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Prospero viene alla luce sulle montagne della Val d’Aosta a St Rémy en Bosses ai piedi del Gran San Bernardo nel 1922. Nella sua famiglia nascono 13 bambini, ma cinque muoiono in tenera età. Cresce con cinque fratelli e tre sorelle.
Le montagne le ha nel sangue. Sarà sempre piacevole ascoltarlo ricordare le montagne dove è nato e raccontare la vita dura che si viveva in zone spesso isolate dalla neve, dove il pane veniva preparato in casa e tenuto in riserva tutto l’inverno.
A dieci anni riceve la cresima ed entra nel seminario diocesano di Aosta. I Padri Bianchi sono di casa, dato che la mamma è cugina del p. Jacquin. Attratto dall’ideale missionario, nel 1940, Prospero viene dai Padri Bianchi per continuare gli studi liceali a Parella, vicino ad Ivrea.
Nel frattempo scoppia la guerra e il corso degli studi subisce dei contraccolpi. L’anno di spiritualità ha luogo al Santuario di Rado, una casa che ha funzionato per qualche anno, nella diocesi di Vercelli. Inizia la teologia a Parella dove pronuncia il giuramento missionario a maggio del 1947. Il ristabilirsi delle comunicazioni con casa madre permette a Prospero di passare l’ultimo anno di teologia a Thibar, in Tunisia, vicino a Cartagine. È ordinato sacerdote nel 1948 e in gennaio 1949 è nominato in Ruanda, nell’Africa
Centrale.
P. Prospero arriva in Ruanda a 27 anni, nel 1949. Una sua lettera descrive il viaggio in aereo (erano i primi tempi che i missionari viaggiavano in aereo): 35 ore dall’Europa al centro Africa, volando all’altezza di 3000 mt alla velocità di 300 Km orari.
Prospero è descritto come un uomo semplice e pratico. È un uomo di convinzioni forti. Quello che imparato lo considera buono. Ma con difficoltà accetta il cambiamento.
Spirito pratico, non ha molta simpatia per lo studio. Viene reputato idoneo agli aspetti materiali del ministero, piuttosto che al ministero diretto. Eppure di ministero parrocchiale ne farà per tutta la vita! Nelle costruzioni semplici, tipo aule o chiese di succursale, vi si mette con determinazione. Le costruzioni più complesse le capisce a fatica e gli causano preoccupazioni enormi che gli impediscono anche di dormire!
Stabilisce rapporti diretti con la gente. La sua semplicità è disarmante e gli apre tante porte, sia in Ruanda che in Italia.
Tuttavia, vivere in comunità con lui non è sempre facile. È un confratello gioioso, gli piace conversare. Ma può essere pesante, quando non accetta i cambiamenti dei quali non è convinto. Preferisce rimanere sul sicuro di ciò che gli è stato insegnato.
Secondo la pratica dell’epoca, p. Prospero rimane in Ruanda per dieci anni consecutivi. Sarà nel 1959 che ritornerà in vacanza in Val d’Aosta. In aprile dell’anno seguente è di nuovo in Ruanda. Vi rimane fino al 1972, quando viene richiamato in Italia per l’animazione missionaria, con residenza a Castelfranco prima e, successivamente, a Roma nella comunità di Via Nomentana. Sono anni in cui si fanno numerose giornate missionarie nelle parrocchie. Prospero contribuisce attivamente alla predicazione. Spesso i parroci concedono la giornata missionaria particolare in cambio del ministero delle confessioni in prossimità delle feste. P. Prospero si presta generosamente.
Riparte per il Ruanda nel 1976 e vi rimane fino al 1990, quando è nominato in Italia. Lascia così il Ruanda dove ha passato 37 anni, esercitando il ministero in diverse parrocchie. I nomi delle località dove ha vissuto che appaiono più frequentemente sul suo curriculum sono: Kansi, Zaza, Kigali, Buhambe, Rwankuba, Kiziguro, Kanyanza, Nyamata, Mutanza, Kibungu, Nyagahanga.
Dal 1990 p. Prospero è a Castelfranco Veneto. Partecipa alle attività della comunità nel ministero di sostegno alle parrocchie e nella predicazione di giornate missionarie. È attivo nell’orto di casa, anche se sembra che si interessi molto alla coltura del peperoncino. Anzi spesso lo si vede uscire con la macchina per portare il raccolto ad amici in giro per la città!
Prospero non è mai stato un autista provetto. Alcuni suoi viaggi sono rimasti proverbiali, come quando non ha preso la strada sulla destra verso casa perché aveva un camion dietro e temeva che non avrebbe frenato! Deve essergli costato molto quando il provinciale gli ha chiesto di non guidare più l’auto. La bicicletta ne ha preso il posto. Ma le sue uscite suscitavano preoccupazione: il senso dell’orientamento era piuttosto debole e la mancanza di equilibrio gli causava delle cadute. Su questo sorvolava con il suo solito sorriso disarmante.
La maggior parte della sua vita missionaria l’ha passata in Ruanda. Tuttavia, si è sempre mantenuto in contatto con le sue radici, la sua famiglia e comunità parrocchiale di St Rémy en Bosses, come anche con la chiesa in Val d’Aosta. Durante le vacanze e attraverso la corrispondenza i legami si sono rinnovati. Da quando era rientrato in Italia, gli piaceva tornarvi ogni anno durante il periodo estivo. Tuttavia continuava a seguire attentamente gli avvenimenti del Ruanda, soprattutto quando la guerra e il genocidio hanno causato infiniti lutti.
Ultimamente aveva rallentato le sue attività, specialmente dopo un intervento chirurgico che aveva subito ad Aosta. Inoltre, ci si rendeva conto che la sua mente non era più chiara e confondeva i giorni e le ore. Alle quattro del mattino sveglia gli altri, perché è ora di essere in cappella!
Si è reso necessario il ricovero presso la Casa Albergo tenuta dal comune di Castelfranco. Abbiamo visto Prospero perdere gradualmente la conoscenza e l’autonomia. Una paresi lo ha bloccato a letto ed è spirato domenica 30 ottobre alle 5.30 del mattino. Riposa ora nella tomba dei Padri Bianchi a Castelfranco.
Al funerale abbiamo avuto l’onore di accogliere a Castelfranco una nutrita delegazione di St Rémy, guidata da don Angelo Pellissier e dal sindaco che ha accompagnato le
sorelle.
È nostra preghiera che p. Prospero Avoyer interceda ora perché nuove vocazioni si dedichino alla missione con lo stesso suo entusiasmo.
Prospero non è mai stato un autista provetto. Alcuni suoi viaggi sono rimasti proverbiali, come quando non ha preso la strada sulla destra verso casa perché aveva un camion dietro e temeva che non avrebbe frenato! Deve essergli costato molto quando il provinciale gli ha chiesto di non guidare più l’auto. La bicicletta ne ha preso il posto. Ma le sue uscite suscitavano preoccupazione: il senso dell’orientamento era piuttosto debole e la mancanza di equilibrio gli causava delle cadute. Su questo sorvolava con il suo solito sorriso disarmante.
La maggior parte della sua vita missionaria l’ha passata in Ruanda. Tuttavia, si è sempre mantenuto in contatto con le sue radici, la sua famiglia e comunità parrocchiale di St Rémy en Bosses, come anche con la chiesa in Val d’Aosta. Durante le vacanze e attraverso la corrispondenza i legami si sono rinnovati. Da quando era rientrato in Italia, gli piaceva tornarvi ogni anno durante il periodo estivo. Tuttavia continuava a seguire attentamente gli avvenimenti del Ruanda, soprattutto quando la guerra e il genocidio hanno causato infiniti lutti.
Ultimamente aveva rallentato le sue attività, specialmente dopo un intervento chirurgico che aveva subito ad Aosta. Inoltre, ci si rendeva conto che la sua mente non era più chiara e confondeva i giorni e le ore. Alle quattro del mattino sveglia gli altri, perché è ora di essere in cappella!
Si è reso necessario il ricovero presso la Casa Albergo tenuta dal comune di Castelfranco. Abbiamo visto Prospero perdere gradualmente la conoscenza e l’autonomia. Una paresi lo ha bloccato a letto ed è spirato domenica 30 ottobre alle 5.30 del mattino. Riposa ora nella tomba dei Padri Bianchi a Castelfranco.
Al funerale abbiamo avuto l’onore di accogliere a Castelfranco una nutrita delegazione di St Rémy, guidata da don Angelo Pellissier e dal sindaco che ha accompagnato le sorelle.
È nostra preghiera che p. Prospero Avoyer interceda ora perché nuove vocazioni si dedichino alla missione con lo stesso suo entusiasmo.
p. Luigi Morell
provinciale
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