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LA CHIESA IN AFRICA
L'evangelizzazione nel terzo millennio.
Raccogliendo idee e proposte del Sinodo Africano,
l'esortazione post-sinodale associa l'Africa alle grandi sfide
che incontra l'evangelizzazione nel mondo di oggi e traccia le
grandi linee per un annuncio cristiano aggiornato e
inculturato, che si sviluppa attorno all'idea-chiave: la
Chiesa-Famiglia. Una presentazione del documento papale che
vuole ricostruirne la logica interna.
L'esortazione apostolica postsinodale
"LA CHIESA IN AFRICA" corrisponde bene al suo
titolo. Non bisogna leggere "La Chiesa d'Africa",
come se essa si fosse generata da sola dalla sostanza di
questo Continente. Si tratta proprio dell'unica Chiesa,
diffusa laggiù all'indomani della Risurrezione di Cristo, che
dopo essere stata lungamente confinata nel Nord e in Etiopia,
vede da circa 150 anni le sue dimensioni allargarsi a tutto il
continente. La Chiesa in Africa è, anzitutto, la Chiesa; è
il Papa che ha convocato il Sinodo per l'Africa; è la
struttura del Sinodo romano che ha nutrito il funzionamento di
questa assemblea; è la gerarchia cattolica, che in Africa è
la medesima che altrove, che ha chiesto questo Sinodo, l'ha
preparato attivamente, lo ha celebrato nella speranza e ne ha
approfittato per riflettere sul suo compito; è proprio il
popolo di Dio in Africa che si è sentito mobilitato per un
lavoro di Chiesa.
Infine, è il Papa che ne proclama i risultati sotto forma di
una meditazione e di una esortazione.
I problemi comuni
Non sono un africano, come del resto non lo
sono la maggior parte dei lettori di "AFRICA", e
penso che questo documento associa l'Africa alle stesse
urgenze che troviamo in Europa e altrove: l'evangelizzazione
in vista del terzo millennio cristiano, una evangelizzazione
penetrante (inculturata) che formi dei "testimoni",
gli stessi ugualmente necessari dappertutto (le comunità
ecclesiali viventi, il laicato, i catechisti, la famiglia, i
giovani, le persone consacrate, il clero), con le stesse
strutture ugualmente necessarie dappertutto (parrocchie,
movimenti e associazioni, scuole, università, mezzi di
comunicazione, mezzi finanziari). Le sfide sono le stesse: il
dialogo interreligioso e la proclamazione di Gesù Cristo,
l'impatto della modernità sul matrimonio e le vocazioni, la
lotta contro le divisioni e la riconciliazione, i grandi
drammi attuali, l'aids, i rifugiati, le esclusioni e le
corruzioni generate dalla gestione dei pubblici affari, lo
smarrimento della gioventù, le aspirazioni delle donne. In
Africa la Chiesa, come dappertutto altrove, trova la
modernità, gli squilibri che essa crea, il suo secolarismo,
la gigantesca aspirazione a un benessere meglio condiviso che
essa diffonde. Cosa fare per questo terzo millennio?
I colori dell'Africa
Ma quest'Africa diventata moderna cos'ha di
speciale che potrebbe dare colore alla Chiesa universale?
Anzitutto la sua storia. Il Papa ne fa una breve rievocazione
(30, seg). E' molto importante sottolineare
"l'anzianità" del Cristianesimo in Africa, perché
in Africa è chi si è installato prima ad avere l'autorità
religiosa fondamentale. Contrariamente a quanto pensano molti,
l'Islam è posteriore. Ma è vero che le cristianità del Nord
e della Nubia non sono sopravvissute alla venuta dell'Islam e
che le antiche Chiese d'Egitto (Copte) e d'Etiopia non hanno
cercato o potuto penetrare nell'interno del Continente,
lasciandosi sorpassare dall'Islam, che si è diffuso
progressivamente fino alla foresta equatoriale. Bisogna
attendere i grandi viaggiatori dei secoli XV-XVI perché si
faccia qualcosa vicino alle coste, e i grandi esploratori del
secolo XIX per raggiungere l'interno fino allora sconosciuto
del Continente. Venne quindi l'ondata dei missionari e
l'irruzione coloniale che trasse i popoli dalla loro autonomia
e dalla loro autarchia. C'è una domanda che si fanno molti
Africani: perché il Vangelo è arrivato così tardi e perché
fu annunciato in contesti così poco evangelici (lo
sfruttamento schiavista, colonialista e razzista)? Il Papa
cita anzitutto l'autorità della Scrittura. "Dio vuole
salvare l'Africa" (27-29). Sarà bene cercare di
comprendere mediante quali mezzi umani e in quali circostanze
storiche si effettua questa salvezza. Ad ogni modo la Chiesa
è ben presente in Africa; il documento rende omaggio ai
missionari (35); la Chiesa vi si è radicata, ha i suoi
martiri (33-34) e le sue iniziative culturali e caritative
sono importanti (cf 44-45).
Ma cos'è diventata l'Africa? (39): destabilizzazione, uno
schiacciante debito internazionale, guerre interne, massacri
interetnici, corruzione negli affari pubblici, il flagello
dell'aids, ecc. Il Papa riprende la domanda dei vescovi:
"In un Continente saturo di cattive notizie, il messaggio
cristiano come può essere Buona Notizia per il nostro popolo?
In mezzo alla disperazione che invade tutto, dove sono la
speranza e l'ottimismo che porta il Vangelo?". Come
rendere credibile questo messaggio? E' attorno a questa
domanda che si articola l'esortazione del Papa.
"Auspico, afferma, che la Chiesa continui pazientemente e
instancabilmente la sua opera di buon Samaritano. In effetti
per un lungo periodo, regimi oggi scomparsi, hanno posto a
dura prova gli Africani ed hanno indebolito la loro capacità
di reazione: l'uomo ferito deve ritrovare tutte le risorse
della propria umanità" (41). Il Papa non nomina nessuno,
ma il lettore può chiedersi quali sono questi regimi. Le
nostre riviste missionarie non amano ravvivare le piaghe. Ma
nel momento in cui degli Africani denunciano le cattive
politiche e le loro ideologie (cf 51), di fronte alle
divisioni omicide (49), è bene raccoglierne la lezione, per
mettere in valore ciò che vuole il Vangelo e rigettare il
"vecchio lievito".
I valori dell'Africa
Purtuttavia l'Africa conosce "una
molteplice varietà di beni culturali e di inestimabili
qualità umane che può offrire alle Chiese e all'intera
umanità" (42). La prima religione dell'Africa è quella
tradizionale, degli antenati, che celebra la vita mediante la
continuità familiare (43). Il Papa esorta a "guardare in
voi stessi. Guardate alle ricchezze delle vostre tradizioni;
guardate la fede" (48). Come mettere insieme tradizioni e
fede? Come ricucire ciò che è suscettibile di dividere? Il
Sinodo e il Papa raccomandano il dialogo, con le altre
comunità cristiane, ma anche con la religione tradizionale e
l'Islam (49, 65). Per praticare il dialogo bisogna comunicare.
I mezzi di comunicazione che penetrano dappertutto, devono
essere oggetto di preoccupazioni cristiane. Si sta diffondendo
"una nuova cultura che ha bisogno di essere
evangelizzata" (52, 71). Per questo occorrono formazione
(53) e mezzi (104). Ci vogliono anche idee che siano
portatrici di significati sufficientemente africani e
cristiani, per fare da esca ed attirare.
La Chiesa, Famiglia di Dio
L'idea chiave per l'avvenire è quella della
"Chie-sa, famiglia di Dio" (63). "L'immagine
pone, in effetti, l'accento sulla premura per l'altro, sulla
solidarietà, sul calore delle relazioni, sull'accoglienza, il
dialogo e la fiducia". E' il contenuto di questa
inculturazione che fa l'oggetto di tanti discorsi e di tante
attese (55 seg).
"Come cammino verso una piena evangelizzazione l'inculturazione
mira a porre l'uomo in condizione di accogliere Gesù Cristo
nell'integralità del proprio essere personale, culturale,
economico e politico" (62). Osserviamo, infatti, che le
pastorali che a giusto titolo insistono sulla necessità della
formazione, non farebbero che metà del lavoro, senza questa
inculturazione. La formazione come sapere-convinzione degli
individui non impedisce la libertà, le tentazioni e, per
finire, i compromessi e le corruzioni se le persone non sono
sostenute da un ambiente culturale fortemente imbibito del
Vangelo. Ma, d'altra parte, questa inculturazione non può
essere fatta che mediante l'impegno delle persone nella loro
fede e il lavoro sul proprio ambiente; i campi di applicazione
sono numerosi (64). Il Papa enumera: la liturgia, il dialogo,
lo sviluppo umano integrale (68), farsi la voce dei senza voce
(70), il lavoro nei mezzi di comunicazione sociale (71).
Ognuna delle attuali sfide (72 seg) che il Papa enumera
rappresenta le occasioni, i luoghi dove si tratta di impegnare
il lavoro di evangelizzazione attorno alla realtà "Chiesa-famiglia".
Non transigere sul battesimo (73) che è una conversione, allo
stesso tempo rottura ed eredità (pensiamo alla battuta di un
convertito della Costa d'Avorio: quando si ripone nel granaio
il nuovo raccolto, non si getta via quanto rimane del
precedente!). Riconciliarsi in comunità (89) (ma allora
confessando, senza nascondere nulla, i cancri interiori,
inconfessabili, quali sono, per esempio le rivalità familiari
ed etniche, l'orgoglio delle identità, fermenti dei genocidi
e delle ineguaglianze 49, 51). Cristianizzare la famiglia (80)
(poiché sia la tradizione che la modernità ne corrodono
l'ideale, tanto dal lato della sessualità, dei ruoli maschili
e femminili, che da quello delle possibilità economiche e
politiche).
A queste sfide aggiungiamo le proposte del capitolo VI
(112-127): costruire la giustizia e la pace, collaborare con
gli altri credenti, promuovere una buona gestione degli affari
pubblici, costruire o ricostruire la nazione, lo stato di
diritto, la gestione del patrimonio comune, l'apertura
internazionale; bisogna ridare speranza ai giovani, affrontare
il flagello dell'aids, seppellire la guerra, non abbandonare i
rifugiati e le persone dislocate, proteggere la dignità della
donna e, per la comunità internazionale, alleggerire il peso
del debito.
L'esortazione del Papa traccia un programma. Non bisogna
lasciarsi sorprendere da una certa impressione di scucito e di
"già detto". Ho cercato di ricostruire la logica
interna di quello che è una sorta di legge-quadro. E' lo
sforzo, il pensiero, l'immaginazione, la creatività, la
concertazione, il lavoro e la solidità della fede che gli
daranno il suo contenuto vivente. E lo Spirito del Cristo
vivificherà la sua Chiesa in Africa.
* Padre Bianco, autore di opere di
missiologia, fra le quali: "Il paganesimo" Edizioni
Paoline 1990, e "Les Missions", Paris, Cerf, 1993.
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