ha riscoperto la voce dell'Apoca-lisse prendendo coscienza della presenza di Cristo nella storia e nella nostra storia di questi giorni.

 

Fraternità e Preghiera

L'aver privilegiato il convenire nella rappresentanza proporzionale di tutte le Chiese ha permesso una grande esperienza di incontro fraterno, ma ha sacrificato in tempi più brevi per le commissioni di studio la precisione dell'approfondimento.
Il convenire ha però favorito la preghiera e quella linea di contemplazione che bisognerà riproporre con coraggio.
Ricordiamo in particolare le liturgie che hanno occupato spazio ampio, sono state celebrate degnamente e hanno parlato al cuore di tutti. In esse più che in qualunque altro momento si è sentita la presenza di Cristo e la sua Parola che chiama tutte le genti, popoli e nazioni, tutte le culture.
In tutte le liturgie si sentiva il Cristo che ci diceva: "Sono qui - oggi con voi faccio nuove tutte le cose".
Nel primo giorno alla lettura di Zaccaria (2, 14-17): "Gioisci, esulta figlia di Sion, perché io vengo ad abitare in mezzo a te... nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno un solo popolo... ", hanno fatto eco le parole del Presidente: "... fa che lo Spirito Santo ci renda non solo uditori, ma realizzatori del Vangelo, perché tutto il mondo conosca... ". E nell'ultimo giorno la celebrazione dei Martiri Vietnamiti ci ha aperto il cuore all'Asia e a tutte le Chiese del mondo, con un pensiero particolare alle giovani Chiese del mondo missionario: " O Dio, fa che diventiamo missionari - e testimoni del tuo amore fra gli uomini - per chiamarci ed essere tuoi figli".

 

La Dimensione Missionaria

Nello svolgimento generale dei lavori, nelle relazioni e commissioni di studio, la preoccupazione naturale di sviluppare i temi assegnati e il limite del "confine italiano" ("per una nuova società in Italia") ha fatto un po' dimenticare alcuni valori tra cui quello della Missione, del Cristo che è presente e ci rivolge il suo invito per l'intero mondo di oggi. Troppi piccoli problemi, e persone non sempre preparate per l'ambito scelto, hanno provocato discussioni complesse e infinite proposizioni di impegno.
In tal modo non si è potuto affermare a sufficienza la dimensione della mondialità, della maniera netta di interpretare la cooperazione, di aprirsi al mondo. Si sono dimenticate, (o forse i nostri cristiani non le avvertono neppure) tante realtà ed attività da tempo in atto nella Chiesa italiana: l'attività missionaria, i sacerdoti "Fidei donum", il volontariato internazionale, l'obiezione di coscienza, i grandi movimenti esistenti ed operanti caratteristici del periodo post conciliare, le esperienze di assistenza... non sembravano esistere. Eppure sono anche queste realtà che annunciano il Vangelo della carità anche e anzitutto alla Chiesa e alla società italiana, nelle quali nascono e si sviluppano.
Il lavoro, tuttavia, negli ambiti è stato vivace, impegnato e ricco di riflessioni e proposte che sono state consegnate ai Vescovi della Chiesa italiana per la riflessione e il discernimento.
I timidi, ma pure validi, accenni della introduzione al Convegno all'impegno della Chiesa nel mondo, hanno preso consistenza nella sensibilità dei giovani e nella parola del Papa. Il card. Saldarini aveva già detto che "il Convegno dovrà restituirci alla nostra Chiesa più coscienti, nello spirito di santità, santi e santificatori di fronte ai bisogni del mondo"... preoccupati per "la vivibilità del mondo".
Il primo relatore, il sociologo Garelli, ha rilevato nella sua analisi le preoccupazioni per gli immigrati e il fatto che oggi "dobbiamo fare i conti col mondo". Così l'altro relatore, il teologo don Coda ha accennato alla cooperazione e alla missione "ad gentes", e alla necessità di attenzione alla dimensione della mondialità.

 

I Giovani

Più vivace è stato il richiamo alla dimensione mondiale nell'ambito dei giovani, che già avevano segnato questa apertura nella traccia di preparazione al Convegno. "Aderire a Gesù Cristo significa condividere il suo amore appassionato per tutti gli uomini. Occorre evitare che i gruppi giovanili si chiudano in se stessi. I giovani sono chiamati ad evangelizzare gli altri giovani e ad aprirsi alla missione universale della Chiesa. Il segno più chiaro di un'autentica crescita spirituale è l'esigenza del condividere con tutti gli uomini la propria esperienza di Cristo". Tensione missionaria che è rimasta anche nel documento finale dell'ambito dei giovani dove, "Missione e formazione sono le due parole chiave. Missione che supera la divisione tra 'vicini e lontani' prendendo in considerazione tutti i giovani. E formazione che va oltre i ristretti ambiti attuali, per raggiungere ogni possibile destinatario" (M. Muolo, in Avve-nire del 25/11/95).
Nel lavoro delle commissioni oltre a riaffermare l'apertura alla missione, i giovani hanno chiesto che il giorno della celebrazione annuale dei "martiri" dei nostri tempi - i tanti martiri segno della più alta carità - sia un grande giorno, celebrato con attenzione e devozione da tutta la Chiesa italiana.

 

Poi è venuto il Papa

Chi ha avuto un chiaro riferimento alla destinazione universale del Vangelo di Carità è stato il Papa, che ha sottolineato la vocazione europea e mondiale dell'Italia e della sua Chiesa.
"La vocazione europea dell'Italia riaffermata qui a Palermo, manifesta nel medesimo tempo tutta la sua dinamica apertura verso altri continenti ed altre culture; per la sua stessa orientazione geografica l'Italia sembra indicare all'Europa le vie dell'incontro con l'Oriente e con il Sud del mondo. Un incontro necessario e ineludibile che deve avvenire nel segno della solidarietà, dell'accoglienza reciproca e della pace. Anche di questo il nostro Convegno vuol essere stimolo e auspicio".
E poi ha aggiunto una sua testimonianza di devozione.
"In un Convegno dedicato al Vangelo della carità, una menzione speciale va riservata a coloro che incarnano più visibilmente nella propria esistenza l'amore preferenziale per i poveri, prendendo cura delle molte povertà materiali e morali che esistono nel nostro paese o andando come testimoni dell'amore di Cristo ad alleviare le tragiche sofferenze di immense popolazioni del Terzo e del Quarto mondo e pagando, talvolta, questa generosità col sacrificio della vita".

 

La Conclusione

Le parole del Papa hanno avuto un'eco nella solenne conclusione, nel discorso di chiusura del Card. Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Vogliamo notare il suo ringraziamento ai delegati e ai rappre-sentanti di altre religioni presenti al Convegno, perché hanno dato un senso di apertura vera su tutto il mondo: "Una parola di riconoscenza particolarmente sentita rivolgiamo ai delegati fraterni delle altre chiese e comunità cristiane e parimenti ai rappresentanti della comunità ebraica e di quella islamica. Essi hanno onorato della loro presenza e testimonianza questo terzo Convegno nazionale della Chiesa italiana: è una novità quanto mai significativa che confidiamo porti molti frutti in direzione sia dell'unità fra i credenti in Cristo sia del dialogo interreligioso".
Ricordiamo, poi, l'accenno commosso all'attività missionaria della Chiesa, col rimpianto di averne fatto troppo poco conto durante il Convegno.
"...Nel nostro Convegno, dell'Europa, a mio parere si è parlato troppo poco e non molta è l'attenzione che abbiamo dedicato al complesso dei problemi internazionali e mondiali, la partecipazione dell'Italia al processo di unificazione europea e il suo contributo ad una vera solidarietà a livello mondiale, sono temi su cui dovremo molto lavorare, considerando seriamente i presupposti di tali impegni nelle scelte e nei comportamenti interni del nostro paese. Come Chiesa, siamo e saremo inoltre accanto ai tanti missionari e missionarie italiani che portano nel mondo la luce di Cristo e a tutti coloro che cercano di promuovere lo sviluppo dei popoli più poveri e sventurati".
A sera ormai avanzata ebbe luogo una celebrazione commovente, conclusa con il rito dello scambio delle lampade (2.500 !), accese al Cero Pasquale e tenute levate durante la preghiera: "...la luce di Cristo rinnovi la comunione tra noi e con tutte le creature...".

* Già Direttore del Centro Missionario Diocesano di Milano, Direttore del COE (Centro Orientamento