AFRICA
SETTEMBRE-OTTOBRE 2008
copertina n 5-2008

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LA CHIESA IN AFRICA

L'evangelizzazione nel terzo millennio. Raccogliendo idee e proposte del Sinodo Africano, l'esortazione post-sinodale associa l'Africa alle grandi sfide che incontra l'evangelizzazione nel mondo di oggi e traccia le grandi linee per un annuncio cristiano aggiornato e inculturato, che si sviluppa attorno all'idea-chiave: la Chiesa-Famiglia. Una presentazione del documento papale che vuole ricostruirne la logica interna.

L'esortazione apostolica postsinodale "LA CHIESA IN AFRICA" corrisponde bene al suo titolo. Non bisogna leggere "La Chiesa d'Africa", come se essa si fosse generata da sola dalla sostanza di questo Continente. Si tratta proprio dell'unica Chiesa, diffusa laggiù all'indomani della Risurrezione di Cristo, che dopo essere stata lungamente confinata nel Nord e in Etiopia, vede da circa 150 anni le sue dimensioni allargarsi a tutto il continente. La Chiesa in Africa è, anzitutto, la Chiesa; è il Papa che ha convocato il Sinodo per l'Africa; è la struttura del Sinodo romano che ha nutrito il funzionamento di questa assemblea; è la gerarchia cattolica, che in Africa è la medesima che altrove, che ha chiesto questo Sinodo, l'ha preparato attivamente, lo ha celebrato nella speranza e ne ha approfittato per riflettere sul suo compito; è proprio il popolo di Dio in Africa che si è sentito mobilitato per un lavoro di Chiesa.
Infine, è il Papa che ne proclama i risultati sotto forma di una meditazione e di una esortazione.

I problemi comuni

Non sono un africano, come del resto non lo sono la maggior parte dei lettori di "AFRICA", e penso che questo documento associa l'Africa alle stesse urgenze che troviamo in Europa e altrove: l'evangelizzazione in vista del terzo millennio cristiano, una evangelizzazione penetrante (inculturata) che formi dei "testimoni", gli stessi ugualmente necessari dappertutto (le comunità ecclesiali viventi, il laicato, i catechisti, la famiglia, i giovani, le persone consacrate, il clero), con le stesse strutture ugualmente necessarie dappertutto (parrocchie, movimenti e associazioni, scuole, università, mezzi di comunicazione, mezzi finanziari). Le sfide sono le stesse: il dialogo interreligioso e la proclamazione di Gesù Cristo, l'impatto della modernità sul matrimonio e le vocazioni, la lotta contro le divisioni e la riconciliazione, i grandi drammi attuali, l'aids, i rifugiati, le esclusioni e le corruzioni generate dalla gestione dei pubblici affari, lo smarrimento della gioventù, le aspirazioni delle donne. In Africa la Chiesa, come dappertutto altrove, trova la modernità, gli squilibri che essa crea, il suo secolarismo, la gigantesca aspirazione a un benessere meglio condiviso che essa diffonde. Cosa fare per questo terzo millennio?

 

I colori dell'Africa

Ma quest'Africa diventata moderna cos'ha di speciale che potrebbe dare colore alla Chiesa universale?
Anzitutto la sua storia. Il Papa ne fa una breve rievocazione (30, seg). E' molto importante sottolineare "l'anzianità" del Cristianesimo in Africa, perché in Africa è chi si è installato prima ad avere l'autorità religiosa fondamentale. Contrariamente a quanto pensano molti, l'Islam è posteriore. Ma è vero che le cristianità del Nord e della Nubia non sono sopravvissute alla venuta dell'Islam e che le antiche Chiese d'Egitto (Copte) e d'Etiopia non hanno cercato o potuto penetrare nell'interno del Continente, lasciandosi sorpassare dall'Islam, che si è diffuso progressivamente fino alla foresta equatoriale. Bisogna attendere i grandi viaggiatori dei secoli XV-XVI perché si faccia qualcosa vicino alle coste, e i grandi esploratori del secolo XIX per raggiungere l'interno fino allora sconosciuto del Continente. Venne quindi l'ondata dei missionari e l'irruzione coloniale che trasse i popoli dalla loro autonomia e dalla loro autarchia. C'è una domanda che si fanno molti Africani: perché il Vangelo è arrivato così tardi e perché fu annunciato in contesti così poco evangelici (lo sfruttamento schiavista, colonialista e razzista)? Il Papa cita anzitutto l'autorità della Scrittura. "Dio vuole salvare l'Africa" (27-29). Sarà bene cercare di comprendere mediante quali mezzi umani e in quali circostanze storiche si effettua questa salvezza. Ad ogni modo la Chiesa è ben presente in Africa; il documento rende omaggio ai missionari (35); la Chiesa vi si è radicata, ha i suoi martiri (33-34) e le sue iniziative culturali e caritative sono importanti (cf 44-45).
Ma cos'è diventata l'Africa? (39): destabilizzazione, uno schiacciante debito internazionale, guerre interne, massacri interetnici, corruzione negli affari pubblici, il flagello dell'aids, ecc. Il Papa riprende la domanda dei vescovi: "In un Continente saturo di cattive notizie, il messaggio cristiano come può essere Buona Notizia per il nostro popolo? In mezzo alla disperazione che invade tutto, dove sono la speranza e l'ottimismo che porta il Vangelo?". Come rendere credibile questo messaggio? E' attorno a questa domanda che si articola l'esortazione del Papa.
"Auspico, afferma, che la Chiesa continui pazientemente e instancabilmente la sua opera di buon Samaritano. In effetti per un lungo periodo, regimi oggi scomparsi, hanno posto a dura prova gli Africani ed hanno indebolito la loro capacità di reazione: l'uomo ferito deve ritrovare tutte le risorse della propria umanità" (41). Il Papa non nomina nessuno, ma il lettore può chiedersi quali sono questi regimi. Le nostre riviste missionarie non amano ravvivare le piaghe. Ma nel momento in cui degli Africani denunciano le cattive politiche e le loro ideologie (cf 51), di fronte alle divisioni omicide (49), è bene raccoglierne la lezione, per mettere in valore ciò che vuole il Vangelo e rigettare il "vecchio lievito".

 

I valori dell'Africa

Purtuttavia l'Africa conosce "una molteplice varietà di beni culturali e di inestimabili qualità umane che può offrire alle Chiese e all'intera umanità" (42). La prima religione dell'Africa è quella tradizionale, degli antenati, che celebra la vita mediante la continuità familiare (43). Il Papa esorta a "guardare in voi stessi. Guardate alle ricchezze delle vostre tradizioni; guardate la fede" (48). Come mettere insieme tradizioni e fede? Come ricucire ciò che è suscettibile di dividere? Il Sinodo e il Papa raccomandano il dialogo, con le altre comunità cristiane, ma anche con la religione tradizionale e l'Islam (49, 65). Per praticare il dialogo bisogna comunicare. I mezzi di comunicazione che penetrano dappertutto, devono essere oggetto di preoccupazioni cristiane. Si sta diffondendo "una nuova cultura che ha bisogno di essere evangelizzata" (52, 71). Per questo occorrono formazione (53) e mezzi (104). Ci vogliono anche idee che siano portatrici di significati sufficientemente africani e cristiani, per fare da esca ed attirare.

 

La Chiesa, Famiglia di Dio

L'idea chiave per l'avvenire è quella della "Chie-sa, famiglia di Dio" (63). "L'immagine pone, in effetti, l'accento sulla premura per l'altro, sulla solidarietà, sul calore delle relazioni, sull'accoglienza, il dialogo e la fiducia". E' il contenuto di questa inculturazione che fa l'oggetto di tanti discorsi e di tante attese (55 seg).
"Come cammino verso una piena evangelizzazione l'inculturazione mira a porre l'uomo in condizione di accogliere Gesù Cristo nell'integralità del proprio essere personale, culturale, economico e politico" (62). Osserviamo, infatti, che le pastorali che a giusto titolo insistono sulla necessità della formazione, non farebbero che metà del lavoro, senza questa inculturazione. La formazione come sapere-convinzione degli individui non impedisce la libertà, le tentazioni e, per finire, i compromessi e le corruzioni se le persone non sono sostenute da un ambiente culturale fortemente imbibito del Vangelo. Ma, d'altra parte, questa inculturazione non può essere fatta che mediante l'impegno delle persone nella loro fede e il lavoro sul proprio ambiente; i campi di applicazione sono numerosi (64). Il Papa enumera: la liturgia, il dialogo, lo sviluppo umano integrale (68), farsi la voce dei senza voce (70), il lavoro nei mezzi di comunicazione sociale (71).
Ognuna delle attuali sfide (72 seg) che il Papa enumera rappresenta le occasioni, i luoghi dove si tratta di impegnare il lavoro di evangelizzazione attorno alla realtà "Chiesa-famiglia". Non transigere sul battesimo (73) che è una conversione, allo stesso tempo rottura ed eredità (pensiamo alla battuta di un convertito della Costa d'Avorio: quando si ripone nel granaio il nuovo raccolto, non si getta via quanto rimane del precedente!). Riconciliarsi in comunità (89) (ma allora confessando, senza nascondere nulla, i cancri interiori, inconfessabili, quali sono, per esempio le rivalità familiari ed etniche, l'orgoglio delle identità, fermenti dei genocidi e delle ineguaglianze 49, 51). Cristianizzare la famiglia (80) (poiché sia la tradizione che la modernità ne corrodono l'ideale, tanto dal lato della sessualità, dei ruoli maschili e femminili, che da quello delle possibilità economiche e politiche).
A queste sfide aggiungiamo le proposte del capitolo VI (112-127): costruire la giustizia e la pace, collaborare con gli altri credenti, promuovere una buona gestione degli affari pubblici, costruire o ricostruire la nazione, lo stato di diritto, la gestione del patrimonio comune, l'apertura internazionale; bisogna ridare speranza ai giovani, affrontare il flagello dell'aids, seppellire la guerra, non abbandonare i rifugiati e le persone dislocate, proteggere la dignità della donna e, per la comunità internazionale, alleggerire il peso del debito.
L'esortazione del Papa traccia un programma. Non bisogna lasciarsi sorprendere da una certa impressione di scucito e di "già detto". Ho cercato di ricostruire la logica interna di quello che è una sorta di legge-quadro. E' lo sforzo, il pensiero, l'immaginazione, la creatività, la concertazione, il lavoro e la solidità della fede che gli daranno il suo contenuto vivente. E lo Spirito del Cristo vivificherà la sua Chiesa in Africa.

 

* Padre Bianco, autore di opere di missiologia, fra le quali: "Il paganesimo" Edizioni Paoline 1990, e "Les Missions", Paris, Cerf, 1993.