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P. Ciro nasce a Besenello, in provincia di Trento, il 30 agosto 1919. Con il trattato di Versailles del 1918 la regione è passata dall’Austria all’Italia, sebbene la zona di Trento sia sempre stata di lingua italiana. Nella famiglia contadina di sette figli la fede è profondamente radicata: Ciro viene battezzato il giorno dopo la nascita e la formazione è imbevuta dei principi del vangelo vissuto in un ambiente povero. Tra i suoi fratelli ci saranno altre vocazioni religiosa: il fratello Felice entrerà tra i Francescani e una nipote sarà
missionaria laica in Brasile.
Dopo le scuole elementari Ciro entra nel seminario diocesano di Trento, dove frequenta le superiori e inizia la teologia.
La visita di p. Gallo suscita la vocazione missionaria. Il vescovo, però, non è d’accordo con le partenze per la missione. Una prima richiesta, fatta nel 1940, viene rifiutata. L’anno seguente il nuovo arcivescovo, Carlo de Ferrari, si mostra aperto al desiderio espresso dal giovane chierico. Così Ciro si trova a Parella nel 1941 per l’anno di spiritualità. Siamo in pieno conflitto mondiale e i contatti con il consiglio generale e i centri di formazione in Algeria sono interrotti. Completerà gli studi teologici nella nostra casa di Parella, in provincia di Torino. È in quella comunità che pronuncia il suo giuramento nell’aprile del 1943. L’ordinazione diaconale e presbiterale hanno luogo nei mesi di maggio e giugno rispettivamente, a Ivrea, sede del vescovo locale. Un’immaginetta, mandata alla mamma in data 19 giugno 1943, porta la seguente scritta: “Mamma, sono sacerdote! Ringrazio Iddio e ringrazio voi. Per voi la mia prima benedizione e la prima preghiera” .
P. Ciro ha un’intelligenza vivace e facilità nell’imparare lingue È dotato di un fine orecchio musicale e di una bella voce. È un buon direttore di coro. Conosce bene i lavori della campagna e ha uno spiccato senso del pratico e del giusto. Ben presto, tuttavia, si manifestano segni di malattia. La spina dorsale presenta delle malformazioni che portano all’artrite. Ha bisogno di quasi un anno di convalescenza per rimettersi in sesto a Parella.
A gennaio del 1947 p. Ciro è a Lisbona per lo studio del portoghese e in settembre dello stesso anno arriva in Mozambico. Conserviamo il telegramma, spedito da Beira, con il quale annuncia alla sua famiglia l’arrivo in Mozambico.
Nel decennio che segue lo troviamo a Magagade, Barue, Gorongosa, Manga e, infine, nella parrocchia e nel seminario di Zobuè. Eccetto Manga, le altre sono nuove fondazioni. I padri avevano iniziato a parlare le lingue locali, cosa nuova nella missione del Mozambico, dove nella chiesa cattolica si usa il portoghese.
A Zobuè i Padri Bianchi costruiscono il seminario minore. Tra gli alunni di p. Ciro ci sono quattro tra gli attuali vescovi mozambicani, di cui uno, mons. Francisco Silota è diventato lui stesso missionario d’Africa.
È il Mozambico del periodo coloniale, un paese di prima evangelizzazione dove ha operato il padre. La chiesa vi è presente da secoli – s. Francesco Saverio in viaggio verso l’India aveva sostato diverso tempo in Mozambico – ma la missione vera e propria può veramente iniziare quando, con l’accordo missionario, il governo accetta gli istituti missionari e religiosi con personale non portoghese.
P. Ciro si inserisce bene nell’ambiente. Si muove con facilità tra la gente con la quale instaura un rapporto cordiale, anche se a volte è molto rigido.
Il clima caldo umido della regione di Sofala e l’uso della moto, spesso per trasportare carichi di ogni genere sulle piste dissestate, causano ulteriori problemi alla sua spina dorsale.
Lo troviamo così rettore nel seminario di Treviglio dal 1957 al 1960. In seguito è nominato economo a Parella e nel nuovo seminario costruito nel 1962 a Gargagnago, vicino a Verona. Qui rimane fino al 1965.
Poi riparte per il Mozambico. Tra il 1965 e il 1969 lo troviamo a Zobué e a Malingué. Ma la salute non tiene e deve rientrare.
P. Ciro è una persona amabile. Con lui si conversa facilmente, lo si ascolta con piacere, soprattutto quando racconta la vita in Mozambico. Ma è anche una persona la cui salute è minata, a volte molto rigida e severa. I giovani seminaristi lo temono per i suoi interventi severi e per i suoi ordini indiscutibili. In montagna, durante le vacanze insisteva che alle passeggiate bisognasse partire molto presto, ancora prima dell’alba, perché in montagna si cammina bene la mattina presto. Ma quando la passeggiata durava solo un paio di ore…tanti di noi avevano difficoltà a capire tali insistenze!
Praticamente dal 1970 p. Ciro risiede nelle comunità della provincia: Gargagnago, Castelfranco, Sesto San Giovanni, Milano, Treviglio e, dal 1992, ancora Castelfranco. Fa un po’ di ministero, aiuta a volte nell’amministrazione della rivista. Ma riduce sempre più le sue attività, anche perché è difficile fare affidamento su di lui per gli impegni presi. La causa è la sua salute cagionevole, ma anche l’incostanza del carattere.
È una persona fedele ai suoi impegni di preghiera e, a chi lo visita, ha sempre un pensiero di incoraggiamento spirituale. Vive una vita di preghiera intensa, ma molto personale e tradizionale. Raramente accetta di concelebrare. Al provinciale che gli chiede di prendere parte alla concelebrazione comune supplica di lasciargli almeno lo spazio per poter celebrare come vuole, con il suo ritmo, senza obbligarlo a seguire il ritmo degli altri.
Non è facile vivere con lui. Si mostra gioviale nella conversazione, ma improvvisamente può arrabbiarsi per ragioni che gli altri non capiscono. Passa la maggior parte della giornata nella sua camera, spesso sul letto. I suoi movimenti sono lenti e si muove a fatica.
Un ricovero in ospedale rivela un tumore all’intestino. Viene operato e guarisce. Riprende il suo ritmo abituale, finché un giorno i confratelli notano, con preoccupazione, che non se la sente né di mangiare né di bere. Una sera qualcuno sente un tonfo dalla sua camera. L’economo accorre e lo trova riverso per terra. I servizi di emergenza, che arrivano in pochi minuti, non possono che constatarne la morte. Probabilmente il cuore ha ceduto mentre cercava di alzarsi dal letto ed è morto istantaneamente. È il 13 dicembre 2005. Aveva 86 anni.
Riposa ora nella tomba dei Padri Bianchi a Castelfranco, dove il funerale viene celebrato alla presenza delle due sorelle e dei parenti che sono venuti da Trento e Bolzano. Mons. Bernardo Governo, vescovo di Quelimane in Mozambico, ospite gradito nella famiglia di p. Masera, invia un ricordo speciale al suo antico professore di seminario.
p. Luigi Morell
provinciale
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